Nucleare, Governo frena. Per Idv «è una trappola», per Pd «una vittoria»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il Governo ferma tra la sorpresa generale il programma di realizzazione delle quattro centrali sul territorio nazionale.

Ad incidere sulla decisione pare ci sia stato il disastro di Fukushima. Quanto è avvenuto in Giappone, sostiene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, non è stato «solo un banale incidente tecnico» ma assume una dimensione assai rilevante «in cifra storica» e necessita di una «riflessione economica e non solo».

Per questo si starebbe pensando ad un piano per le energie alternative rinnovabili da mettere subito in campo e che potrebbe avere «un finanziamento con Eurobond»

Così la maggioranza Berlusconi ha infilato nella moratoria già prevista nel decreto legge Omnibus all'esame del Senato l'abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari nel Paese. La decisione dovrebbe portare al superamento del referendum sul ritorno all'atomo in calendario il 12-13 giugno.

Ma sulla questione sarà l'ufficio centrale della Cassazione a decidere se gli italiani non sono più chiamati a dire la loro o dovranno comunque andare a votare. La Suprema Corte – ha spiegato il presidente emerito della Consulta Capotosti - dovrà infatti stabilire se l'abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuove centrali sia «sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum».
In caso contrario il referendum si terrebbe lo stesso anche se con un quesito «ristretto».

La paura dell'Idv in queste ore è proprio che la mossa del Governo sia finalizzata a boicottare il voto degli italiani e in questo modo non permettere che esprimano la loro opinione.

«Il governo tenta, con l'emendamento che blocca la costruzione di centrali nucleari, di truffare con un colpo di mano i cittadini e evitare il referendum», sostiene Antonio Di Pietro. «Se si volesse rinunciare al nucleare - dice ancora il leader Idv - noi ne saremmo felici, ma allora si deve procedere con l'abrogazione dell'intera legge. Il parlamento - incalza Di Pietro - non deve insomma giocare a rimpiattino. Il governo riconosca di aver fatto un errore, ma non creda di fermare il referendum con un giochino». E allora la proposta dell'Italia dei valori e', innanzitutto un immediato subemendamento in cui si chiede di abrogare tout court la legge, e poi l'invito ai cittadini di andare comunque al referendum, per poi arrivare «a uno scioglimento anticipato delle Camere».

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rivendica invece come una vittoria dell'opposizione la decisione del governo che «con ogni evidenza scappa dalle sue stesse decisioni».

Secondo i Verdi, però, il governo non ha cambiato idea sul nucleare ma «lo stop è stato dato per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa abrogazione della legge sul legittimo impedimento».

Anche per Legambiente quello che è successo si può definire «una vittoria del movimento antinucleare» e il presidente Vittorio Cogliati Dezza che sia «la spinta decisiva per avviare un nuovo piano energetico nazionale basato sulle fonti rinnovabili, che escluda definitivamente il ritorno all’atomo, rispondendo positivamente agli obiettivi internazionali e garantendo al Paese occupazione e sviluppo di qualità».

20/04/2011 8.14