Sanità, Chiodi presenta il suo piano operativo 2010

Alessandro Biancardi

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L’INTERVENTO INTEGRALE. «La crisi del sistema della sanità abruzzese è aggravato da alcune concomitanze negative: significativa spesa sanitaria, grande estensione territoriale e popolazione relativamente scarsa».* LA RELAZIONE DI NICOLETTA VERI', PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CONSILIARE REGIONALE

Il presidente della Regione e Commissario per la sanità Gianni Chiodi ha iniziato così, questo pomeriggio, il suo lungo intervento in una seduta straordinaria del consiglio regionale che si è tenuta all'Aquila per presentare il programma operativo 2010 in materia di sanità.

«Questo triangolo delle Bermuda - ha proseguito - ha fatto sì che una Regione di circa 1,3 milioni di abitanti avesse ben sei Asl, un altissimo numero di distretti sanitari, 35 ospedali, che gli esperti ritengono decisamente troppi e troppo costosi, spesso a poca distanza e cloni gli uni degli altri. Ospedali con un basso tasso di occupazione dei posti letto, peraltro raggiunto con ricoveri inappropriati (giustificazione posticcia dei posti letto assegnati), con interventi di bassa complessità, con una casistica assai limitata che si traduce ineluttabilmente in una minore garanzia per il paziente. Inoltre molte cliniche private convenzionate che non di rado fanno le stesse cose degli ospedali pubblici, che prosperavano in un sistema nel quale non vi erano regole, né controlli adeguati. Risultato: la Sanità ha assorbito in Abruzzo tra l'80 e l'85% delle finanze pubbliche, di cui la gran parte se ne va per gli ospedali. Risultato: un deficit sanitario spaventoso e Regione Commissariata dal Governo nazionale perché incapace di costruire un modello di sanità che sia di qualità ed a costi sostenibili per il cittadino che è stato costretto a pagare una tassazione aggiuntiva per sostenere il sistema. E mano a mano che le risorse diminuivano, tutti gli ospedali abruzzesi hanno intrapreso una lenta decadenza che si è tradotta nell'assenza di apparecchiature diagnostiche all'avanguardia, nella demotivazione degli operatori, nella impossibilità di assicurare il ricambio generazionale per i blocchi del turn over di personale.

«Eppure - ha aggiunto il Presidente - sebbene tutti gli ospedali si lamentino per la carenza di personale per l'erogazione dei servizi, la nostra Regione sembra avere un numero di personale sanitario, in proporzione, addirittura maggiore delle regioni dove la sanità funziona meglio della nostra. Una regione che sembra distaccarsi dalle altre per la presenza di patologie di molto superiori. Come quella della riabilitazione psichiatrica che vede l'Abruzzo con tassi del quattrocento per cento superiori al resto d'Italia (salvo poi scoprire che i pazienti non avevano alcun bisogno di psicoriabilitazione ma di tutt'altro che, però, sarebbe costato molto meno al sistema sanitario). L'espediente delle cartolarizzazioni per sanare il debito è stata operazione tecnica virtuale (oltre come afferma la procura di Pescara truffaldina) , perché è servita solo a prendere un po' di fiato, a tamponare la falla, ma in realtà ha rimandato semplicemente il problema, non lo ha risolto; anzi lo ha aggravato perché è stata utilizzata come mezzo per continuare a non fare nulla, ed a spendere allegramente senza pensieri. Come si è arrivati ad una tale situazione di crisi ? Perché altrove si è riusciti ad essere in equilibrio economico e ad assicurare una sanità di qualità ? Cosa hanno di meno gli abruzzesi dei Lombardi, dei Veneti, dei Toscani, degli emiliani, dei marchigiani, dei piemontesi e finanche dei Lucani. Di chi è la colpa ? Chi ha consentito che in Abruzzo si costruissero tanti ospedali sotto casa, rischiosi per i pazienti ? Chi ha consentito la frammentazione delle ASL con la moltiplicazione del personale amministrativo, delle unità operative, dei primari, degli aiuti, delle caposale, con tanti global service ? Chi ha scientemente rinunciato a ridurre i costi introducendo elementari economie di scala ? Chi ha voluto che nell'ambito delle ASL ciascun ospedale si comportasse come una repubblica marinara a sé stante e non come un presidio di una rete sanitaria? Chi ha voluto cinque neurochirurgie in Abruzzo? Chi ha costruito ospedali e di fronte una clinica privata? Chi ha consentito che in Provincia dell'Aquila ci fossero ben 14 ospedali (tra pubblici e privati ma pagati dal pubblico) su una popolazione di poco più di 300.000 abitanti, che in provincia di Chieti ve ne fossero 11 ? La linea che dovrebbe separare colpevoli ed innocenti è molto labile, anzi evanescente. Per la Sanità abruzzese si parla da anni di riforma, contenimento delle spese. Storicamente, i Governi regionali che si sono alternati in Abruzzo hanno consegnato il problema intatto, anzi aggravato, a chi è venuto dopo; non sempre e non solo per incapacità, ma anche perché la matassa è assai aggrovigliata e le forze che si oppongono sono possenti ed antiche. In realtà i termini del problema sono noti da tempo, ed anche le soluzioni: attuare riforme strutturali, ridurre le spese, soprattutto quelle correnti per diminuire il deficit, tagliare i rami secchi, le Asl, i distretti sanitari, il personale amministrativo in esubero; riorganizzare ed aumentare il controllo sulle cliniche private convenzionate; eliminare gli ospedali duplicati.

«Occorrerebbe puntare non su grosse e costose strutture generaliste inserite in piccoli bacini di utenza, ma su ospedali grandi, ma non in termini di posti letto, bensì grandi in termini di qualità con apparecchiature diagnostiche di prima qualità e con professionalità eccelse; passare dalla ospedalizzazione di massa alla prevenzione, all'assistenza domiciliare, creare presidi sanitari per i disabili e gli anziani, sviluppare la RSA che costa la metà di un ricovero ospedaliero. Scelte difficili, impopolari: vuol dire andare a toccare non solo i privilegi dei potenti, ma anche i soliti campanilismi dell'ospedale sotto casa per tutti; significa rompere gli schemi di un sistema clientelare diffuso e ben impiantato che si è sviluppato negli anni fino ad assumere forme mostruose. Oggi, però, in tempi di vacche magre, anzi magrissime, il problema è diventato serissimo e, se passa il federalismo, si rischia davvero il collasso, perché l'Abruzzo non ha e non avrà mai le risorse per tenere in piedi un tale Titanic. Prendere il toro per le corna significa sfidare alcune baronie mediche e politiche (oltre quelle imprenditoriali) che, per privilegiare loro interessi professionali o di mero potere clientelare, sono pronte a far credere agli ignari pazienti che sia indifferente operarsi in un ospedale che fa poche operazioni l'anno e un altro che ne fa moltissime. Medici e politici - ha continuato Chiodi - sono pronti a far credere che in caso di malore grave, l'importante per il paziente sia arrivare all'ospedaletto sotto casa, mentre il buon senso suggerirebbe di impiegare quel tempo per essere trasportato ad un ospedale dotato delle moderne tecnologie e in grado di affrontare qualunque emergenza».

«La medicina per guarire esiste - ha aggiunto in Consiglio - Sarà molto difficile, ma siamo obbligati a somministrarla perché non c'è altra via per ridare all'Abruzzo un sistema sanitario di qualità e costoso per i cittadini abruzzesi così come lo è quello dei cittadini emiliani, veneti, lombardi, piemontesi, toscani, marchigiani ecc.. In qualità di presidente della Regione ho il dovere di provarci. In questi giorni ho sentito e letto critiche infondate e soprattutto irresponsabili. 1. Sono stato accusato di aver detto delle falsità circa l'ulteriore buco di 101 milioni di euro che il governo regionale che ci ha preceduto ci ha lasciato in eredità. La circostanza sarà resa nota dal tavolo di monitoraggio che, mi piace ricordarlo, non è composto solo dai Ministeri della Salute e dell'Economia, ma anche dalla Agenzia Sanitaria Regionale e dai rappresentanti delle Regioni italiane. Ma desidero comunque informare questo Consiglio Regionale delle ragioni di questo "buco" e del comportamento scorretto che il Tavolo di monitoraggio attribuisce al governo regionale. Non a questo Governo regionale ma quello in carica nel marzo del 2007. Il Governo nazionale, prima di acconsentire alla sottoscrizione del piano di rientro (che considerava la situazione debitoria fino al 31/12/2005), chiese che la perdita da tavolo di monitoraggio relativa al 2006, pari a 101 milioni di euro, fosse coperta con la fiscalità aggiuntiva del 2006 (che si riscuoteva nel 2007). La Regione, però, aveva già pubblicato la legge di bilancio per il 2007 (approvata nel dicembre del 2006) e non aveva previsto la destinazione delle entrate fiscali alla copertura dei 101 milioni bensì aveva destinato la fiscalità a pareggiare le spese del bilancio regionale. Il Governo pretese quindi che la Regione emanasse una legge regionale (la legge n.4 del 16 marzo 2007). Nella legge regionale in questione, si stabilì che il gettito della fiscalità aggiuntiva del 2006 (riscuotibile nel 2007 come di prassi) fosse destinato interamente al settore sanitario a decorre dal 2006. Per ulteriore specificazione ed a scanso di dubbi venne altresì precisato che tale fiscalità aggiuntiva sarebbe stata iscritta annualmente sul capitolo 81520 denominato Oneri per il piano di rientro sanitario. Sistemati così i 101 milioni, restava alla Regione un problema. Quale ? Come coprire le spese del bilancio regionale 2007 dal momento che le entrate libere a disposizione erano state diminuite di 101 milioni. Una delle alternative era quella di cancellare dal bilancio regionale spese per almeno 101 milioni di euro. Ma la strada scelta fu altra. Ecco perchè al secondo comma della legge 4/2007 si disse che per l'esercizio 2007, il pareggio di bilancio della Regione Abruzzo sarebbe stato assicurato mediante l'alienazione di immobili. In realtà così non avvenne e la fiscalità aggiuntiva servì a finanziare il bilancio ordinario regionale. Il governo nazionale in buona fede sottoscrisse il piano di rientro dando per coperta la perdita dei 101 milioni di euro come dimostrato dal fatto che a pagina 21 se ne dava atto. L'unico modo per scoprire la violazione era quella di esaminare gli stati patrimoniali delle ASL e della Gestione accentrata regionale e procedere al consolidamento.

«Fino a un mese fa l'attenzione del tavolo di monitoraggio si era limitata ai conti economici (dai quali desumere le perdite) e non anche agli stati patrimoniali. Un mese fa, invece, le regioni italiane oggetto del monitoraggio sono state invitate a presentare gli Stati patrimoniali suddetti ed il consolidamento ha evidenziato e fatto scoprire la macchinazione. E non è stata l'unica scelleratezza. Non dimenticate che il governo che mi ha preceduto ha distratto circa 200 milioni di euro dal fondo sanitario nazionale che abbiamo già dovuto restituire. 2.Sono stato poi accusato di aver favorito la sanità privata. La critica, oltre che infondata, è incredibile dopo che tutti hanno potuto assistere alla durissima vertenza che questo governo regionale ha affrontato con la sanità privata. Oggi la sanità privata ha regole chiare e sistemi di controllo adeguati e costa meno ai cittadini abruzzesi di quanto costava con il governo regionale che ci ha preceduto. La nostra azione volta alla moralizzazione del sistema è stata fortemente osteggiata da politici, anche del mio partito, da sindacati e da organi di stampa. Tutti gli stessi soggetti che chiedevano un ridimensionamento della sanità privata poi, alla prova dei fatti, hanno usato la leva degli operatori e dipendenti per attaccare il Governo. Ma non fatemi credere che non sapete che un ridimensionamento del budget assegnato alle strutture private, oppure l'efficacia dei controlli e delle detrazioni per irregolarità varie, rischiano di produrre effetti sulla occupazione nelle strutture private. Se siete in buona fede allora conviene farvi sapere che tutto e il contrario di tutto non è possibile. Ebbene a chi dice che avremmo tagliato i posti letto nel pubblico ma non nel privato rispondo che abbiamo tagliato il 18% ad entrambi ma dopo la vertenza che ci ha visti protagonisti nei primi mesi del 2010. E poi che dire della costruzione di un Polo pubblico per la riabilitazione fino a ieri appaltata solo alle strutture private ? 3.Sono stato accusato dal PD di Chieti di aver favorito la provincia di Teramo mentre il PD di Teramo dice che l'avrei penalizzata. Si metta prima d'accordo il PD e poi mi faccia sapere. Per ora si leggano le tabelle dalle quali si desume che, per effetto della manovra, Teramo è la ASL con il minor numero di posti letto per abitante».

«Sono accusato di voler riconvertire gli ospedali di Pescina, Tagliacozzo, Guardiagrele, Casoli e Gissi - ha concluso il Presidente - Questi ospedali non verranno chiusi ma riconvertiti in presidi territoriali h24, con specialistica ambulatoriale, esami clinici, esami del sangue, diagnostica ecc. Si tratta di investimenti sulla medicina territoriale. Ma non possono restare ospedale per acuti è impossibile, antieconomico e, soprattutto, non assicurano il paziente rispetto ad eventuali complicazioni».

 Il Presidente Chiodi ha illustrato anche un'analisi della situazione attuale dei cinque ospedali da riconvertire.

«Secondo il massimo organo della Sanità italiana - ha aggiunto - l'Abruzzo avrebbe dovuto investire le sue risorse su non più di 9 ospedali eccellenti. Noi ne portiamo a casa 16 che diventeranno negli anni più forti di oggi perché le risorse potranno esservi concentrate. Maggiori tecnologie, maggiori professionalità, maggiori casistiche, economie di scala, sistema a rete degli ospedali, riduzione delle liste di attesa per gli esami grazie ai presidi territoriali h24. Per questa via gli abruzzesi riacquisteranno piena fiducia nel sistema sanitario regionale».

  30/07/2010 9.24

 


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LA RELAZIONE DI NICOLETTA VERI', PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CONSILIARE REGIONALE

ABRUZZO. Nicoletta Verì (Pdl), presidente della Quinta Commissione Salute e Affari Sociali, interviene in merito alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale per il nuovo Piano di riordino ospedaliero. Interviene sulla dibattuta questione della necessità del riordino della rete ospedaliera Nicoletta Verì, presidente della Quinta Commissione Salute e Affari Sociali.

 Nella sua relazione specifica: «sostengo pienamente il programma operativo 2010, progetto di riconversione che porta per la prima volta la sanità abruzzese, verso un’Azienda territoriale Integrata, che si traduce nella vera presa in carico del paziente anche in materia di prevenzione. Il tema, quindi, non è spendere meno, il tema è consumare correttamente le risorse sulla base dell’appropriatezza. Certo è che, al di là di ogni possibile polemica politica, la dispendiosa gestione della sanità realizzata fin ora non può certo proseguire. Il Sistema Sanitario della nostra Regione presenta delle criticità e delle inefficienze che le Istituzioni nazionali, Ministero e Conferenza Stato Regioni, segnalano da molto tempo».

Altro punto chiave sottolineato nella relazione per l’audizione straordinaria in Consiglio regionale di Nicoletta Verì, è l’assenza di un sistema di programmazione e controllo efficace che ha portato ad una perdita economica e finanziaria con un sistema aziendale che ha funzionato a compartimenti stagni non coordinati tra loro.

«A lungo è stato trascurato il territorio – prosegue il Presidente della Commissione - e soprattutto l’assistenza alternativa alla degenza ospedaliera: è proprio il territorio che necessita di un trasferimento di risorse come previsto dai Piani Sanitari nazionali. Devo sottolineare che l’Ufficio Commissariale e la Regione hanno proceduto al riordino ospedaliero attraverso studi e approfondimenti senza trascurare le garanzie dei Livelli Essenziali di Assistenza».

Secondo Verì  si tratta di una scelta non più rinviabile ed aggiunge:«un atto sanitario, per garantire un risultato di salute, deve essere prima di tutto organizzato in modo appropriato consentendo in questo contesto a medici e infermieri di esercitare la propria professione in maggiore sicurezza e quindi qualità, per il bene di tutti».

Queste considerazioni sono relative al Programma Operativo 2010, ovvero tutte le azioni che la Regione deve fare in questi mesi per raggiungere il pareggio di bilancio (il Piano Operativo che è un programma semestrale e non un Piano Sanitario triennale). Tra di esse una parte significativa è la riduzione di una spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera inaccettabile perché oltre gli standard previsti dal Patto della Salute.

Prosegue Verì:«Entro il 31 settembre la Regione presenta il Piano della Rete dell’Emergenza Urgenza, di cui peraltro vi sono già alcune linee precise e chiare in campo cardiologico, neurologico e traumatologico, che sono proprio state evidenziate in anticipo affinché la Rete Ospedaliera potesse essere definita e delineata con puntualità e sicurezza. Di questa Rete voglio ricordare, in particolare, l’analisi dei tempi di percorrenza di ogni cittadino di ogni comune abruzzese che dimostra come il 99% dei cittadini entro 50 minuti trovi una risposta all’emergenza in un luogo idoneo e appropriato e come i parametri di sicurezza parlino di rischio oltre i 90 minuti».

Ed ecco un altro punto chiave del riordino in materia sanitaria:«Il Programma Operativo prevede anche la definizione della Rete dei Laboratori e Centri Trasfusionali. Anch’essi, sia dal punto di vista pubblico che privato, richiedono con urgenza una razionalizzazione in pochi punti di grande qualità. Infine il Programma Operativo, entro pochi mesi, deve occuparsi dell’altra rete che per complessità e criticità, rappresenta un’altra situazione estremamente delicata, e cioè la residenzialità e la riabilitazione (ex articolo 26). Che sia ben chiaro che i pazienti che sono impropriamente ricoverati nei piccoli ospedali devono trovare risposte corrette e tempestive nella medicina di famiglia, nel distretto, nell’assistenza domiciliare e, inoltre, nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle residenze protette. Noi vogliamo tavoli tecnici, ma devono essere locali i cambiamenti devono avvenire sul campo, devono essere autonomi per prendere decisioni oggettive. Ben venga il confronto costruttivo con tutte le forze locali. Ma gli obiettivi finali sono sempre la qualità del servizio sanitario e soprattutto la garanzia di posti di lavoro in luoghi più sicuri ed efficienti». 

30/07/2010 9.30