SANITA' E POLITICA

Asl Teramo, la Regione manda a casa Varrassi

Pd: «Il sistema Chiodi sta vacillando»

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Asl Teramo, la Regione manda a casa Varrassi

Il manager Asl Giustino Varrassi

TERAMO. La Regione ha avviato il provvedimento per la rescissione del contratto del manager della Asl di Teramo, Giustino Varrassi.


«Della propria decisione», ha annunciato l’amministrazione regionale in uno stringato comunicato stampa, «che sarà formalizzata nella prossima seduta ordinaria, la Giunta ha già dato notizia, per correttezza istituzionale, al prof Varrassi».
La revoca arriva dopo l'acquisizione degli atti di indagine presso la Procura di Teramo che riguardano il manager, a distanza di pochi giorni dal sequestro del reparto di fecondazione assistita dell’ospedale Mazzini di Teramo e a pochi mesi dai due avvisi di garanzia giunti nell’ufficio dello stesso direttore generale. La Procura chiese anche il suo arresto, bocciato sia dal gip che dal tribunale del Riesame.
In estate la Regione lo aveva riconfermato per altri 15 mesi ai vertici dell’azienda sanitaria scatenando furiose polemiche poi è arrivato il dietro front.
Intanto la politica si scatena e non risparmia critiche al manager che fin dal suo insediamento ha dovuto mandare giù diversi bocconi amari dal caso del logo donato da un suo amico alla presunta vicinanza con la massoneria che contestò fortemente.
«Sono semplicemente amareggiato», commenta il sindaco di Pineto Luciano Monticelli che da settimane continuava a chiedere la testa del direttore, «perché arriva ora, quando invece è stata concessa la distruzione del San Liberatore di Atri senza che nulla si muovesse. Sono stato forse l’unico sindaco a dare battaglia a Giustino Varrassi e in più di un’occasione ho dichiarato di sentirmi solo nella risoluzione di questa problematica. Ora, a pochi giorni da quello che è accaduto al Mazzini, la giunta regionale ha deciso di avviare il procedimento. Sono senza parole. Credo che, in questo caso, l’unica cosa da dire sia che, assieme a Giustino Varrassi, debbano andare a casa anche tutti coloro che finora lo hanno difeso».
Per il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci, invece, l'avvio della procedura di revoca del direttore generale della Asl teramana non ha una valenza solo locale: «il modello di sanità voluto da Chiodi vacilla proprio nella città che lo stesso Chiodi ha provato a trasformare nel suo feudo personale. Sono le crepe in un sistema che non regge».
Per Paolucci, insomma, «la verità è che al di là dei conti ragionieristici e delle parole di Chiodi, la sanità reale abruzzese è allo sbando - sottolinea Paolucci - con un piano sanitario scaduto ed un nuovo piano ancora da ufficializzare, con una gestione autoritaria che snobba non solo le tante professionalità del sistema sanitario pubblico ma persino i rappresentanti delle istituzioni e dei cittadini. Chiodi dica dov'è il nuovo Piano, dov'è la rete di emergenza-urgenza, dov'è il piano per la riabilitazione extraospedaliera, dov'è il programma per la sanità territoriale, dove sono i nuovi ospedali, dov'è il piano sui laboratori. Lo dica una volta per tutte, perché mentre i suoi uomini mostrano limiti enormi, i cittadini sono costretti a liste d'attesa indegne di un Paese civile, ad un servizio che arretra, a disservizi che l'Abruzzo non merita. Dal primo minuto successivo alla fine dell'era Chiodi, dovremo ricostruire un sistema sanitario pubblico ripartendo dalle tante professionalità interne e dalle esigenze reali dei cittadini, e dimostreremo che si può razionalizzare la spesa senza umiliare il servizio sanitario».