SANITA'

Scoppia la guerra tra le cliniche private ed il commissario Chiodi

Ricorsi contro il taglio dei posti letto, mentre la Regione tenta la via del dialogo

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Gianni Chiodi

ABRUZZO. Sta per saltare la tregua armata tra la sanità privata abruzzese ed il commissario Chiodi: motivo dello scontro il taglio estivo ai posti letto (meno 18%) e l’applicazione “esagerata” della spending review (meno 9,9% sul budget).
Per scongiurare la guerra ormai alle porte c’è però un tentativo in extremis, forse dovuto al sub commissario Giuseppe Zuccatelli che sta tentando la via dell’apertura al confronto ed alla possibilità di interloquire con gli imprenditori privati della sanità invece di imporre tout court certe decisioni.
L’ufficio regionale della programmazione sanitaria ha infatti scritto alle Cliniche private abruzzesi per chiedere se hanno proposte alternative sui tagli subìti, in vista della concreta applicazione del decreto commissariale che a partire da gennaio prossimo riduce del 18% i posti letto. 


Il tutto «fermo restando che le rispettive proposte di rimodulazione non potranno comportare un aumento della dotazione prevista». Dunque questa lettera potrebbe essere un tentativo – ancorché tardivo - di disinnescare i ricorsi amministrativi che sono già stati preannunciati contro i tagli indiscriminati – i cosiddetti tagli lineari – previsti dal decreto 25/2012 (che peraltro applica una riduzione già decisa negli anni precedenti con il Programma operativo del sub commissario Baraldi). Ma ricorsi sono in vista anche contro la riduzione del budget da “spending review” che in Abruzzo è lievitata quasi fino al 10 %, mentre secondo Monti doveva essere di molto inferiore. Insomma la quiete apparente nella guerra che oppone l’ufficio del commissario Chiodi alle case di cura sta per essere spazzata via. Infatti le prime risposte pervenute alla Regione da parte delle cliniche chiariscono inequivocabilmente che la proposta di rimodulazione viene formulata, come da richiesta, ma «in via preliminare e pregiudizialmente si comunica che è intendimento della scrivente impugnare il decreto commissariale 25/2012, per cui la proposta è da intendersi nulla in caso di accoglimento del ricorso».
 Le cliniche contestano soprattutto il metodo con cui certe decisioni e certi tagli sono stati applicati: si tratta di atti unilaterali che non sono più tollerati e che sarebbero addirittura contro la legge che prevede una concertazione tra le parti. Forse per questo la proposta di rimodulazione chiesta dalla Regione va intelligentemente proprio in questa direzione. Ciascuna clinica infatti, secondo la propria vocazione o specializzazione, potrà ridurre i posti letto o tagliarli del tutto a sua scelta. Esempio: il decreto 25 ha ridotto i 129 posti letto della clinica Pierangeli a 106, di cui 98 per la degenza e 8 per il day hospital. Secondo la Regione la chirurgia doveva passare da 32 pl a 20 e l’Ortopedia da 15 a 12 più 8 pl in day hospital. La proposta della clinica invece vuole 25 pl per la chirurgia e 23 + 8 day hospital per l’Ortopedia, tagliando altre specialità e rimanendo sempre all’interno dei 106 posti decisi con il taglio. Basterà a calmare le acque? Le 11 case di cura si stanno riorganizzando e sono intenzionate a difendere strenuamente la loro attività. Assenti sembrano invece i sindacati, che pur dovrebbero allarmarsi per i posti di lavoro tagliati e per la riduzione dell’assistenza.