INFRASTRUTTURE INFINITE

Autoporto Roseto, si complica il futuro del monumento allo spreco d’Abruzzo

Imprenditori rischiano di dover sborsare 5 milioni di euro

Redazione Pdn

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ROSETO. Quasi 2 milioni di euro, che forse diventeranno oltre 5 milioni, che pesano più di un macigno per i 22 imprenditori coinvolti nella vicenda dell’Area Artigianale adiacente l’Autoporto di Roseto degli Abruzzi.

Si rischia di porre la parola fine, una pietra tombale ad un’area produttiva, quella adiacente l’Autoporto di Roseto, che doveva essere fiore all’occhiello dell’imprenditorialità e della produttività del Comune, e si ritrasformerà definitivamente in terreno arido, se non si trovano ancore di salvezza.
Come recita una recente sentenza, infatti, la cifra stabilita dal Comune per l’esproprio dei terreni sarebbe iniqua e dunque bisogna risarcire i vecchi proprietari espropriati. Chi dovrà pagare? Chi ha comprato quei terreni. Quanto bisognerà versare? Si stima che la cifra possa arrivare a 5 milioni di euro. Al momento è arrivata solo la prima delle due sentenze ed è già stata notificata al Comune. Il giudice ha stabilito che all’espropriato bisognerà versare 1 milione e 800mila euro. Si sta ancora aspettando, invece, una seconda sentenza, che si preannuncia in tutto e per tutto simile. In quel caso la cifra per l’espropriato è ancora più elevata e si parla di circa 3,2 mln di euro.
Questa è una nuova tegola che si abbatte su un’area carica di propositi, un autoporto annesso costato 13 miliardi di vecchie lire , collaudato nel 2001, privo di servizi appropriati e mai entrato a regime. Diventato un autentico monumento agli sprechi della Regione Abruzzo.
Nell’ottobre 2004, all’incontro con le Imprese assegnatarie dei lotti, l’allora l’amministrazione proclamava a gran voce di aver rimosso tutti gli ostacoli che si frapponevano tra i proprietari dei terreni e le ditte assegnatarie, invitandole ad iniziare i lavori della costruzione dei capannoni. La magistratura ordinaria la pensa diversamente. Risultato? I 5 milioni di euro che pesano, oggi, più di un macigno per i 22 imprenditori coinvolti nella vicenda.
«Gli imprenditori non possono accettare, e noi con loro,- commenta il direttore Cna Lanciotti - la somma spropositata pari alla differenza tra il prezzo fissato all’epoca dell’acquisto dei terreni e quello fissato ora dal Ctu dell’Aquila…qualcosa come un aumento di più del 300% rispetto all’origine. Non possono e non lo faranno, perché hanno tutte le intenzioni di fare ricorso al Tar. Non solo - prosegue Lanciotti - il Comune di Roseto degli Abruzzi ha il dovere di impugnare la sentenza in Cassazione e manifestare la chiara volontà politica di sospendere i pagamenti della somma debitoria agli imprenditori coinvolti. Ha l’assoluto dovere di adoperarsi in tal senso, visto che già nel 2004, anno dell’esproprio, gli ex proprietari dei terreni ricorsero al Tar ed al Consiglio di Stato per l’iniqua tariffa concordare al metro quadro, non trovando nell’amministrazione dell’epoca ed in quelle successive, opportunità di accordo, accordo che i proprietari espropriati erano forse disposti a discutere e che avrebbe evitato il disastro inutile venutosi a creare oggi».
«Sia chiaro – evidenzia Lanciotti - gli imprenditori non potranno far fronte alla spesa, ma la beffa investirà loro e con loro tutti i 200 addetti occupati».