CAMPANILI CULTURALI

Province, tutti contro Sospiri: «L’Aquila non si tocca»

«Pesare le parole, si rischia esasperazione della gente»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1721

Mauro Febbo

Mauro Febbo

ABRUZZO. Bufera sul consigliere regionale del Pdl, Lorenzo Sospiri.

L’esponente del Popolo delle Libertà, ha dichiarato che in caso di provincia unica (paventata nelle ultime ore dal presidente Gianni Chiodi) la sede dovrà essere assolutamente a Pescara «vero motore della regione».
Ma si è scatenato il putiferio. Guido Quintino Liris, assessore provinciale alla Viabilità e consigliere Comunale de L’Aquila si dice «fortemente amareggiato» e sostiene che le affermazioni di Sospiri abbiano il sapore «sgradevole di un campanilismo che fa male principalmente al territorio e a chi lo vive».
«L’Aquila non si tocca per legge», sottolinea Liris, «visto che la spending review stabilisce che le Province che coincidono con le città capoluogo rimangono».
E poi c’è il parere del Cal che è arrivato ad un tipo di soluzione che «rende giustizia alla divisione territoriale della nostra regione», continua l’assessore. La soluzione proposta da Sospiri «non tiene conto in alcun modo delle istanze del territorio e si nasconde dietro a delle pressioni politico-campanilistiche che di sicuro non muovono verso la decisione migliore», continua Liris.
L’assessore lancia poi un invito a «pesare le parole e valutare le eventuali conseguenze di ciò che diciamo: il ricordo delle sommosse popolari degli anni 70 per i moti a difesa dell’Aquila capoluogo, è ancora vivo e alcune espressioni tanto improvvide quanto campanilistiche, rischiano di riaprire delle ferite che a fatica nel tempo si sono rimarginate».
Ma le dichiarazioni di Sospiri non sono piaciute nemmeno al compagno di partito Mauro Febbo che sostiene che se si dovesse prefigurare l’idea di una Provincia unica, «sarebbe la cosa più logica e opportuna mantenere L’Aquila come capoluogo».

Allargando il piano del ragionamento «se è vero che Pescara è il motore economico (solo dal punto di vista commerciale), come dichiara Sospiri», continua Febbo, «è altrettanto vero che, dati alla mano inconfutabili, l’intero territorio della provincia di Chieti ha un enorme peso specifico non solo per l’Abruzzo (63% del PIL regionale) ma probabilmente per il centro sud». L’assessore chiede «un’analisi attenta priva di insidiosi atteggiamenti campanilisti che rischiano di rendere vano il nostro lavoro» e sostiene che, nonostante la votazione del Cal, «resta ancora in piedi e perseguibile l’ipotesi con L’Aquila, Pescara-Teramo e Chieti».

Intanto la Giovane Italia di Teramo, insieme al suo coordinatore provinciale Piermario Fagioli, sostiene la proposta di accorpamento della Provincia di Teramo con quella di Pescara. La fusione di queste due Province, infatti - rileva Fagioli in una nota - «sarebbe in linea con la realta' geografica ed economica dei territori, favorendo la nascita di una realta' amministrativa omogenea ed efficace che permetterebbe la redistribuzione dei servizi burocratici. Una soluzione razionale, che salverebbe l'Abruzzo dalla frammentazione territoriale che avverrebbe nel caso in cui Teramo fosse accorpata all'Aquila, poiche' molti comuni teramani andrebbero a fondersi con le Marche, causando, percio', l'indebolimento del nostro territorio». La possibilita' di legarsi al territorio pescarese viene vista da Giovane Italia come «una prospettiva di salvezza e di crescita per la provincia Teramana, e la Giovane Italia supporta questa linea in nome del raggiungimento di una dimensione territoriale, demografica ed economica ottimale, basata sui criteri fissati dal Governo».