ABRUZZO

Federcaccia Abruzzo: «il calendario venatorio è corretto»

L’associazione scende in campo a favore della Regione Abruzzo

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TERAMO. «Siamo certi che il calendario venatorio (quello che stabilisce le regole sulla caccia) sia corretto. Ci auguriamo la soluzione definitiva del caso».

A parlare è Federcaccia Abruzzo. L’associazione è scesa in campo a favore della Regione Abruzzo (ha presentato cioè opposizione ad adiuvandum alla Regione) nel ricorso presentato dal Wwf che ha sollevato dubbi sul calendario venatorio 2012-2013.
La caccia è al momento sospesa nelle zone nell'area del Patom (piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano), nelle decine di Sic (siti di interesse comunitario) e Zps (zone di protezione speciale) della regione e per alcune specie di animali.
Il Tar Abruzzo sarà chiamato a pronunciarsi il 10 ottobre.
L’associazione che difende i cacciatori si dice stanca di assistere, ogni anno, ad intoppi e polemiche che di fatto bloccano l’attività venatoria.
«Le problematiche che si creano ogni anno», ha detto il presidente regionale di Federcaccia, Ermano Morelli, «devono, e possono, essere superate in via definitiva. Solo così si potrà avere una corretta gestione della caccia. Ciò si potrà ottenere con un deciso intervento dell’assessorato regionale affinché la legge regionale venga rispettata sotto ogni aspetto con tutti i soggetti interessati (Regione, Province e Ambiti territoriali di caccia) impegnati nell’attuazione degli specifici ruoli e competenze. Suggeriamo alla Regione Abruzzo di intervenire affinché il Tar consenta di tornare ad effettuare le attività di caccia nelle aree interdette, in quanto anche il contenimento della presenza dei cinghiali favorisce in quelle zone la permanenza degli orsi che sono biologicamente più deboli nella competizione alimentare».
Federcaccia non esclude, dopo la pronuncia del Tar, ed in caso di soluzione a favore dei cacciatori, «di rivalersi nei confronti di chi ha bloccato l’attività venatoria dopo che gli interessati hanno versato le tasse necessarie, causando così un ulteriore danno di carattere economico a migliaia di abruzzesi».