SANITA'

Allarme Cisl Fp: «centinaia di posti di lavoro a rischio nella sanità privata»

«Il taglio di 14 mln al budget è un’operazione ragionieristica sbagliata»

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Davide Farina

Davide Farina

ABRUZZO. «Il presidente/commissario Gianni Chiodi dovrebbe scendere da un approccio di politica sanitaria di puro ambito cattedratico e salottiero ad uno più squisitamente pratico».

«Altro che andare a tavole rotonde e convegni, dovrebbe preferire le visite e le verifiche sul campo per conoscere da vicino tutte le realtà sanitarie. Solo così potrà avere il giusto “polso” della sanità abruzzese e conoscere ciò che manca per tradurre qualche slogan in realtà».
 E’ quello che - secondo Davide Farina della segreteria regionale – la Cisl Fp «molto sommessamente, si permette di consigliare».
 Ma questa è una reazione al convegno che si è tenuto a Pescara (sala Petruzzi) dove Chiodi ha elencato di nuovo i punti del suo programma in sanità o è una richiesta che nasce dai problemi che il sindacato si trova ad affrontare in questo periodo per i dipendenti del settore?
Nella ricetta di Chiodi tuti obiettivi difficilmente contestabili come : «mantenere in conti in ordine, eliminare gli sprechi, valorizzare il capitale umano a disposizione, investire in prevenzione, valorizzare le eccellenze e le best practise, raggiungere i benchmark previsti dal Ministero della Salute per i Livelli essenziali di assistenza (LEA), garantire un'offerta sanitaria pubblica di qualità e creare una maggiore integrazione tra sanità pubblica e privata».
«Già, ma di quale sanità si parla? – replica Farina – quella salottiera dei convegni o quella dello spettro dei tagli al personale che produrrà il recente provvedimento regionale sulla spending review? Aver tagliato il 10% del budget delle cliniche significa mancati rinnovi contrattuali, cassa integrazione, nessuna nuova assunzione, rischio di licenziamenti e di mobilità. Uno scenario di cui nei convegni non si parla mai, ma che è la realtà quotidiana che noi sindacalisti viviamo. Già sono arrivate segnalazioni dalla Marsica e da Villa Pini, prima o poi arriveranno anche da altre cliniche. E sono centinaia di lavoratori tagliati».
 In realtà l’Aiop, l’associazione dei titolari delle case di cura, non ha preso ancora una posizione, ma si sa che sta studiando il decreto 39/2012 che applica la spending review del governo in una forma che viene contestata: si passa infatti da un taglio dello 0,5% chiesto da Monti all’applicazione pratica da parte del commissario di un taglio del 9,9%, da spalmare – tra l’altro – in quest’ultimo trimestre dell’anno. Il che fa pensare che prima o poi scatterà l’ennesimo ricorso al Tar per accertare la legittimità di questo taglio.
PrimaDaNoi.it ha già tempestivamente spiegato il meccanismo perverso attraverso il quale dallo 0,5% si è passati ad un drammatico 10%, pari a 14 mln, una cifra letale per i livelli occupazionali.

Infatti il taglio del governo è stato effettuato sul budget a consuntivo del 2011, di molto inferiore a quello reale: alcune cliniche lo scorso anno, per varie motivazioni reali, non hanno lavorato. Sarebbe bastato considerare il budget concesso e non quello a consuntivo e non sarebbe successo nulla o quasi nulla. Contro questa scelta ragionieristica insorge ancora una volta la Cisl Fp.
«D’accordo sul risanamento dei conti - continua Farina – ma non a netto discapito di quella sanità territoriale ed extraospedaliera che viceversa da questo risanamento dovrebbe trarre slancio e beneficio. Paradossalmente, invece, ne sta pagando il prezzo maggiore insieme a tutto quel personale sanitario non medico sempre più assottigliato, penalizzato ed appesantito sul suo carico di lavoro. La  giustificazione dei tagli è che così si riesce a risparmiare: basta questo a chiarire emblematicamente la politica sanitaria unicamente contabile e perciò iniqua di Chiodi. Ma questo ragionamento non regge neppure dal punto di vista aritmetico: i 14 milioni di tagli significano più licenziamenti e cassintegrati nella sanità privata, meno risorse essenziali a centinaia di famiglie ed all’economia abruzzese e più mobilità passiva extraregionale. Proprio un bel guadagno…»

 Ma la critica della Cisl Fp non finisce qui.
«Altro capitolo irrisolto e simile è il piano della residenzialità e semiresidenzialità dei servizi sanitari che doveva rappresentare un fiore all’occhiello della “nuova” e “riqualificata”  sanità Abruzzese in un processo di deospedalizzazione  e incremento della qualità dell’offerta territoriale – aggiunge Farina - ed invece anche questo settore è stato  immolato sull’altare del “presunto” risanamento, declassando il livello altamente sanitario e qualificato ad un ambito meramente socio-assistenziale, dove il paziente  viene preso in carico per bisogni essenzialmente alberghieri e sociali e non di cura ed assistenza riabilitativa d’eccellenza. Perciò anche questo comparto così rivisitato, da un’apparente risparmio di spesa diventerà un ulteriore aggravio per le casse regionali. I pazienti bisognosi di quelle cure specifiche che l’Abruzzo non saprà garantire, si recheranno presso strutture altamente qualificate di altre regioni italiane. Tutti posti di lavoro persi».

Sebastiano Calella