LAVORO E DIRITTI

Sangritana, sindacati sul piè di guerra: «subito un tavolo di conciliazione»

Aperta la procedura di raffreddamento

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Sangritana, sindacati sul piè di guerra: «subito un tavolo di conciliazione»
LANCIANO. E’ clima teso tra i sindacati Filt-Cgil, Fit- Cisl, Ugl Trasporti e Faisa Cisal e l’azienda di trasporto Sangritana.





Le sigle hanno dato avvio alla procedura di raffreddamento e conciliazione e chiesto all’azienda la convocazione di un tavolo tecnico. Sono tante le cose che non vanno, secondo i sindacati, «dalle attività di consulenze esterne, alle concessioni di deroghe a chi opera in produzione, agli orari personalizzati che creano problematiche di turnazione, alle sperequazioni in atto nel personale di tutta l'azienda».
«Le continue richieste di incontro finalizzate alla soluzione dei problemi che affliggono questa azienda sono state fatte pervenire a livello aziendale, territoriale e regionale e rimangono a tutt’oggi senza soluzione».Così hanno scritto i sindacati in una lettera rivolta al direttore generale della Ferrovia Adriatico Sangritana, all’assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra ed al Prefetto della Provincia di Chieti.

ECCO CHE COSA NON FUNZIONA
Una delle preoccupazioni dei sindacati riguarda l’unificazione delle stazioni di Castel di Sangro (il progetto che prevede che le stazioni di Rfi e Sangritana si uniscano per migliorare i servizi ferroviari nell’area di Castel Di Sangro e diventino ponte di collegamento tra Adriatico e Tirreno). Secondo le sigle, «il progetto rischia di diventare una ulteriore cattedrale nel deserto all’italiana». Ci sono poi decine di consulenze esterne, in parte ereditate dalle precedenti amministrazioni,e che costituiscono un inutile dispendio di denaro, «visto che in azienda lo svolgimento di queste attività è disciplinato ed organizzato all’interno di specifiche unità».

L’altro problema si chiama concessione di deroghe. Dicono i sindacati: «il continuo concedere deroghe ci porta ad avere un vice direttore di esercizio che lavora, con eguale incarico, per un’ altra azienda, mentre ad altri lavoratori l’autorizzazione concessa da diversi anni è stata revocata d’imperio senza alcuna motivazione. Ci chiediamo non solo se in un azienda pubblica sia logico ancor prima che legale attuare tali deroghe ma anche se sia moralmente giusto concedere a lavoratori pubblici delle seconde opportunità di guadagno quando nella nostra nazione vi è chi non ne ha neanche una».
C’è poi la mancata illustrazione del piano industriale (quello che contiene la reale mission del gruppo).
E ancora: «ci si chiede come mai in alcuni periodi il direttore d'esercizio del settore ferroviario ed il suo vice erano entrambi assenti e non sono state emessi ordini di servizio che ne designavano un'altro», dicono le sigle.
Poi c’ la questione del premio di risultato dei lavoratori. «Non si capisce», hanno detto,«quale sia stata la variabile utilizzata per decurtare ad alcuni lavoratori il premio di risultato e perché non è stata fornita una giustificazione formale sulla differenzazione nella busta paga».