L'APPROFONDIMENTO

Porto di Pescara (quasi) tutti i nomi dello scandalo nazionale /2

L’ombra di D’Alfonso e le sinergie bipartisan con Sospiri. L’ossessione per il progettone da 200milioni di euro

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Inaugurazione del nuovo porto (2005) d'alfonso sospiri

Inaugurazione del nuovo porto (2005)

PESCARA. All’inaugurazione del nuovo porto nel 2005 c’erano proprio tutti ed i lunghi discorsi non fecero che ripetere la litania dell’«ottimo progetto» e della «grande opportunità per Pescara di crescere» anche con l’arrivo delle «navi da crociera».

Erano già dimenticate le battaglie del comitato che si opponeva al lavoro del Genio civile di Ancona.
Intanto i difetti del progetto ormai realizzato diventavano sempre più evidenti e per diversi anni dopo il 2005 sotto le prime burrasche invernali -che vengono sempre da Nord- diversi pescherecci hanno rischiato di andare a fondo proprio davanti all’imboccatura per la difficoltà di manovrare nell’angusto angolo di ingresso.
E così la situazione, peggiorando di anno in anno, è arrivata a quella attuale fra le ricorrenti polemiche sul mancato dragaggio, fatto solo due volte: quello del 2008 (le procedure ambientali, grazie all’appeal del sindaco Luciano D’Alfonso, furono abbastanza veloci e contestate), un secondo affidato alla Nicolaj finito con due esposti in procura e il terzo, nel 2011, poi bloccato dalla procura de L’Aquila per smaltimento illecito di rifiuti tossici (nei fanghi c’era Ddt).
D’Alfonso, già negli anni ’90, prima di diventare sindaco, ha giocato un ruolo importante nel progetto del nuovo porto, anche se chi c’era allora non se lo ricorda schierato in campo direttamente. Per lui parlavano esponenti del suo partito (Dc, Margherita) o imprenditori che con lui avevano rapporti di simpatia.
C’è chi ricorda però benissimo che spesso D’Alfonso adoperò la sua influenza, le sue conoscenze e la sua capacità per giungere fin nelle stanze giuste dei palazzi ministeriali romani.
Lui che è ancora oggi dipendente Anas non aveva problemi a farsi ascoltare al Ministero delle Infrastrutture, già da quando era presidente della Provincia di Pescara.
E forse fin dall’inizio D’Alfonso ha mosso le sue pedine sia in ambiente politico che imprenditoriale con il fine di far andare avanti il progetto. E c’è chi oggi a distanza di tanti anni lo considera in fondo il vero dominus dell’affaire porto.
Certo non fece tutto da solo. Gli si affiancò Nino Sospiri (An poi Pdl), nel momento in cui divenne sottosegretario alle Infrastrutture. Nino Sospiri, consigliere comunale, appoggiò in un primo momento il Comitato di Spina andando contro persino al “suo” sindaco Carlo Pace (Fi). Cambiò idea quando divenne sottosegretario. Cambiarono idea anche alcuni suoi fedelissimi ma non tutti creando due corenti precise in An.


GUELFI E GHIBELLINI: FAVOREVOLI E CONTRARI AL PORTO NUOVO DI SECCA
Tra coloro che hanno sempre spinto per il progetto così come è stato poi realizzato (diga foranea e molo di levante) c’è il Provveditorato di Roma, ex Genio Civile, dal quale è sempre arrivato l’appoggio alle istanze locali.
Favorevoli al progetto disastroso anche Paola Marchegiani, consigliere comunale (Margherita e Pd), l’imprenditore Bruno Santori, Armando Mancini (Pd), ex assessore opere pubbliche,
Riccardo Padovano, molto vicino a D'Alfonso e alla Confcommercio di Ezio Ardizzi -naturalmente favorevole, nonchè ex assessore al mare. Appiattiti sulle posizioni del Pd anche molti altri consiglieri ex Margherita: Del Vecchio, Di Pietrantornio, D'Incecco, Alessandrini, Corneli. Anche l’ex assessore Tommaso Di Biase, ex Rifondazione e da sempre molto vicino all’architetto Pavia, è sempre stato favorevole al progetto del porto come oggi si vuole cambiare.
Augusto Di Luzio (An), prima contro poi ha seguito la scia di Sospiri, così come Alessandra Petri (An).
Contro il progetto inaugurato nel 2005, dunque schierati con il comitato di Antonio Spina, c’erano l'ingegnere Mario Russo, ex direttore "del fiume", dell'Istituto Idrografico di Stato, Maurizio Acerbo, Rifondazione comunista, Carla Giansante, dell' Istituto Zooprofilattico.
Non favorevoli anche la maggior parte dei pescatori, ma soprattutto Gigino D'Antonio, comandante del Meteor , che si rifiutò fino all'ultimo di accettare il progetto, nonostante avesse ricevuto fortissime pressioni quando era presidente della Coop Maestrale. Stessa linea anche per Guerino D'Antonio, suo fratello e attuale dirigente dell'Associazione Armatori; Nisio Gasparroni, ex comandante del Labrador, Marco e Spartaco D'Antonio, comandanti del Rio della Plata, la famiglia di pescatori Di Giovanni.

D’ALFONSO E IL PROGETTO NUOVO DI ZECCA
Con la morte di Sospiri, D’Alfonso ha potuto muoversi con più agilità essendo diventato sindaco riconfermato e iniziando a progettare l’idea di un porto ancora più nuovo di quello appena inaugurato nel 2005 che mettesse riparo agli errori macroscopici fatti.
Il tutto ovviamente senza mai ammettere di aver appoggiato e avallato un progetto nefasto. Ora a distanza di un decennio la battaglia si ripete sul fronte progettuale e già si parla di lavori per 150-200 mln di euro e così la storia ricomincia.
Il nuovo piano regolatore portuale (datato più o meno 2006) è stato redatto in primis dall’ingegnere Paolo De Girolamo, (membro di quella commissione che disse: «si può realizzare il progetto del 2000 perchè non succederà niente») con l’aiuto dell’ingegnere idraulico Alberto Noli e dell’architetto Pavia che si è occupato della parte terrestre del nuovo PRP. Su questo nuovo progetto “riparatore” incombe l’ombra della discussa Ecosfera spa, un colosso sempre chiamato da D’Alfonso a supportare con previsioni (c’è chi dice «fantasiose») una grande movimentazione di passeggeri e merci. Finora di striscio la procura ha indagato D’Alfonso per aver “consigliato” di assumere in Ecosfera il suo fido Massimo Luciani, in cambio Ecosfera ha avuto la consulenza per scrivere il rapporto “fantasioso” che giustifica il nuovissimo e milionario progetto.
Intanto il vecchio genio Civile Opere Marittime è stato sciolto ed è stato trasformato nel Provveditorato opere marittime. Nella zona centrale dello stivale è diventato Provveditorato Interregionale Opere marittime Sardegna, Lazio, Abruzzo che però fa capo ai vecchi uffici del Genio Civile di Cagliari, Roma, L’Aquila. Per quanto riguarda i porti d’Abruzzo la sede dell’Aquila ha avuto facile convergenza con l’Università di quella città e quindi con Paolo De Girolamo che vi insegna potendo vantare la sua firma anche sotto altri progetti di porti come Vasto e Giulianova.
Sta di fatto che i pescatori di entrambi gli scali ancora oggi si lamentano per le pericolosità sopraggiunte, vuoi per l’ingresso difficoltoso vuoi per le secche che si sono create. 

Il nuovo piano regolatore portuale (in rosso la situazione attuale)

L’opposizione più forte al Piano Regolatore Portuale di De Girolamo è arrivata solo di recente a Pescara con 50 comandanti di pescherecci su 50.
Adesso quel progetto è in fase di VAS, Valutazione Ambientale Strategica: le opposizioni ufficiali sono tante e importanti e comunque l’Associazione Armatori ha chiesto al sindaco del Comune di Pescara, Albore Mascia, di ritirarlo e chiudere con semplicità la questione e di prendere in considerazione la loro proposta fatta con l’architetto Polacco o di altre che dovessero venire. Si paventano però altri ricorsi alla magistratura....
E la domanda che serpeggia tra i pescatori è: per quale ragione a difendere il nuovo piano regolatore portuale oltre ai progettisti (comprensibile se non altro per le parcelle) oggi c’è tutto il Pdl e quindi il sindaco Mascia, l’ex-commissario Testa, il Governatore Chiodi? In pratica difendono un progetto pensato e voluto da D’Alfonso e questo non facilita la comprensione di chi continua a minacciare azioni eclatanti contro “i politici”.
Intanto la situazione dei pescatori è divenuta critica per mancanza di reddito: il porto è chiuso, uscire è impossibile, non si pesca e non si vende. Fermo biologico più fermo pesca uguale collasso.

Il progetto proposto dagli armatori e pescatori

IL MANCATO DRAGAGGIO
Intanto il porto si insabbia sempre più, mentre la politica non riesce da oltre un anno e mezzo a portare a conclusione le procedure per dragare una piccolissima quantità di sabbia che a lavori ultimati non risolveranno il problema dell’insabbiamento.
Nel frattempo si è innestata in questa triste vicenda anche l’azione della magistratura che ha contestato le analisi dell’Arta che non si è accorta del Ddt presente nella sabbia che andava smaltita come rifiuto speciale. Ma dove mettere la sabbia?
Anche su questo il Wwf -con l’aiuto ancora di Antonio Spina e dell’architetto Polacco- aveva proposto una soluzione che pareva valida ed avrebbe potuto sbloccare l’empasse. Ma ancora le istituzioni (Provveditorato e commissario Testa) hanno bocciato la proposta.
Ed ora i pescatori sono convinti che anche tutto “il teatro” del mancato dragaggio sia in qualche modo strumentale per lanciare il “progettone” del piano regolatore portuale, quello da 150 mln di euro, per risolvere definitivamente il problema del dragaggio “visto che è così difficile”.
Per ora il governatore Chiodi ha destinato 20 mln di fondi Fas al porto di Pescara, cioè per la prima fase dei lavori. C’è molto interesse per la nuova mega opera e i costi cresceranno di sicuro, variante dopo variante.
I pescatori sono pronti a scommettere anche su chi lo costruirà e non sarà una sorpresa. Giù al porto sono sempre di più quelli che non se la bevono: hanno pagato a caro prezzo sulla loro pelle l’errore di essersi fidati delle persone sbagliate.
E’ già tempo, ancora una volta, di costruire un nuovo porto. I giochi sono quasi tutti fatti: questa volta si riuscirà a fare almeno una figura migliore?