LA PROTESTA

«Caro assessore Febbo 100 euro in meno sulla busta paga a me cambiano la vita»

Dipendenti regionali contro l'assessore per il salario accessorio che non c'è

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Mauro Febbo

Mauro Febbo

L’AQUILA. «Sono Franco, Valerio, Matteo. Poco importa il mio vero nome. Ma forse a qualcuno può importare che sono uno dei dipendenti della Regione Abruzzo che da quest’anno non vedrà quella sommetta che chiamano salario accessorio e che finiva in busta paga».

Parla così uno dei lavoratori che all'ultimo consiglio regionale hanno protestato in Regione, anche durante la riunione dei vertici dei sindacati con l’assessore Mauro Febbo e l’assessore Federica Carpineta
L'altro giorno in 60/70 si sono assentati dalle postazioni di lavoro per difendere i loro diritti, stazionando davanti alla sala Celestino V, a Palazzo Silone.
L’assessore Febbo, ha incaricato il direttore regionale perchè chiarisca il motivo per il quale i lavoratori hanno abbandonato il posto di lavoro.
«Chiederò contezza ai dirigenti», ha detto Febbo, «per capire cosa sia successo perché ritengo che il mondo del lavoro non si fonda solo ed esclusivamente sui diritti (molti dei quali peraltro, solo il pubblico impiego concede), ma anche sui doveri. Ritengo che quello accaduto oggi è un fatto molto grave a cui si dovrà dare un’immediata e decisa risposta». 


IL MOTIVO DELLA PROTESTA
Ecco in sostanza perché si è protestato. Fino all’anno scorso, i dipendenti regionali ricevevano sulla busta paga una somma in più chiamata produttività, indennità, salario accessorio. Quest’anno, invece, la Giunta non ha pagato questo diritto ai lavoratori. Questo perché sono stati chiusi alcuni Enti strumentali come l’Arssa, Abruzzo Lavoro, ed i dipendenti di questi enti sono transitati in Regione. Così sul fondo personale della Regione ora pesa anche la produttività dei nuovi dipendenti e questo ha portato ad una riduzione netta dei salari di tutti i lavoratori.
L’incontro tra le rappresentanze sindacali territoriali di Cgil, Cisl e Uil e gli assessori doveva servire proprio a sciogliere questi nodi, ha detto Febbo, «arrivare ad una soluzione concreta delle problematiche relative proprio al salario accessorio. Soluzione alla quale puntiamo di giungere grazie ad un confronto schietto, serrato, ma pur sempre sereno».


LA RISPOSTA ALL’ASSESSORE
I dipendenti regionali si dicono offesi per le parole dell'assessore ma non abbastanza coraggiosi per protestare a viso a perto paventando non meglio ritorsioni nei loro confronti.
«Caro Febbo», dicono i dipendenti, «la Giunta regionale di cui lei fa parte, con l'allegra gestione del personale, ha fatto in modo che il dipendente della Regione Abruzzo si ritroverà da quest'anno con circa 100 euro al mese di stipendio in meno. Chiamandolo "salario accessorio" o "indennità" la cosa sembra fare meno impressione, ma alla fine sempre 100 euro al mese in meno sono e messa così le assicuro che a noi fa impressione. Certo, a lei che percepirà più o meno 12.000 euro di indennità ogni mese, 100 euro fanno ridere, ma a me che ho figli che studiano, che debbo pagare le tasse che voi mi avete aumentato, che debbo pagare le bollette, i ticket, la benzina e tutto il resto 100 euro al mese non fanno assolutamente ridere e anzi mi mettono in difficoltà. Queste cose magari non la turbano perchè la benzina per andare a lavoro lei non la paga (e io sì), il cellulare lei non lo paga (e io sì), l'autostrada lei non la paga (e io sì). Lei magari non lo sa, ma lo stipendio di un dipendente regionale oscilla tra i 1.100 euro di una fascia B ed i 1.400 euro di una fascia C. Non c'é certamente da scialare con questi stipendi da favola ed allora anche lei deve convenire che 100 euro (cento miserabili euro che lei magari darà a sua figlia come paghetta settimanale) per noi sono un mare di soldi. Ecco quindi cosa facevano quei 70/80 facinorosi davanti alla sala Celestino. Difendevano il diritto a continuare a vivere e lavorare in maniera dignitosa. Mi permetta invece di fare una domanda per sapere che cosa lei e la Giunta di cui fa parte, avete fatto per la Regione e per i suoi abitanti. Forse siamo noi che dovremmo chiedere ragione del vostro operato e mi piacerebbe sapere se qualche volta vi rendete conto del posto che occupate e delle responsabilità enormi che avete. Invece di perdere tempo a chiedersi cosa facevano 70 facinorosi davanti alla sua porta», concludono alcuni dipendenti, «cominci a chiedersi cosa lei sta facendo lei per l'Abruzzo; per una Regione in cui la disoccupazione aumenta, le tasse aumentano, il costo della vita aumenta ed i servizi diminuiscono. Ma lei si assenta mai dal suo posto di lavoro?».

FEBBO:«L’INCONTRO E’ STATO MOLTO UTILE. SONO UN AMMINISTRATORE CHE LAVORA»
«Volevo spiegare al dipendente della Regione Abruzzo», scrive oggi Febbo dopo aver letto, «che forse non gli è chiaro che l’incontro organizzato con la collega Carpineta e i rappresentanti dei sindacati territoriali aveva proprio l’obiettivo di risolvere tale problematica. Problematica che, voglio ribadirlo, non è stata certo creata dalla Giunta regionale ma è stata alimentata dal conflitto creatosi tra Rsu – e sindacati. Il nodo principale della questione riguarda proprio la destinazione delle risorse del Fondo salario accessorio del personale regionale. Voglio precisare che l’incontro, nonostante le pretestuose e inutili contestazioni che lo hanno accompagnato, è stato molto fruttuoso e a supporto di questa mia affermazione invio (in calce a questa nota) la comunicazione di una rappresentante delle organizzazioni sindacali destinata a tutti i dipendenti regionali. Riguardo alle gratuite affermazioni destinate al sottoscritto, preferisco non rispondere in quanto rischierei di scendere ad un livello di conversazione troppo basso. Mi preme ricordare che come amministratore ho sempre profuso il massimo impegno lavorando per il bene della comunità che rappresento. Ho sempre rispettato il lavoro altrui interessandomi fattivamente alle varie problematiche che nel corso del tempo si sono concretizzate. Ricordo infine che a differenza di tanti altri politici e amministratori io nella vita faccio altro come dimostrato anche dalle dichiarazioni dei redditi regolarmente pubblicate».