LA PROTESTA

Cavatori d’Abruzzo in ‘rivolta’. «Buttati fuori dal Consiglio regionale»

«Nessuno ci ascolta», denunciano

Redazione Pdn

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Nazario Pagano

Nazario Pagano

L’AQUILA. Ieri i cavatori d’Abruzzo hanno preso parte ad una imponente manifestazione di protesta dinanzi la sede del Consiglio Regionale a L’Aquila.

Sono intervenuti con un centinaio di automezzi provenienti da tutte le province abruzzesi per contestare il blocco totale del rilascio delle autorizzazioni per le attività estrattive nella regione Abruzzo e la proposta che doveva essere discussa ieri in Consiglio Regionale che avrebbe introdotto una deroga a tale blocco esclusivamente per le ditte risiedenti nel Comune dell’Aquila.
I rappresentanti dei cavatori abruzzesi, ricevuti all’interno della sede del Consiglio, raccontano: «dopo aver iniziato ad esporre le ragioni della protesta siamo stati cacciati dal presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano, prima ancora di poter chiarire la nostra posizione e di avanzare qualunque tipo di richiesta. Riteniamo questo comportamento gravissimo».
I rappresentanti della categoria chiedono al presidente Chiodi ed ai consiglieri regionali di dissociarsi tutti da un atto «così grave e profondamente antidemocratico». «Una volta al riparo dalle televisioni e dai giornalisti, siamo stati letteralmente buttati fuori», insistono.
«Chiediamo anche la solidarietà dell’opinione pubblica», dicono, «poiché noi, come imprenditori ma soprattutto come semplici cittadini, dovremmo avere il diritto di esporre le nostre ragioni e presentare le nostre richieste a coloro i quali sono stati eletti da noi cittadini per promuovere i nostri interessi e bisogni. In uno Stato in profonda crisi economica, in una regione come l’Abruzzo che risulta una delle più pesantemente colpite in cui proprio il settore dell’edilizia è al collasso, con il rischio molto più che concreto di migliaia di posti di lavoro, qual è la risposta della politica regionale alla nostra richiesta di aiuto e di attenzione?»
A manifestare c’erano gli imprenditori abruzzesi, i loro autisti, i loro operai, gli esponenti del mondo lavorativo del settore dell’attività estrattiva e di tutto l’indotto che gira attorno a loro.
E oggi annunciano che sono pronti a scendere di nuovo in piazza, stavolta a Pescara di fronte gli uffici della Regione, «con un numero maggiore di automezzi e manifestanti», qualora si dovesse protrarre «l’indifferenza verso le nostre richieste».