IL RETROSCENA

Dietro l’asta deserta di Villa Pini c’erano due diffide a non vendere

I retroscena della mancata vendita e le preoccupazioni dei sindacati per i dipendenti

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Chiara Angelini

Chiara Angelini

CHIETI. Forse non è stato un caso la mancanza di offerte di acquisto che ieri ha mandato deserta l’asta per Villa Pini.

I retroscena che filtrano da più fonti stanno infatti ricomponendo un puzzle che è più complesso di una partita a scacchi, con mosse e contromosse per vendere, acquistare, dissuadere o sviare simulando un interesse che non c’era (vedi le passerelle in Clinica di vecchi e nuovi aspiranti compratori evanescenti). Sullo sfondo, l’attenzione a quello che è il problema di oggi e cioè la gestione della Clinica per i prossimi mesi, in attesa di un’altra asta.
Il che poi è l’aspetto che più interessa gli oltre 600 dipendenti in servizio e i circa 200 ancora in cassa integrazione. E che è anche la preoccupazione dei sindacati che dovranno gestire gli eventuali licenziamenti se il Policlinico Abano Terme lascia (l’affitto della Casa di cura scade il 28 settembre) e le nuove assunzioni da parte della curatela, nel caso di gestione diretta della Clinica che deve decidere il comitato dei creditori. Insomma – salvo novità sempre possibili - la sfida da vincere dopo l’asta deserta sarà il passaggio indolore delle consegne, senza il blocco delle attività sanitarie, tra la gestione attuale e quella dell’esercizio provvisorio che subentra in assenza di acquirenti.
Si tratta infatti non solo di riassumere il personale, quanto di sostituire medici, funzionari ed impiegati in trasferta da Abano Terme che hanno partecipato molto attivamente alla ripresa ed al rilancio di Villa Pini. La sfida è grande, ma forse non più grande di quella che è stata già affrontata e vinta dopo la dichiarazione di fallimento. In realtà sono proprio i retroscena a spiegare che il problema di un eventuale “dopo” Abano Terme non nasce all’improvviso, ma era ben presente in quest’ultimo periodo prima dell’asta ed è stato oggetto di incontri e scambio di proposte.

Insomma sia i sindacati, sia Nicola Petruzzi, sia il curatore Giuseppina Ivone hanno lavorato tutta l’estate per cercare una soluzione condivisa che evidentemente non c’è stata. Lo testimoniano le richieste di incontro inoltrate dai sindacati al giudice e l’ultimo atto di questo confronto, cioè la richiesta di sospensione dell’asta che il Policlinico Abano Terme ha inviato al giudice l’11 settembre, il giorno prima della vendita. Nel documento si evidenzia che i 30 mln della base d’asta sarebbero superiori di almeno il 25% al prezzo di mercato, dopo i tagli della Regione al budget ed ai posti letto.
Dunque questa richiesta è stata l’ultimo tentativo di fermare un treno in corsa (la scadenza per la presentazione dell’offerta era il giorno dopo) che però ha continuato la sua strada, travolgendo anche un’altra diffida a vendere, firmata stavolta da Chiara Angelini. Anche questo documento è datato 11 settembre e porta la firma dei legali che difendono il padre Enzo nel processo contro Ottaviano Del Turco. In sostanza, mentre per Petruzzi i 30 mln per acquistare Villa Pini sono troppi, per Chiara Angelini sono troppo pochi, perché la clinica dovrebbe costare più del doppio di quanto richiesto alla luce dei fatturati degli anni prima del fallimento.
In realtà l’esito negativo dell’asta dimostra che la valutazione era fin troppo ottimistica, vista l’incertezza dei tempi e la mancanza di un quadro chiaro sugli accreditamenti. Per cui il problema vero oggi sembra quello di trovare un equilibrio tra i calcoli di chi si deve accollare una società così difficile da gestire e le esigenze dell’esercizio provvisorio che deve assicurare ai creditori - dipendenti compresi - il massimo possibile dei soldi attesi. In effetti quello che manca in questo puzzle è sapere se Policlinico e curatela erano o no sulla strada dell’accordo per gestire l’eventuale permanenza di Petruzzi oltre la scadenza dell’affitto. Ciò per assicurare la continuità dell’assistenza in caso di mancata vendita ed in vista di un’altra asta dove il Policlinico poteva esercitare il suo diritto di prelazione previsto dal contratto.

Manca - o non è ancora noto - il cosiddetto “piano B” da attivare per un’emergenza prevedibile, un accordo cioè che avrebbe permesso a Petruzzi di continuare così la sua avventura imprenditoriale in Abruzzo che non sembra episodica, vista anche la sua iscrizione a Confindustria Pescara. Il dubbio è che ci sia stata una rottura sulle condizioni di un prolungamento dell’affitto in caso di necessità. Di qui la diffida a vendere ed il possibile irrigidimento delle parti nella gestione di questa vicenda così delicata e complessa. Di qui anche la richiesta dei sindacati per un incontro sulla gestione del personale che preme – soprattutto i cassintegrati – per rientrare al lavoro. Perché il problema sindacale che si pone al funzionamento della Clinica “gestione curatela” è capire chi e come riassumere, se gli stessi che già sono dentro o quelli rimasti fuori. E siccome le tensioni sono tante, qualcuno sta rilanciando il “modello SanStefar”, dove il personale al completo ha accettato il part time per consentire a tutti di lavorare. È solo una delle ipotesi al vaglio dei sindacati, ma dimostra le difficoltà a gestire un personale attualmente è in esubero. La telenovela Villa Pini dunque continua: è un copione già visto, ma non per questo c’è meno tensione.