La morte lenta di Air One Technic: Chiodi prova a fermarla chiamando Alitalia

Alessandro Biancardi

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La morte lenta di Air One Technic: Chiodi prova a fermarla chiamando Alitalia
PESCARA. Stamattina  i dipendenti Air One Technic tornano a lavorare. Ma solo per un giorno. Il tempo di completare la manutenzione interrotta di un aereo regionale dell’Alitalia  rimasto “ostaggio” della vertenza all’aeroporto d’Abruzzo.

Insomma quasi uno schiaffo morale e comunque una dimostrazione di professionalità per chi ha decretato lo smantellamento e la chiusura della manutenzione, pur sapendo – e bene – quanto siano capaci e certificati i dipendenti che operano nello scalo pescarese.

«Poi riconsegneremo subito questo Bombardier Crj, un jet regionale per la cui manutenzione siamo particolarmente attrezzati e che Alitalia vuole dirottare all’Atitech - spiegano i dipendenti in sciopero - subito dopo la vertenza riprenderà più forte e consapevole di prima. Non è un aereo “trattenuto” che risolverà il nostro futuro. Ci vuole ben altro».

 C’è, infatti, molta attesa per quello che dirà il presidente Chiodi nella riunione convocata oggi pomeriggio a Pescara per parlare del futuro della società e di come sarà gestita la cassa integrazione.

E molti si augurano che questa vertenza possa essere l’occasione per vedere finalmente la Regione su posizioni non solo difensive. Sembra infatti che ci sia stato un contatto diretto con Rocco Sabelli, amministratore delegato Cai-Alitalia, che potrebbe aver prodotto qualche risultato per le pressioni di Chiodi.

Il presidente, infatti, sa bene che in prospettiva chiudere il settore manutenzione dell’aeroporto d’Abruzzo significa la fine dello scalo e di tutto quello che in termini economici significa per la Regione. Ma c’è un dubbio che agita la mente dei dipendenti e dei sindacalisti: dopo il porto insabbiato, è già partito anche l’insabbiamento dell’aeroporto?

Il timore dipende dal fatto che le decisioni dei potentati economici non contemplano i risvolti sociali ed occupazionali, come dimostrano tante altre vertenze industriali. Quando era presidente della Regione Giovanni Pace, a Chieti fu chiusa la Richard Ginori, una delle fabbriche più importanti del gruppo e con miliardi di ordini in portafoglio. Furono licenziati oltre 200 tecnici specializzati solo perché il Gruppo finanziario che aveva acquisito il marchio delle ceramiche  non aveva interesse alla gestione di questo settore. E fu inutile ogni tentativo di Pace di salvare l’azienda: il patrimonio di professionalità, i macchinari ed i forni andarono dispersi ed ebbe inizio la desertificazione della zona industriale della Val Pescara. Insomma un’esperienza da non ripetere, anche se un fatto è certo e in parte ricostruito da PrimaDaNoi.it: siamo in presenza di una morte lenta della manutenzione decisa per giochi finanziari e non per crisi aziendale. Visti a ritroso, i tanti tasselli della vicenda - una volta ricomposti come in un puzzle - acquistano una nuova luce e vengono riconosciuti nella loro importanza: il disegno finale era già noto ai vertici che nei giorni scorsi hanno detto no alla sopravvivenza di Air One Technic.

CHIUDERE AIR ONE TECHNIC PER EVITARE LA CONCORRENZA SUI PREZZI DELLA MANUTENZIONE

Lo spiega bene la vicenda di questo Bombardier, un aereo molto presente nella flotta Cai-Alitalia, che per la manutenzione veniva spedito a Pescara. Tempo fa, 15 dipendenti e tecnici sono stati inviati da Fiumicino ad Air One Technic per essere istruiti in questo lavoro. E sono proprio gli stessi operai che Alitalia voleva inviare adesso a Pescara per completare la manutenzione rimasta sospesa (detto per inciso, questi dipendenti per solidarietà hanno detto no a questo tipo di crumiraggio). Ma la domanda è un’altra: ciò significa che la chiusura di Air One Technic era già chiara? Ed ancora: i dipendenti in sciopero e gli imprenditori abruzzesi interessati al subentro sostengono di aver saputo dai colleghi che oggi questi Bombardier sono inviati per la manutenzione anche in Inghilterra, oltre che ad Atitech (che peraltro sembra inviare all’estero alcuni aerei, quando non ce la fa a smaltire il lavoro). Queste trasferte all’estero fanno lievitare i costi ed allora sembrerebbe sempre più incomprensibile il no alla cordata abruzzese che voleva rilevare la società. A meno che la spiegazione non sia che la società di Pescara rischiava di essere un concorrente pericoloso per tenere bassi i prezzi della manutenzione. Stesso pericolo potevano essere la professionalità degli addetti di Air One Technic e i loro guadagni ridotti, visto che i dipendenti hanno il contrato dei metalmeccanici, molto più povero di quello del settore aeronautico.

LA CHIUSURA DELLA MANUTENZIONE IN AEROPORTO ERA PROGRAMMATA DA TEMPO

Ci sono altri esempi di questo “disinteresse” Cai-Alitalia e vanno tutti nella direzione dell’asfissìa programmata dell’aeroporto d’Abruzzo. Come noto, ai tempi di Air One di Carlo Toto, c’era molto lavoro per la manutenzione dei 737 di quella flotta sulla linea di Milano (due di questi aerei si scorgono ancora dall’asse attrezzato che costeggia lo scalo). Poi sono arrivati i Bombardier che li hanno sostituiti e che sono destinati ad emigrare, come già spiegato, «perché così è stato deciso». Lo dimostra il caso degli aerei di Poste italiane, che non ci sono più perché Cai-Alitalia ha comunicato da tempo alle Poste la chiusura di Pescara, dirottandoli per Napoli. Come non ci sono più tante altre piccole compagnie aeree (Blu panorama, gli aerei spagnoli ed di altre nazionalità) che davano lavoro a 120 persone. In pratica sembra di scorgere quasi un boicottaggio di Air One Technic, vista come succursale per la manutenzione degli aerei ceduti da Toto che Fiumicino non era in grado di manutenere. Finiti questi aerei, finiva Air One Technic. E le poche commesse acquisite sono saltate misteriosamente. Eppure a Pescara ci sanno fare…..

L’AEREO ALITALIA CONTROLLATO A PESCARA DA UN TECNICO IMBARCATO A MILANO CHE VA SU E GIÙ SOLO PER QUESTO

Oggi con il no alla sopravvivenza di questa struttura è arrivata la fine di una storia di ordinaria prepotenza economica, che presenta risvolti mortificanti per la professionalità degli specialisti Air One Technic con una specie di ciliegina sulla torta di quel Piano già deciso per far morire lentamente la società pescarese.

La premessa è che l’Air Bus A320 che atterra a Pescara e proviene da Milano non può fare la manutenzione all’aeroporto d’Abruzzo, perché i tecnici locali non sono stati addestrati per questi aerei, visto che Cai-Alitalia non ha fatto corsi di aggiornamento. Quindi la manutenzione completa viene fatta a Milano. Ma quando l’aereo arriva all’aeroporto, ha comunque bisogno di essere controllato. E chi lo fa questo controllo? La scena è stupefacente ed imbarazzante nello stesso tempo.

Ecco come la raccontano:«i dipendenti Air One Technic di turno vanno sotto l’aereo, ma a sorpresa dall’interno dell’aereo spunta un tecnico che si è imbarcato a Milano. E’ lui che colloquia con il pilota, che effettua le prove e che al termine da l’ok sotto i nostri sguardi». E poi l’aereo riparte per Milano, con questo passeggero non pagante. Che va su e giù per l’Italia, perché a «Pescara la manutenzione non c’è».

Sebastiano Calella  04/04/2011 7.41