Voci di imminenti arresti. Chiodi è sdegnato e se la prende con i giornalisti. Scatta la solidarietà.

Alessandro Biancardi

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GIANNI CHIODI

GIANNI CHIODI

ABRUZZO. Voci sempre più insistenti agitano la politica, turbano ed in qualche modo destabilizzano gli equilibri interni.* SCATTA LA SOLIDARIETA’ DEL CENTRO DESTRA A CHIODI – L’ORDINE DEI GIORNALISTI:«HA RAGIONE»

E’ ormai un fatto che da mesi si rincorrono continue voci di imminenti arresti e di un nuovo shock giudiziario che possa in qualche modo coinvolgere la Regione, a poco più di due anni da Sanitopoli. Sarà frutto proprio dei traumi che negli ultimissimi anni hanno scosso l’Abruzzo costringendolo a virare più volte verso lidi obbligati e improvvisi. Gli arresti eccellenti (D’Alfonso e Del Turco) di sicuro hanno mutato la storia locale e forse questo ha traumatizzato la classe politica dalla quale fuoriescono tali voci.

Sta di fatto che ieri pomeriggio e fino a tarda sera, in maniera forse più netta e nitida rispetto ad altre volte, tra i corridoi della Provincia di Chieti (dove era in atto un Consiglio) non si parlava che di arresti di questo o quell'altro. Notizie che parevano precise ma del tutto infondate di arresti domiciliari persino del presidente della Regione Gianni Chiodi che, invece, se ne stava tranquillo in un ristorante romano dopo aver affrontato nel pomeriggio alcuni incontri con esponenti del Governo.

E’ però un fatto che da qualche settimana ci sia una certa fibrillazione, dovuta anche a moltissime notizie che arrivano dalle altre parti d’Italia e che interessano grosse inchieste giudiziarie che in qualche modo toccano prepotentemente l’Abruzzo e la ricostruzione dell’Aquila o la gestione del post terremoto dove Chiodi ha un ruolo apicale. A contribuire a rinvigorire le voci anche la notizia proveniente da L’Aquila che proprio Chiodi sarà interrogato dai magistrati che indagano sulla ricostruzione e le cricche.

Ma rimangono nella storia locale voci di questo genere ed eclatanti bufale come quelle che si sprigionarono (sempre da Chieti) a maggio 2008 per un imminente arresto del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, cioè ben sette mesi prima dell’effettivo arresto. E anche vero che sempre in occasione di quell'arresto (15 dicembre 2008) le voci giravano fin dalla mattina tanto che alcuni giornalisti verso ora di pranzo intervistarono il sindaco sull'argomento. Alle 22.30 scattarono le manette.

Altro fatto “storico”, perché ha avuto riscontri reali, la notizia di prossimi provvedimenti apparsa su un quotidiano una settimana prima degli arresti di Del Turco&C..

E’ un altro fatto che ad agitare i sonni della regione da mesi ci sia anche una grossa inchiesta sui rifiuti anche perchè sono già stati notificati, proprio un anno fa, avvisi di garanzia ad alcuni esponenti importanti di qualche pubblica amministrazione e forse il sentore comune è quello che se nella sanità si sono scoperte presunte tangenti di entità mai raggiunte prima, forse il campo delicato dei rifiuti potrebbe riservare sorprese simili. Sempre da questa inchiesta è scaturito un piccolo filone che ha già avuto i suoi effetti con gli arresti del 2 agosto scorso relativi al “gruppo Stati”.

a.b. 16/09/2010 10.29

 CHIODI SDEGNATO:«IL MIO OPERATO E’ CRISTALLINO».

L’AQUILA. «Sono sdegnato e profondamente amareggiato per l'enfasi con cui giornali e locandine hanno riportato una notizia falsa, offensiva al punto da minare la dignità di chi sta lavorando tra mille difficoltà in una situazione già di per sé drammatica».

 Comincia così l’ennesima critica ai giornali del presidente della Regione Abruzzo, e Commissario per la Ricostruzione, Gianni Chiodi. «E' inaccettabile», dice il presidente, «anche la strumentalizzazione che si sta facendo sull'attività degli organi inquirenti che hanno il compito, giustamente, di sentire chiunque possa avere una qualche conoscenza dei fatti su cui si sta indagando. Va da sé che questo clima irrespirabile di 'caccia alle streghe' mina profondamente l'immagine del presidente della Regione Abruzzo. Ma si rassegnino - avverte il governatore - perché tutto il mio operato amministrativo è sempre all'insegna della più cristallina legalità».

Chiodi continua a sfornare dichiarazioni che però non trovano riscontro nella realtà dei fatti. Chiodi, infatti, non ha mai risposto su moltissimi dubbi che animano la sua carriera politica sia ai vertici della Regione sia come pluricommissario.

Dopo lo scoppio dell’inchiesta sul “gruppo Stati” non si è sentito in dovere di chiarire aspetti fondamentali della vita pubblica sul perché Abruzzo Engineering è in perdita (pare 60milioni ma la certezza non c’è perché nessuno ritiene opportuno parlare), quali sono i problemi amministrativi sottostanti (affidamenti diretti in violazioni delle leggi?), perché il papà dell’assessore Stati faceva politica nell’ufficio di assessore della figlia, perchè inoltre non ha fornito il documento con il quale ha nominato il suo socio di studio, Carmine Tancredi, quale consulente proprio per monitorare i conti di Abruzzo Engineering. Chiodi non ha nemmeno spiegato perché di Tancredi si è dovuto sapere solo dalle intercettazioni, così come dovrebbe spiegare perché in presenza di un conflitto di interessi così macroscopico un cittadino comune non dovrebbe dubitare.  

Il recente scivolone poi di dover nominare per forza come vice commissario alla ricostruzione, Antonio Cicchetti, una persona già condannata, non aiutare le persone a fugare i dubbi.

Poi, l’ennesimo appello ai media: «spero ci sia l'onestà intellettuale, oltre che deontologica, affinché gli organi di stampa riservino al presidente Chiodi lo stesso clamore per annunciare che non c'è assolutamente nessuna bufera che lo riguardi. Vorrei, invece, poter lavorare per il bene della mia terra e della mia gente con la serenità e la dignità che spettano a chi ogni giorno s'impegna duramente tra mille problemi, ma sempre con grande spirito etico, riuscendo tra l'altro ad ottenere risultati unici per la nostra regione. E mi riferisco, in primis, alla riduzione dell'indebitamento o al riordino della Sanità».

«Da Roma», conclude la nota di Chiodi, «dove mi trovo per una tre giorni di intensi contatti, ho dovuto rassicurare la mia famiglia e le mie figlie, preoccupatissime per una notizia che non ha il minimo fondamento. E questo non è umanamente sopportabile. Non è accettabile».

PrimaDaNoi.it ha già rivolto a Chodi una serie di domande e formulato una lista non esaustiva di dubbi ed errori che forse hanno contribuito al venir meno di una fiducia riposta in grandi dosi all’indomani degli arresti di Sanitopoli.

16/09/2010 14.01

 

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SCATTA LA SOLIDARIETA’ DEL CENTO DESTRA A CHIODI – L’ORDINE DEI GIORNALISTI:«HA RAGIONE»

 ABRUZZO. Nel pomeriggio si è scatenata la gara alla solidarietà a Chiodi attaccato «ingiustamente» dalla stampa, offeso e pare a tratti quasi vilipeso.

A precedere il fuoco di fila delle dichiarazioni una nota ufficiale dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi nella quale si dice che Chiodi ha perfettamente ragione ad indignarsi e che le notizie devono sempre essere accertate prima di darle.

«E’ meglio non diffondere una notizia incerta che rischiare di diffonderne una non veritiera», si legge nella nota dell’Ordine, «è obbligo dei giornalisti “il rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Le notizie diffuse sul conto del presidente della Regione, Gianni Chiodi, non sembrano rispondere a questi elementari e basilari doveri professionali dei giornalisti, ed ha quindi ragione di dolersene pubblicamente».

Non è chiaro tuttavia a quali testate o articoli la nota si riferisse. Il comunicato sembrerebbe anche vietare la diffusione della notizia che racconta l’agitazione della classe politica in seguito ad un rincorrersi di voci (che è fenomeno reale e preoccupante). Se girano voci di arresti (che producono effetti e reazioni nella classe politica di mezza regione) parrebbe di capire che non si possa dire.

L’idv di Carlo Costantini invita Chiodi a non fare la vittima e a non imbavagliare la stampa e poi seguono le dichiacazioni di solidarietà di Gianfranco Giuliante (Pdl) («untorelli di professione stanno cercando di minare la credibilita' di un'intera classe dirigente con notizie che finiscono per creare un clima di sospetto e un'aria irrespirabile per tutti coloro i quali si trovano, in questa difficilissima fase, ad affrontare i problemi dell'Abruzzo»), Enrico di Giuseppantonio,  presidente della Provincia di Chieti («Il continuo chiacchiericcio, politico e mediatico, su presunti provvedimenti in arrivo da parte dell'autorita' giudiziaria nei confronti di diversi esponenti politici abruzzesi sta producendo effetti paradossali in tutte le istituzioni che non giovano all'attivita' amministrativa ed ai cittadini e creano un clima di sospetto da tutti contro tutti»), Gaetano Quagliariello (Pdl) («L'Abruzzo da due anni a questa parte ha saputo dotarsi di una nuova classe dirigente, che ha affrontato con coraggio e determinazione non solo il dramma del terremoto, ma anche quelle incrostazioni che una cattiva politica e una pessima gestione gli avevano lasciato addosso»), FilippoPiccone (Pdl) («una vicenda dal chiaro intento strumentale e diffamatorio ha visto protagonista il presidente della Regione Gianni Chiodi»), Antonio Menna (Udc) («stigmatizza con forza le voci incontrollate che sono circolate anche sugli organi di informazione, le quali non fanno altro che creare una dannosa confusione nell'opinione pubblica che danneggia per primi i cittadini»), Guerino Testa (Pdl) «Le voci che si rincorrono nelle ultime ore in molti corridoi possono contribuire solo a rendere irrespirabile il clima senza giovare ne' alla classe politica ne' ai cittadini di questa regione», Paolo Tancredi(Pdl)(«Il continuo rincorrersi di notizie false e tendenziose non fa altro che ledere l’operato di una persona integerrima che presta il suo lavoro al servizio totale della Regione Abruzzo»).

Il vice presidente della regione, Alfredo Castiglione, invece, si dice certo delle doti morali del Presidente.

 16/09/2010 19.21