Air One Technic, c'era un altro piano di salvataggio. Ma la politica disse no

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3941

Air One Technic, c'era un altro piano di salvataggio. Ma la politica disse no
PESCARA. Tutti i protagonisti della vicenda Air One Technic sono stati convocati lunedì prossimo alle 15 dal presidente Gianni Chiodi. (Nella foto l'on. Mario Valducci)

Novità in vista o solo rassicurazioni che lo scalo non subirà contraccolpi dal no di Alitalia al salvataggio della manutenzione? In effetti dopo lo stop alla proposta della cordata abruzzese che voleva rilevare la società, al di là dei gravi problemi occupazionali, l’effetto collaterale più temuto è l’abbandono dell’aeroporto d’Abruzzo anche da parte dei voli Alitalia. E perciò non se ne parla. Ma questo pericolo è il convitato di pietra di tutti i discorsi nella Saga e nell’Assessorato regionale ai Trasporti, impegnati in prima persona a difendere lo scalo e magari a potenziarlo, appoggiando gli imprenditori interessati a questa attività.

E c’è un’altra vicenda di cui non si parla e che si tenta di tenere nascosta: nel recente passato c’è stato un altro tentativo di salvare Air One Technic. Ed erano tempi in cui forse c’erano maggiori possibilità e più speranze di sottrarsi all’abbraccio mortale di Atitech. Siamo alla fine del 2009, quando il Governo stava vendendo a spezzatino la compagnia di bandiera. Ma l’opportunità svanì quando la politica abruzzese si impadronì della gestione del problema, si dimostrò poco interessata all’idea di potenziare il settore manutenzione, si dichiarò più interessata alla nomina del presidente Saga che al potenziamento dell’aeroporto ed al salvataggio dei posti di lavoro della manutenzione. Insomma una scarsa visione strategica (più poltrone a terra che sugli aerei) le cui conseguenze oggi pagano i dipendenti Air One Technic, con il rischio concreto che ne risenta tutta l’economia abruzzese.

UN ALTRO PIANO DI SALVATAGGIO DELLA MANUTENZIONE PRESENTATO NEL 2009

Il piano fu presentato nel dicembre 2009 all’onorevole Mario Valducci, presidente della Commissione trasporti della Camera, dallo stesso Paolo Primavera, attuale presidente di Confindustria e componente della cordata abruzzese oggi interessata al subentro.

«Sì. Io ho il vizio di fare l’imprenditore e cerco tutte le strade per realizzare i miei piani, senza dire che essendo stato presidente della Saga, ho l’aeroporto nel cuore – spiega lo stesso Primavera – la proposta era simile, ma non uguale. Confermo: sono andato a parlarne con il presidente Valducci. Ma anche allora c’erano resistenze in Alitalia».

 La proposta era di acquisire il capannone per farne un centro di eccellenza per la manutenzione, elevando anche il livello delle competenze che erano già alte al tempo di Air One di Carlo Toto. La società si sarebbe posta sul mercato non solo come referente per gli aerei italiani, ma anche per quelli israeliani e medio-orientali. Cioè sarebbe stata anche un’occasione di business oltre che di rilancio per l’aeroporto. Della proposta (affitto più opzione per l’acquisto) fu informato anche Rocco Sabelli, l’amministratore delegato Alitalia, che certamente aveva altri progetti in itinere, ma che poteva ancora aggiustare il tiro su Napoli e sull’Atitech. A mettersi di traverso rispetto a questo progetto di natura solo imprenditoriale fu qualche politico locale che voleva gestire la proposta, ma che di fatto la fece svanire. Eppure non era un Piano fatto così, tanto per fare. C’era tutto: dal crono programma, alla composizione societaria, ai dati dei bilanci di Air One Technic, alla “due-diligence”, cioè alla perizia che sarebbe stata commissionata ad una società di revisione su tutta la società da rilevare.

Risultato? In Abruzzo si parlò soltanto del nome per il nuovo manager della Saga: un dibattito inutile, tanto che alla fine la società di gestione fu commissariata. E Air One Technic si avviò al suo destino di oggi, quando arriva al capolinea svuotata dei suoi punti di eccellenza.

IN AEROPORTO C’ERA CHI NON VOLEVA AIR ONE TECHNIC PER REALIZZARE L’AREA CARGO

 Perché c’è un altro aspetto che pure viene tenuto nascosto: alcuni nemici della manutenzione erano dentro l’aeroporto. Erano quelli che hanno svuotato di professionalità la società, ma era anche una parte della vecchia gestione della Saga che invece di ingraziarsi l’Alitalia e di potenziare il settore manutenzione, aveva un piano illustrato più volte e che di fatto si stava realizzando in due modi. Da una parte ostacoli alla crescita, anche occupazionale, di Air One Technic, come le difficoltà ad allargare l’hangar per consentire di parcheggiare per la manutenzione alcuni aerei che avevano un’apertura alare più larga, mentre in lunghezza lo spazio era sufficiente.

Sullo sfondo il progetto segreto, ma non tanto: realizzare in quell’aerea una zona per i Cargo, con alcune compagnie aeree russe di cui però non si è più parlato.

Adesso che i buoi sono scappati, il presidente Chiodi ha una posizione difficile che più difficile non si può: come abbiamo già documentato, le premesse per la sconfitta della cordata abruzzese c’erano da oltre due anni, forse tre, quando erano stati approvati e benedetti dal Governo i progetti per il potenziamento di Atitech a danno anche di Air One Technic. Ora si aggiunge che il presidente Atitech è Giovanni Lettieri, candidato sindaco Pdl a Napoli e quindi è inimmaginabile che questa società possa subire qualche ridimensionamento. E Chiodi lo sa. L’unico versante su cui può muoversi è quello di scongiurare la fuga di Alitalia.

La speranza è che si mostri meno rozzo di alcuni suoi alleati nel maneggiare meccanismi così delicati.

Sebastiano Calella   02/04/2011 9.48

* TUTTO SULLA VICENDA DI AIRONE TECHNIC