LA SENTENZA

Acqua pubblica, dopo la sentenza della Corte costituzionale «i sindaci provvedano alla revisione»

Appello del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’acqua

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Acqua pubblica, dopo la sentenza della Corte costituzionale «i sindaci provvedano alla revisione»
ABRUZZO. La sentenza della Corte Costituzionale numero 199 depositata il 20 luglio 2012, dopo il ricorso di Puglia, Sardegna, Marche, Lazio, Emilia Romagna e Umbria, restituisce la voce ai cittadini italiani.

Lo fa dichiarando incostituzionale e inammissibile http://www.primadanoi.it/news/528761/Cassazione-no-alla-privatizzazione-dell-acqua.html , l'articolo 4 del Decreto Legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, a soli 23 giorni dalla pubblicazione dell’esito della consultazione referendaria, ha calpestato il risultato del referendum e reintrodotto la privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, comprese quelle del Governo Monti. La Corte Costituzionale ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011.
«La sentenza rafforza la delibera del Commissario Unico Straordinario n°11 del 11 luglio 2012 che ha ratificato la votazione dell’Assemblea dell’ASSI di Pescara del 16 Aprile scorso», sottolinea il Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua.
Tra le varie deliberazioni, i sindaci, soci di Aca, devono provvedere alla revisione e riduzione dei costi di gestione della società e alla sua trasformazione in Azienda di Diritto Pubblico. Tale forma di gestione favorisce, rispetto alle S.p.A. maggiore controllo e partecipazione diretta, non solo da parte dei sindaci soci e dei consigli comunali, ma anche dei cittadini, dei lavoratori e dell’associazioni di tutela ambientale.

«Adesso tocca ai sindaci», insiste il Forum sull’acqua, «a partire dalla prossima assemblea di Aca S.p.A., avviare una necessaria rivoluzione nella gestione del Servizio Idrico, un cambio di rotta nel senso della trasparenza, della legalità, della competenza e della partecipazione. È del tutto evidente che per far questo c’è bisogno di un Cda e di un presidente in netta discontinuità con il passato e in grado di traghettare l’azienda verso la ripubblicizzazione».
Ma l’associazione chiede anche che la Legge Regionale per il Servizio Idrico Integrato venga modificata attraverso un «imprescindibile confronto con la società civile, il movimento referendario e le parti sociali. Auspichiamo che venga esclusa, in via definitiva, qualsiasi forma di privatizzazione e che tali modifiche prendano in riferimento le scelte fatte dalle municipalità di Parigi, Berlino e Napoli, le quali non risultano in contrasto con alcuna normativa europea. Non ultimo, riteniamo che l’attuale gestione commissariale del Servizio Idrico in Abruzzo debba concludersi».