INDUSTRIA E CRISI

Sevel Atessa, Tagliente a Chiodi: «occhio ai sintomi della crisi»

Il consigliere regionale ha presentato un’interpellanza sulla crisi dello stabilimento di Atessa

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Giuseppe Tagliente

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ATESSA. Scarso indice di utilizzazione, crisi dei gruppi Fiat e Peugeot, poche vendite, elevati costi dei trasporti su gomma.

Sono i sintomi non trascurabili della crisi che si respira in casa Sevel e che dovrebbero spingere la Regione ad attivarsi per lo stabilimento di Atessa prima che sia troppo tardi. Sevel costituisce di fatto l’asse portante dell’economia della Val di Sangro e la maggior fonte di occupazione di quest’area, con circa 7.500 occupati diretti e quasi altrettanti attivi nell’indotto. Ed ha un secondo polo industriale nel sito di Valenciennes nel quale vengono costruite vetture, del tipo monovolume, commercializzate con i marchi Peugeot, Citroen, Fiat e Lancia.
A dare l’allarme, in un’interpellanza alla Giunta, è il consigliere regionale Giuseppe Tagliente che ha chiesto a Chiodi di convocare il gruppo Fiat per avere informazioni sulla situazione in essere e sulle prospettive commerciali ed industriali di breve, medio e lungo periodo, nonché sui supporti eventualmente da fornire per la prosecuzione dell’attività; così come ha sollecitato la convocazione delle rappresentanze sindacali per capire come ridurre, se non evitare, anomalie nei comportamenti che possono allontanare ulteriormente l’azienda dallo stabilimento.
I problemi che si registrano ad Atessa vanno dallo scarso indice di utilizzazione, al momento del 33 % e destinato a crescere solo fino al 67% nel 2014, a fronte dell’80-85% (valori che indicano un indice di utilizzazione di un impianto per la produzione di automobili economicamente redditizio); alla crisi del comparto automobilistico in cui versa il gruppo Fiat in Italia, che può sfociare nella chiusura di almeno uno stabilimento italiano, come più volte pubblicamente dichiarato dall’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne. Oltre al fatto che proprio nei giorni scorsi è stata annunciata la chiusura dello stabilimento Peugeot di Aulnay che impiegava 8000 posti di lavoro.
Infine, altro problema da non prendere sotto gamba, riguarda i costi dei trasporti su gomma, a fronte dell’inadeguatezza di quelli legati alla mobilità su ferro e via mare (una bisarca su gomma trasporta da 3 a 5 furgoni, un treno ne può trasportare da 80 a 100, una nave molti di più).
Per non parlare, infine, dei lavoratori dello stabilimento abruzzese alle prese con problemi di Cassa Integrazione.
«Non bisogna aspettare lo scoppio della crisi», ha fatto presente Tagliente a Chiodi, «per cercare di trovare, in uno stato di totale emergenza, la consueta soluzione improvvisata e pasticciata ( del tipo Termini Imerese, tanto per spiegarci), ma anticipare gli eventi con una strategia più partecipativa nei confronti della problematica in fieri. Così come i problemi relativi a Pilkington, Honda e Burgo, bisogna darsi da fare anche per la Sevel».