CONCORSI PUBBLICI

Mobilità alla Regione: il candidato non ha i requisiti ma passa lo stesso

Secondo le motivazioni: il requisito non rispettato non sarebbe stato equo

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Nazario Pagano

Nazario Pagano

ABRUZZO. Ci sono due nuove scoperte in seguito alla lettera spedita dal direttore dell’ufficio amministrativo del Consiglio regionale, Paolo Costanzi, dopo le polemiche e le recriminazioni tra gli impiegati definiti in modi quanto meno non educati.

Due scoperte che sono una conferma dei metodi adottati per attivare la mobilità, procedure che il sindacato contesta perché rischiano solo di favorire i funzionari vicini al direttore. Stavolta a complicare le cose non è il direttore Paolo Costanzi che con la sua lettera poco meditata ha spiegato come avviene la mobilità nel suo ufficio, ma è addirittura il presidente Nazario Pagano che il 3 luglio scorso, in piena bagarre di polemiche, ha chiesto la revoca di un bando di mobilità quasi concluso.
Una procedura di revoca che qualcuno reputa quantomeno “irrituale” e che è stata  subito accordata, nonostante il fatto che appena due giorni prima (il primo luglio) fosse stata approvata la graduatoria degli ammessi.
I fortunati erano Vittorio Fabrizi, Carlo Giovani, Giancarlo Misantoni e Domenico Palumbo.
Carlo Giovani, quello a cui era stata inviata la lettera e che quindi già faceva parte della squadra di Costanzi? Sì, proprio lui. Insomma – questa è la prima scoperta - si è verificata l’ipotesi che uno dei componenti della squadra del direttore potesse trovarsi nella condizione di candidato, con una commissione formata per tre quarti da altri colleghi “giocatori”.
 Il che chiarisce il sistema. Sia chiaro: qui non si discute delle capacità professionali né del direttore amministrativo (molto apprezzato in modo bipartisan: «con lui gli appalti si fanno bene e si risparmia, i numeri sono dalla sua parte» sono i commenti di maggioranza ed opposizione) né dei candidati alla mobilità, come l’ingegner Carlo Giovani, di cui si è parlato, o dell’ingegner Giancarlo Misantoni, di cui si parlerà subito. E’ questa infatti la seconda scoperta per capire come vanno le cose nella direzione amministrativa del consiglio regionale.
Qui semmai si parla di metodi e non di persone.

Dunque la determina sulla “ammissione ed esclusione dei candidati che hanno presentato domanda di mobilità” si apre con una relazione negativa da parte del dirigente dell’ufficio Anna Clorinda Cicchetti (estensore Carla Piccinini) che in sintesi segnala che «il candidato Misantoni non è in possesso di un requisito previsto e cioè l’anzianità di servizio di 5 anni nella qualifica di dirigente». Quindi va escluso. «E’ vero – argomenta il dirigente Michela Leacche che firma la determina con la graduatoria – ma lo ammettiamo lo stesso per due motivi. Il primo è che è meglio avere più candidati per la riserva dei posti dei candidati provenienti dalla Giunta regionale. Il secondo è che la previsione del “requisito previsto dal regolamento, cioè l’anzianità di 5 anni, non appare equa rispetto alla qualifica di dirigente della Giunta”».
 Insomma prima si fanno i bandi con i requisiti, poi si argomenta che siccome i requisiti non “appaiono” equi, il bando non fa più testo. Una interpretazione strana del Diritto che potrebbe far saltare molti concorsi. E così chi non ha fatto domanda perché non possedeva i requisiti viene danneggiato due volte da questa interpretazione ad uso e consumo interno.

 Se il bando era sbagliato, forse era meglio annullarlo e ripresentarlo, visto che nei concorsi le regole vanno rispettate e non possono essere cambiate in corso d’opera. Sarà per questo che Pagano, da avvocato, ha sentito odore di bruciato ed ha revocato tutto? Certo è che le frasi irriguardose contro gli impiegati, pur gravissime di per sé, perdono la centralità in questa polemica che è rivolta soprattutto ai metodi disinvolti di un ufficio che decide i componenti della “squadra” e legifera sui bandi. Si intravede insomma una situazione molto autonoma rispetto ai regolamenti ed alle prassi e rispetto ai politici dell’Ufficio di presidenza e della Vigilanza che si fanno bypassare in tutto, dal diritto alla gestione delle risorse umane.

Sebastiano Calella 

LA DIRIGENTE:«I TERMINI SONO STATI RIAPERTI PER LA PAR CONDICIO»
La dirigente Michela Leacche contesta la ricostruzione fatta nell’articolo e lamenta il fatto di non aver citato un’altra sua determina datata 8 giugno 2012 che di fatto oltre a sanzionare le caratteristiche richieste nel primo bando così come spiegato nell’articolo riapre i termini per la par condicio.
«Intanto si parla di mobilità interna dalla giunta regionale, inoltre richiedere  il requisito dei cinque anni non solo risulta irragionevolmente contraddittorio rispetto ad una prassi consolidata nella gestione della mobilità interna con la Giunta Regionale che, al fine del passaggio nei propri ruoli, non richiede ai dirigenti del Consiglio  alcun requisito minimo di anzianità, ma genera un’ingiustificata restrizione della più ampia partecipazione  dei dirigenti della Giunta; favorire, al contrario, la più ampia partecipazione dei dirigenti della Giunta risponde all’evidente interesse pubblico di ampliare la platea dei partecipanti e assicurare contestualmente la finalità di contenimento della spesa espressamente evidenziata dall’Organo di indirizzo politico nell’atto di programmazione dei fabbisogni di personale».
Concetti che sono pure riportati già nell’articolo (che forse la dirigente ha letto velocemente) e nel documento integrale pubblicato.
«La polemica sollevata appare, dunque», aggiunge la dirigente, «di carattere prettamente strumentale ed emulativo. Ed, invero, ad apparire strana, più che l’interpretazione del diritto operata dalla sottoscritta, è la metodologia di acquisizione e di citazione degli atti. Infatti non può non apparire strano aver avuto contezza della determina di ammissione dei candidati, e non aver avuto contezza della determina, ugualmente pubblicata sul sito istituzionale sotto il link concorsi e mobilità, che nel confermare le motivazioni a sostegno delle ammissioni riapre i termini della procedura a salvaguardia della par condicio. Le accuse sollevate non possono, pertanto, che essere respinte al mittente, con ogni più ampia riserva di tutela».

Ad ogni buon conto dopo alcuni minuti di ricerca siamo riusciti a trovare il documento di cui parla la dirigente che tuttavia non era evidenziato a dovere e segnalato con il link “AVVISO”.
Lo pubblichiamo integralmente a beneficio di tutti e per completezza di informazione.

determinazione_38_8_giugno_2012[1]


MOBILITA' REGIONE ABRUZZO elenco_ammessi_esclusi