IL FATTO

L'affitto dei pascoli ed i fondi pubblici. I dubbi del Cospa Abruzzo

Società fuori regione affittano pascoli abruzzesi per ottenere fondi Ue

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L'affitto dei pascoli ed i fondi pubblici. I dubbi del Cospa Abruzzo
ABRUZZO. «Ti faccio mangiare erba gratis», dice il Comune al pastore. Ed il pastore resta sorpreso al limite tra il contento ed il sospettoso. La mandria in collina bruca. Poi la scoperta: quell’erba “mangiata” ha fruttato quattrini pubblici ad una società fuori regione. Che ha dimostrato su carta di aver portato in alpeggio animali (ne è prova quell’erba brucata).

E’ il fenomeno noto come speculazione dei pascoli. Una pratica che arricchisce il richiedente (che accede ai fondi pubblici) ed il concessionario (il Comune incassa una somma come contropartita per la concessione del pascolo). Agli speculatori l’alpeggio serve come prova sulla carta per portare a case centinaia di migliaia di euro.
Dino Rossi del Cospa ha avanzato sospetti sul territorio abruzzese investendo della questione il Prefetto ed il Questore de L’Aquila. Secondo Rossi una delibera, la 32 del 26.04.2012 del Comune di Pescocostanzo ha autorizzato la società Pascoli Alti srl con sede in Piove di Sacco (Padova), ad utilizzare 630 ettari di superficie confinante con i Comuni di Pettorano sul Gizio, Roccapia, Cansano, Rivisondoli per la cifra di 17.500 euro.
Secondo Rossi quelle concesse da Pescocostanzo sono zone impervie troppo impervie da risultare difficilmente utilizzabili. La delibera del Comune le definisce aree «abbandonate dagli allevatori locali, in quanto non di facile accesso, perché ad una grossa altitudine». Ma, specifica la delibera «la restante parte del patrimonio pascolivo comunale è sufficiente per le esigenze della zootecnica locale». Dunque nessun danno agli allevatori locali che vedono soddisfatta la loro domanda.
La concessione del Comune di Pescocostanzo riguarda solo ed unicamente il pascolo di greggi di ovini «alla ditta che da tempo opera nei territori di alcuni comuni limitrofi con professionalità e che non ha dato adito a contenziosi onorando puntualmente l’impegno economico».
Ma i dubbi di Rossi restano: basta che l’allevatore diventi socio della ditta, le metta a disposizione gli animali provenienti da altre regioni e quella incassi denaro. «Pensate che solo per il Comune di San Benettetto in Perillis, l’Agea, quindi la UE ha dato per 530 ettari 210.743,00».
C’è poi un altro fenomeno che lamenta Rossi: la diffusione delle malattie infettive tra gli animali conseguenza diretta di mancati controlli. L’anello debole di questo sistema sono i Comuni di montagna alle prese con difficoltà di cassa e bilanci magri e che vedono in queste concessioni occasioni da non farsi sfuggire per fare cassa.
Rossi ricorda che nell’ultima manifestazione tenutasi nei pressi dei caselli autostradali di Pratola Peligna e Villanova di Cepagatti, questo problema è stato sollevato, in particolare all’assessore regionale, a tutti i presidenti delle Province abruzzesi, «che però sempre hanno fatto orecchie da mercanti».
Il Cospa Abruzzo mira ad un incontro per stabilire un regolamento regionale, volto alla salvaguardia degli allevatori locali e della fauna selvatica.