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La lettera del direttore Costanzi e l’uso della mobilità per fare squadra

Al Consiglio regionale strani concorsi, uno di questi improvvisamente revocato

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Nazario Pagano

Nazario Pagano

ABRUZZO. “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Il proverbio cinese sembra adatto alle feroci critiche che il direttore amministrativo del Consiglio regionale, Paolo Costanzi, rivolge ai suoi impiegati in una lettera. Le reazioni si soffermano infatti sui giudizi «iena, squalo, mollusco, vecchio» con cui sono stati classificati i dipendenti non allineati.

E questo sarebbe il dito.
Mentre ci si dimentica di guardare “la luna”, cioè quello che c’è dietro la buccia di banana su cui è scivolato il direttore Paolo Costanzi : la lettera apre infatti scenari da incubo sul funzionamento delle istituzioni, violentate con l’uso distorto della mobilità per selezionare funzionari “amici”. Inoltre alcuni fatti, avvenuti nei primi giorni della polemica, quando si tentava disperatamente di non far uscire la notizia, dimostrano il tentativo di coprire tutto per disinnescare una situazione imbarazzante che a questo punto non sarebbe più la lettera ma lo scenario

LA REVOCA IMPROVVISA
Sul sito del Consiglio regionale appare improvvisamente la strana revoca della procedura di mobilità per un tecnico: lo chiede il Presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. Siamo al 3 luglio: si scopre che «l’accorpamento dei servizi può avvenire solo con i posti vacanti». La verità forse è giocare d’anticipo per annullare  un concorso a rischio.
A firmare la determina di revoca è il dirigente Michela Leacche, mentre l’estensore è Anna Cicchetti, che hanno ricevuto entrambe la «comunicazione su appalti e lavori» (con offese annesse), alias “lettera privata” agli amici del direttore Costanzi.
 Prima c’era stata  la determina del 29 maggio per la commissione d’esame sulle domande di mobilità.
Anche questa è firmata Leacche, vice direttore area amministrativa,  che si nomina presidente. I commissari sono: Giovanna Colangelo, direttore area affari della presidenza (l’area che nei sogni di Costanzi dovrebbe saltare, tant’è vero che questo direttore non si trova tra gli amici destinatari della lettera),Tiziana Grassi, servizio risorse finanziarie e strumentali, e Wanda Sebastiani, ufficio giuridico ed economico del personale (entrambe hanno ricevuto la lettera). In pratica se qualcuno di quelli indicati negli indirizzi avesse inoltrato domanda di mobilità, avrebbe trovato in commissione i compagni di squadra (utilizzando una metafora cara allo stesso Costanzi che parlava di rugby…).

L’IMPORTANZA DELLA MOBILITA’ IN UNA SQUADRA DI RUGBY
Dietro una lettera che sembra estemporanea potrebbe dunque esserci di più.
Prudente dunque  il presidente Nazario Pagano a chiedere la revoca di questa mobilità. A scanso di equivoci. E di coinvolgimenti. Ma questo non toglie, anzi conferma, che i vertici del Consiglio sappiano tutto, però nessuno finora ha difeso gli impiegati che si sentono offesi  (nemmeno l’assessore al personale Federica Carpineta ha ritenuto opportuno farlo) né ha chiarito eventuali irregolarità. 
Il solito tentativo di non parlarne per cercare di far dimenticare una storia che merita tutti gli approfondimenti del caso.
Infatti, se da una parte, ci sono le offese vere o presunte, di sui si occuperà eventualmente la magistratura, dall’altra, c’è la rivelazione dei meccanismi usati dai furbetti della mobilità, su cui il Consiglio regionale (e non solo lui) avrebbe titolo per intervenire, ma non lo ha fatto.
Se la vicenda si limitasse al direttore che non conosce il galateo, sarebbe sufficiente l’intervento di Cgil e Cisl che hanno già chiesto un chiarimento, le scuse o provvedimenti disciplinari. Invece la lettera del direttore fa capire il senso del suo invito “a fare squadra” come nel rugby, con l’uso spregiudicato della mobilità. In un ufficio normale questa esortazione sportiva significa «lavoriamo meglio per gli obiettivi dell’istituzione». Potrebbe significa altro se invece l’invito viene rivolto da un direttore che sembra dividere l’ufficio in “buoni” e “cattivi” per arrivare ad un gruppo di potere compatto.
Una scivolata di stile in un direttore, Costanzi, che ha avuto anche un’esperienza politica ed elettorale, come la candidatura a sindaco di Prata d’Ansidonia con la lista civica di centrodestra “Finalmente si vola” (che però non è riuscita a decollare fermandosi a 135 voti). Oppure lo ha portato fuori strada la sua vicinanza a chi lo dovrebbe controllare (sembra vicino al vicepresidente De Matteis, dopo l’esperienza al Bilancio con l’ex assessore D’Amico). E così dalla lettera emerge il suo modo di selezionare dirigenti e funzionari non per capacità, ma per la possibilità di cooptarli nella sua squadra. Il rischio è - scrive la Cgil nel suo comunicato - che all’interno delle istituzioni usando la mobilità possa creare «un club di persone di fiducia» (la Cgil elegantemente si ferma al “club”). Dunque la chiave di lettura più importante di tutta la vicenda sembra proprio l’uso distorto della mobilità, utilizzata per formare squadre a servizio di qualcuno e non delle istituzioni. Non a caso la Cgil, già dall’8 giugno, chiedeva «la discussione sull’andamento dei processi occupazionali, l’organizzazione degli uffici, la gestione complessiva delle risorse umane, il regolamento per l’accesso agli impieghi. Si ritiene che sia necessario interrompere il grande flusso di mobilità in entrata di dipendenti e razionalizzare le strutture dirigenziali».

DIRETTORE ATTUATORE, TECNICO MOBILE
Non si tratterebbe dunque di procedure illegali per l’attuale mobilità, soprattutto perché formalmente (anche alla direzione amministrativa del Consiglio regionale) vengono usati metodi corretti con concorso e graduatoria. Però ci sono “pericoli” per il grande flusso in entrata di dipendenti scelti ad hoc. Nella lettera ci sono indizi chiarissimi su come Paolo Costanzi si affidi alla mobilità per crearsi la “squadra di rugby” di sua fiducia. Tra questi indizi, uno ha attirato di più l’attenzione. Si tratta del punto in cui si parla di alcuni lavori (pinacoteca, biblioteca, sala congressi, bar e mensa del Consiglio regionale) e soprattutto del ripristino del palazzo ex Gil e dell’Emiciclo di cui il direttore è diventato «soggetto attuatore» da poco tempo, cioè un amministrativo costretto ad improvvisarsi ingegnere.
In effetti servirebbe un tecnico, ma la Regione non può assumere. In soccorso però potrebbe arrivare qualcuno di fiducia con la mobilità interna, quella che ha rinforzato la squadra del direttore con l’arrivo da fuori di ottime professionalità “mobili”. E tra gli intestatari (l’indirizzo mail del Consiglio regionale è: nome, “@” e poi crabruzzo.it), ce n’è uno che attira la curiosità, perché dopo la “@” riporta solo “regione.abruzzo.it”. Quindi non è un dipendente del Consiglio. Si tratta di Carlo Giovani, un tecnico che stranamente Costanzi mette nella sua squadra, anche se non lavora ancora con lui, ma con la Giunta.
Chissà che con la mobilità non possa però arrivare nella squadra di Costanzi.

Sebastiano Calella