SANITA'

Ospedali abruzzesi depotenziati. Ginoble al Ministro:«come intende muoversi?»

Il parlamentare Pd avanza dubbi di costituzionalità

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Ospedali abruzzesi depotenziati. Ginoble al Ministro:«come intende muoversi?»
ABRUZZO. Ha preso Atri come esempio. In realtà il suo intervento è in favore degli ospedali abruzzesi caduti sotto la scure del piano di rientro sanitario voluto da Chiodi.

L’onorevole Tommaso Ginoble il 28 giugno scorso ha presentato un’interrogazione al ministro per la Salute, Renato Balduzzi, al presidente del Consiglio ed al ministro dell’Economia e della Finanza.
Dubbi sono stati espressi sulla costituzionalità del programma operativo adottato dal commissario ad acta, Gianni Chiodi e sul depotenziamento dei piccoli nosocomi abruzzesi. Tagli e depotenziamenti, dice Ginoble, che non hanno certo migliorato la qualità del servizio sanitario locale.
«Quali iniziative intende intraprendere il ministero della Salute per assicurare che sull’intero territorio regionale sia garantito il rispetto del diritto alla salute e vangano garantiti i livelli essenziali di assistenza?».
La storia del depotenziamento è vecchia ed arcinota. Tutto gravita attorno al piano di rientro sanitario nel 2007 che ha previsto per l’Abruzzo il risanamento del disavanzo del settore sanitario, da azzerare entro il 2010, attraverso provvedimenti per razionalizzare, tra l'altro, la rete ospedaliera.
L’11 dicembre del 2009 è stato nominato come commissario straordinario per l'attuazione del piano il presidente Gianni Chiodi che insieme all’ex sub-commissario Giovanna Baraldi ha adottato una serie di misure (delibere) che prevedono la completa rimodulazione della rete ospedaliera regionale con taglio di posti letto, la chiusura di cinque ospedali, la revisione delle unità operative complesse. Le aziende sanitarie locali della regione Abruzzo hanno adottato piani aziendali in conformità alle indicazioni commissariali tagliando o depotenziando piccole strutture. Come nel caso della Asl di Teramo, ha fatto notare Ginoble, «che con l'adozione dell'atto aziendale, ha determinato un depauperamento delle dotazioni e della funzionalità del servizio sanitario di quella provincia ed un impoverimento dei servizi erogati dal presidio ospedaliero di Atri».

Pineto, Atri, Silvi hanno fatto ricorsi amministrativi davanti al Tar Abruzzo, per ottenere l'annullamento di quelle disposizioni commissariali.
Mentre il Tar ha dato ragione ai piccoli ospedali cancellando le disposizioni per la parte che prevedeva il loro taglio («in quanto non è competenza del commissario ad acta incidere, fino a modificarla, l’ organizzazione del servizio sanitario regionale poiché il suo unico compito è quello di dare attuazione al piano di rientro ed il commissario non può, con propri atti amministrativi, modificare o abrogare previsioni di legge regionale come il piano sanitario), il Consiglio dei Ministri con decreto legge 98 del 2011 ha dato forza di legge al programma operativo Chiodi/Baraldi.
E su questo punto che ora si concentrano le attenzioni. Per Ginoble questa legge «è incostituzionale perché è prevista per la sola regione Abruzzo e non per le altre regioni in regime di piano di rientro; perché trasforma in legge un atto amministrativo ancora oggetto di giudizio».
«Ogni provvedimento organizzativo delle aziende sanitarie abruzzesi», ha concluso Ginoble, «è a rischio di annullamento poiché strettamente connesso al programma operativo oggi fortemente sospettato di incostituzionalità; se infatti la norma citata fosse dichiarata incostituzionale è chiaro che ne deriverebbe il collasso del servizio sanitario regionale della regione Abruzzo che da quei provvedimenti oggi promana; il Ministro cosa intende fare?».

m.b.