L'ATTESA PER LA DECISIONE

Villa Pini: il sì del Consiglio di Stato all’accreditamento si gioca sulle pregiudiziali

Il Comitato “Villa Pini resiste” spera in una sentenza favorevole e rapida

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Villa Pini: il sì del Consiglio di Stato all’accreditamento si gioca sulle pregiudiziali
ABRUZZO. Sono almeno tre le “pregiudiziali della speranza” su cui fa affidamento il Comitato “Villa Pini resiste” per una sentenza rapida e favorevole del Consiglio di stato sugli accreditamenti della clinica.

E’ alta la tensione per l’attesa dell’udienza di domani in cui verrà chiesto l’annullamento della sentenza del Tar L’Aquila che accogliendo il ricorso delle altre cliniche private ha bocciato il ri-accreditamento dell’esercizio provvisorio di Villa Pini. Ma la speranza è che siano accolte subito le pregiudiziali, cioè gli eventuali errori della sentenza aquilana, indicate nella memoria dell’avvocato Aristide Police che difende la curatela. Il che spianerebbe la strada per una decisione in tempi brevi, cioè senza un pronunciamento nel merito. Il primo errore del Tar sarebbe la mancata pronuncia di improcedibilità del ricorso delle cliniche private per la tardività del ricorso stesso, presentato oltre i termini usuali che decorrono dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della regione delle delibere impugnate.
Le delibere sono state infatti pubblicate sul Bura il 5 maggio, mentre il ricorso al Tar è del 7 agosto. L’altro errore indicato nel ricorso è un difetto di notifica, visto che il ricorso non è stato notificato al Policlinico Abano terme di Nicola Petruzzi che è subentrato alla curatela con il contratto di affitto della clinica. Mentre allo stesso Policlinico è stato notificato un ricorso del 2011, cioè dell’anno dopo, il che significa che è stato riconosciuto il suo “interesse” alla soluzione del problema.

E in diritto il “contro interessato” è colui che potrebbe subire ripercussioni dirette dalle decisioni del tribunale. Il terzo motivo di censura che l’avvocato Police segnala al Consiglio di Stato è il “difetto di interesse” delle cliniche private a ricorrere. Il Tar, dice l’appello, avrebbe dovuto accertare meglio se le cliniche che hanno presentato ricorso potevano fornire ulteriori prestazioni sanitarie. Il che invece non poteva accadere, in quanto il budget delle cliniche è fisso e viene calcolato sul fatturato dell’anno precedente e non sulla presenza o meno di Villa Pini. Ma in realtà tutto l’appello ruota attorno a due o tre nozioni abbastanza chiare che smontano la decisione del Tar L’Aquila.
La prima è che viene invocata erroneamente l’applicazione dell’art. 7 bis sulla sospensione e la revoca dell’accreditamento regionale se la clinica non paga stipendi e contributi da almeno sei mesi. Infatti con questo articolo la Regione intendeva tutelare i dipendenti senza stipendio minacciando l’imprenditore che non paga: oggi sarebbe un controsenso trasformare l’articolo in grimaldello per forzare la chiusura dell’esercizio provvisorio e licenziare centinaia di dipendenti.

La seconda questione importante è che il Tar definisce la curatela «inadempiente» – e quindi passibile di revoca dell’accreditamento - perché come il precedente titolare non ha pagato stipendi e contributi. Il Tar – sostiene l’avvocato Police - dovrebbe invece sapere che il curatore non è inadempiente perché non ha pagato e non poteva pagare né i contributi né gli stipendi pregressi solo e soltanto perché così impone la legge fallimentare che impedisce di pagare alcuni creditori prima degli altri (la par condicio creditorum): questi debiti – cioè gli stipendi e i contributi - verranno infatti saldati al momento della vendita del bene oggetto del fallimento.
Cioè non può essere inadempiente chi rispetta la legge. Ed allora, conclude l’appello dell’avvocato Police, c’è un «error in procedendo» nella sentenza dell’Aquila: «il Tar ha esercitato una giurisdizione estesa al merito in una materia in cui è consentito il solo sindacato di legittimità»: il Tribunale amministrativo, che non è un organo elettivo, si sarebbe sostituito alla Regione che viene eletta e gestisce la cosa pubblica. «Il Tar – dice il CdS in un’altra recente sentenza – non è tenuto a sostituire con propri apprezzamenti di merito le conclusioni rese dall’amministrazione nell’esercizio di una discrezionalità tecnica».
 Insomma la conservazione del bene Villa Pini a favore dei dipendenti e dei creditori era di interesse pubblico, come ha deciso la Regione con l’accreditamento. Basterà per una sentenza favorevole? Il Comitato “Villa Pini resiste” incrocia le dita.


Sebastiano Calella