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Pescara provincia di Chieti? Mascia rifiuta l’ipotesi. Palomba: «tornare con il Molise»

Costantini: «in lite per una salma»

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Vecchia cartina di Abruzzo e Molise uniti

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PESCARA. Pescara diventerà provincia di Chieti? Non si spengono le polemiche dopo le dichiarazioni del presidente Enrico Di Giuseppantonio.

Il Governo Monti vuole sopprimere la metà delle Province italiane, tra queste anche Pescara che verrebbe inglobate a Chieti. Dovendo seguire questa linea, ha detto Di Giuseppantonio, «è nell’ordine delle cose che il capoluogo debba essere quello della Provincia che non viene soppressa». In questo caso Chieti.
E dopo questa affermazione è scoppiato il finimondo.
Il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia affila le armi e annuncia che contatterà i sindaci di Montesilvano, Attilio Di Mattia, e Spoltore, Luciano Di Lorito, per creare un coordinamento, che è pronto a guidare in prima persona. Ma vuole anche coinvolgere l’intero territorio provinciale chiamando in causa associazioni e organizzazioni di categoria «per una mobilitazione territoriale generale».
«Questo non è un derby tra due città», assicura il primo cittadino, «ma è una vicenda ben più delicata che non può ridursi a quattro chiacchiere, perché coinvolge gli assetti amministrativi e organizzativi di interi centri urbani, le nostre economie e le nostre specificità che non possono essere disperse né sacrificate».

Il sindaco è netto: «non possiamo accettare che Pescara perda il proprio ruolo di capoluogo di provincia perché oggi Pescara è molto di più, è il simbolo di una grande area metropolitana, è una città-regione attorno alla quale ruota un intero universo economico, culturale, turistico, finanziario».
E Mascia spiega anche che i suoi uffici sono già al lavoro per approfondire i contenuti del Decreto che non sono del tutto chiari: «non mi appassiona il dibattito su Pescara che rifiuta di essere assoggettata a Chieti o viceversa», assicura, «né mi appassionano le guerre di campanile, e infatti la grandezza della nostra città deriva proprio dalla capacità dei pescaresi di guardare oltre le sterili contrapposizioni e di mostrare la giusta lungimiranza. Mi preme piuttosto difendere il ruolo della mia città come luogo baricentrico che porta economia e ricchezza anche alle altre città, non solo quelle della nostra provincia, ma anche a Chieti, Teramo e L’Aquila».
Quindi secondo il sindaco quel decreto non potrà essere applicato secondo criteri generali perché Pescara «ha specificità ben precise che difenderemo in ogni modo».

Dall’Idv Paolo Palomba propone di unire nuovamente Abruzzo e Molise in un'unica regione, «per dimezzare da subito le spese della politica». La proposta è stata inviata anche al premier Mario Monti.
« Un solo Governatore, una sola Giunta, un solo Consiglio regionale, un minor numero di consiglieri e assessori, meno auto blu, meno uffici periferici, meno enti strumentali», analizza Palomba. «Un risparmio notevole di denaro pubblico, che potrebbe essere impiegato per rilanciare le aziende e far ripartire l'economia. La riunficazione, quindi, non sarebbe una penalizzazione o una punizione per i molisani, ma al contrario un'opportunità di rilancio».
Di tutt’altro avviso il consigliere regionale dell’Italia dei Valori Carlo Costantini (Idv) che parla di una discussione che sconta «una evidente debolezza culturale prima ancora che politica. Le Province di Pescara e Chieti», dice senza mezzi termini, «sono in lite per una salma. Se un ente tecnicamente morto, quale è oggi l’Ente provincia, avrà la sua sede a Pescara o a Chieti a me interessa zero; perchè zero è la produttività che oggi una provincia può esprimere a vantaggio dei cittadini e delle imprese».

Il consigliere regionale Berardo Rabuffo (Fli) propone invece di ridisegnare una regione con tre Province (L’Aquila, Teramo e Chieti) e una città metropolitana (Pescara). In questo modo i comuni del pescarese tornerebbero nelle Province di Chieti e Teramo. Tuttavia, secondo i parametri del decreto-Monti, la Provincia dell’Aquila non avrebbe comunque il requisito della popolazione, ma essendo sede del Capoluogo di regione, a questo punto, dovrebbe giuridicamente continuare a esistere. Un’altra proposta sempre in tema di Spending Review di Rabuffo è la seguente: accorpare le tre regioni adriatiche di Abruzzo, Marche e Molise, costituendo così una Regione “Media-Adriatico”. «Sarebbe – conclude il Consigliere regionale Berardo Rabbuffo – una proposta concreta e reale finalizzata a tagliare i costi della spesa pubblica».
«Il Governo Monti con i suoi tagli»; protesta invece Gianni Melilla (Sel); «non fa nessuna valutazione di natura storica per capire l'assetto istituzionale fin qui vigente. La storia dell'Abruzzo è molto ricca e ha dato vita a Città che hanno svolto in alcune fasi, importanti funzioni che hanno alimentato una forte identità civica. L'assetto attuale delle province abruzzesi nasce durante il fascismo con la istituzione della 4 provincia, quella di Pescara ritagliata quasi del tutto sul territorio della provincia di Teramo, mentre del tutto marginale fu l'apporto delle province di Chieti e L'Aquila. Quel "sacrificio" di Teramo sarebbe ora all'origine della sua soppressione per il limite della sua popolazione. Francamente ciò è inaccettabile non solo per Teramo o Pescara, ma per la logica che non ha colori politici».