DROGHE E CRIMINI

Narcotraffico, 566 chili di droga sequestrata in Abruzzo dal 2010 ad oggi

I dati nel rapporto della Crminalità di Codici e Adiconsum

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Narcotraffico, 566 chili di droga sequestrata in Abruzzo dal 2010 ad oggi
ABRUZZO. Il traffico di stupefacenti forse rappresenta in Abruzzo l’attività più problematica.

E’ quanto emerge dal rapporto Criminalità presentato nei giorni scorsi dalle associazioni Codici e Adiconsum. Sono state in totale 254 le operazioni di polizia svolte negli anni 2010, 2011 e inizio 2012, con una più alta concentrazione, di quasi il 50%, nei territori costieri del teramano e del pescarese.
Sempre nel corso degli anni 2010, 2011 e inizio 2012 sono stati sequestrati 251 chili di hashish, 60 chili di eroina, 65 chili di cocaina e 190 chili di marijuana che sommati allo stupefacente sequestrato nelle vicende che riguardano gli anni 2009 e 2008 arriviamo a un totale di 791 chili di droga sequestrata.
Solo nel 2010 l’hashish sequestrato ammonta a 67 mentre l’eroina a 31chili, la cocaina a 45 chili e la marijuana a 56 chili. Nel 2011 i numeri, invece, sono 157chili di hashish, 38 chili di eroina, 26 chili di cocaina e 132 chili di marijuana. La regione Abruzzo può essere considerata un territorio appetibile dalle mafie sia italiane che estere. Negli ultimi anni sono diversi gli episodi che fanno rilevare infiltrazioni da parte di quest’ultime, quasi a creare una suddivisione del controllo del territorio e in alcuni casi anche una sovrapposizione dello stesso in maniera tale da far venire meno quel clima di convivenza venutosi a creare, sfociando in scontri per il controllo del territorio. Le organizzazioni criminali di origine italiane che maggiormente hanno fatto rilevare la loro presenza nella regione sono la camorra e la ‘ndrangheta, anche se poi troviamo episodi che riguardano altre formazioni come la sacra corona unita. Sono proprio queste, infatti, le due rotte, dalla Campania e dalla Calabria, maggiormente utilizzate dalla criminalità organizzata locale per rifornirsi dello stupefacente necessario a soddisfare una buona parte della richiesta del mercato abruzzese. Un altro dato importante che emerge dalle varie attività delle forze dell’ordine è come la camorra e la ‘ndrangheta siano riuscite nel corso degli ultimi anni non solo a gestire il traffico di droga verso l’Abruzzo, cosa che hanno sempre fatto, ma ad infiltrarsi con il proprio personale nel territorio abruzzese prendendo in mano anche l’organizzazione dello spaccio territoriale.

«Addirittura», spiega Domenico Pettinari dell’associazione Codici, «in alcuni casi, la regione Abruzzo è stata utilizzata dalla ‘ndrangheta come luogo ideale dove impiantare proprie raffinerie o utilizzate come deposito dei propri carichi di droga provenienti dalla Colombia. Come confermato da alcune inchieste svolte dalle autorità che hanno portato allo smantellamento nel chietino di una raffineria gestita da calabresi affiliati alla ‘ndrangheta o l’inchiesta che ha portato nel teramano all’arresto di un’organizzazione della mafia calabrese che aveva allestito sul posto un punto di scarico e smistamento della droga e proprio lì, infatti, che l’organizzazione si stava adoperando per far arrivare un carico di 1,5 tonnellate di cocaina dal Sud America». Un’altra rotta molto importante di approvvigionamento della droga in Abruzzo è costituita da quella Albanese, anche se troviamo altre rotte come quella dal nord Italia, dal Lazio e dalla Lombardia fino ad arrivare all’Olanda e alla Germania. La rotta Albanese a differenza della altre è in mano alle famiglie criminali del posto. Tra queste spiccano i rom, per esempio, che nel tempo sono riuscite a strutturarsi come una vera e propria organizzazione criminale, arrivando a controllare una buona fetta del mercato della droga in Abruzzo, scavalcando in alcuni casi la intermediazione delle mafie come la camorra o la ‘ndrangheta per il rifornimento della droga dall’Albania. «Basti pensare», si legge nel rapporto, «che negli ultimi anni diverse operazione delle autorità hanno portato alla luce alcune organizzazioni criminali di rom strutturate con al vertice una famiglia che si occupava di mantenere i rapporti con le mafie estere, subito sotto di essa famiglie che si occupavano della gestione del traffico di droga tra i due paesi e del rifornimento all’ingrosso, anch’essi costituiti da famiglie rom dislocate sul territorio nei quartieri della droga come ad esempio a Pescara nelle zone di Fontanelle e Rancitelli. Una struttura che ricorda molto quella della ‘ndrangheta».

LE MAFIE ESTERE
Poi ci sono le mafie stere che sempre di più tendono a infiltrarsi nel territorio per impadronirsene. Le più comuni sul posto sono quella di matrice albanese e quelle proveniente dal continente africano in particolare marocchina. Queste sono state avvantaggiate non solo dalla posizione ideale del loro continente rispetto all’Italia ma anche dal fatto che da molti anni gli albanesi e i marocchini in Abruzzo hanno svolto un ruolo di manodopera nello spaccio per conto delle organizzazioni criminali italiane, tale da creare una presenza massiccia di connazionali sul posto da poter sfruttare. A fianco a quella albanese e marocchina troviamo anche casi di infiltrazioni malavitose riconducibili ad organizzazioni domenicane o pachistane, presenti sul territorio con organizzazioni in grado di gestire autonomamente il traffico di stupefacenti. Un ruolo molto significativo nello spaccio è svolto, poi, dagli stranieri presenti in Abruzzo. Questi rappresentando una fascia debole poiché spesso e volentieri si tratta di persone con grandi difficoltà economiche e senza permessi di soggiorno, così da essere identificati dalla mafie come personale da reclutare e sfruttare per i compiti più rischiosi quali i corrieri della droga e lo spacciatore al dettaglio.