L'INTERROGAZIONE

In Abruzzo bando bloccato per 87 nuove farmacie

L’onorevole Vittoria D’Incecco ha interrogato il Ministo della Salute

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3606

In Abruzzo bando bloccato per 87 nuove farmacie
ABRUZZO. Ottantasette nuove farmacie. 54 di nuova istituzione, 33 già istituite e che aspettano solo di vedere la luce.

Potrebbe accadere questo in Abruzzo per effetto del decreto liberalizzazioni.
La procedura per il bando di queste nuove farmacie è però bloccata, si dice per carenza di personale nell’ufficio preposto al bando. E così la nostra regione rischia di perdere un’occasione per molti giovani professionisti.
Dispiacere e preoccupazione hanno spinto l’onorevole abruzzese Vittoria D’Incecco (Pd)  a depositare  un’ interrogazione alla Commissione Affari sociali diretta al Ministro per la Salute, Renato  Balduzzi. Domanda: «lei Ministro è al corrente di questo stallo? Può attivare i poteri sostitutivi e prendere in mano la situazione nei modi che ritiene più opportuni, per determinare uno sblocco nella procedura dell’assegnazione delle nuove farmacie sul territorio della Regione Abruzzo dando nuove opportunità di lavoro a tanti giovani professionisti?».
Il 24 marzo scorso, con la conversione in legge del decreto liberalizzazioni è stato ridotto a 3300 il parametro degli abitanti per l’istituzione di nuove farmacie. La Regione Abruzzo, ha annunciato quindi un concorso per l’apertura di 87 farmacie.
Entro lo scorso 23 aprile i Comuni interessati avrebbero dovuto indicare la collocazione geografica all'interno del Comune delle nuove farmacie ed inviare la documentazione alla Regione che avrebbe approntato in 60 giorni (entro quindi il 23 giugno) il concorso pubblico straordinario; la procedura si sarebbe dovuta concludere entro dodici mesi.
Le nuovi sedi farmaceutiche sparse sul territorio avrebbe coperto la provincia di Pescara con 21 farmacie (a Montesilvano 6 nuove farmacie), Teramo con 18 strutture, L'Aquila con 27 e Chieti con 21.
Poi, il blocco della procedura da attribuire, secondo alcuni esponenti politici del Consiglio regionale, alla carenza di personale (solo due persone) che starebbe impedendo all’ufficio regionale preposto a fare fronte alle incombenze; stesso motivo che avrebbe impedito di assegnare le 33 sedi già istituite prima della nuova normativa.