GIUSTIZIA

Taglio dei tribunali: «operazione fatta col machete»

A Chieti situazione complessa. Molti i tagli in previsione mentre gli avvocati protestano

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Taglio dei tribunali: «operazione fatta col machete»
ABRUZZO. Francavilla al mare, Ortona, Orsogna, Lama dei Peligni, Guardiagrele: sono questi gli uffici del Giudice di pace che saltano in provincia di Chieti.

Analoga cura dimagrante anche per tutte le sedi non circondariali (cioè non presso i tribunali) delle altre province abruzzesi. Come si legge nel decreto del governo, questa riduzione di 674 sedi in tutta Italia servirà a risparmiare e a recuperare personale. Almeno sulla carta, perché in realtà la situazione degli uffici giudiziari di Chieti si presenta così complessa – ma anche altrove ci sono disagi di questo tipo – che sarà molto difficile trovare una collocazione fisica di questi uffici.
La sede del Tribunale è infatti parzialmente inagibile ed interessata da lavori. Il Comune non sa dove trovare altri locali e addirittura anche la sede storica del municipio è inagibile per terremoto, tanto che gli uffici comunali sono ospitati nella sede della Banca d’Italia. Cioè, a meno di non pensare a scrivanie a castello, sarà impossibile sistemare uffici e archivi. Prevedibili perciò proteste e tentativi di soluzione o di differimento del trasferimento. A sorpresa però spunta la notizia che questo taglio non è un’invenzione del governo Monti, ma era presente nelle legge delega che il Parlamento aveva deciso per il precedente governo. Dalle tabelle allegate si apprende che questa legge doveva produrre entro il settembre prossimo 681 soppressioni di sedi del Giudice di pace.
E per quanto riguarda l’Abruzzo, la Corte di appello dell’Aquila passava da 121 a 73 sedi, con un taglio di 48 uffici. Non si chiamava “spending review” e pochi allora hanno protestato. La legge delega prevedeva infatti «la riduzione degli uffici dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri generali sopracitati, dell’analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro» e che «il personale amministrativo in servizio presso gli uffici soppressi del giudice di pace venga riassegnato in misura non inferiore al 50% presso la sede di tribunale o di procura limitrofa e la restante parte presso l’ufficio del giudice di pace presso cui sono trasferite le funzioni delle sedi soppresse». Come correttivo dei tagli si prevedeva anche che «gli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, possano richiedere e ottenere il mantenimento degli uffici del giudice di pace con competenza sui rispettivi territori, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi».


Intanto in tutto Abruzzo si annunciano manifestazioni di protesta. L’associazione nazionale forense parla di una operazione «fatta con il machete». «Nonostante le richieste dei mesi scorsi, nulla è trapelato di concreto da via Arenula e solo a decisioni del Cdm già prese, è stato possibile avere contezza di quello che è il piano per la nuova geografia giudiziaria del Paese», protesta il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, Ester Perifano.
Per l’associazione Nazionale per l’arbitrato e la conciliazione, invece, le riduzioni e gli accorpamenti «distoglieranno i cittadini dal risolvere le loro controversie giudizialmente, vuoi per la distanza dal luogo di residenza e il Tribunale centrale vuoi per l'aumento di costi di trasferta dei professionisti chiamati a difenderli, vuoi dagli alti costi di Giustizia ed dalla lungaggine dei processi. «Se la la riduzione degli uffici giudiziari comporterà risparmi di spesa a carico dei cittadini, pari a circa 2.889.597 euro per il 2012, 17.337.581 per il 2013 e 31.358.999 per il 2014 per un totale pari a 51.586.177 di euro, i vantaggi che la mediazione indirettamente riceve sono enormi e saranno tutti a favore di chi è già mediatore».
Per il Consiglio degli Ordini Forensi d’Abruzzo il decreto legislativo si porrebbe in contrasto evidente con le logiche di buon funzionamento della pubblica amministrazione e dell’amministrazione della giustizia, ancor prima che con i principi contenuti nella oramai famigerata legge delega. Gli effetti si riverbererebbero sui diritti dei cittadini ai quali, così, di fatto, verrebbe impedito o quantomeno reso estremamente difficoltoso l’accesso alla giustizia e -aggiunge sempre il Consiglio degli avvocati- di fronte al limitato ed opinabile risparmio di spesa, non solo non ci sarà nessun recupero di efficienza, ma ci sarà un aggravio di costi per gli utenti e per gli operatori.