SANITA'

Piccoli ospedali: in Abruzzo erano già stati chiusi. Posti letto ridotti al 3,7 per mille

Quando l’attenzione si focalizzerà sulla qualità dell’assistenza sanitaria?

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Piccoli ospedali: in Abruzzo erano già stati chiusi. Posti letto ridotti al 3,7 per mille
ABRUZZO. Tanto rumore per nulla sui piccoli ospedali da chiudere – il decreto del Governo non ne parla affatto – ma la guardia resta alta.

Anche se i conti non tornano, a seguire indiscrezioni ed anticipazioni rilanciate ieri dai maggiori quotidiani nazionali. L’unico fatto vero sembra  non chiudere questo o quell’ospedale, ma portare i posti letto al 3,7 per mille abitanti, il numero magico entro il quale le Regioni dovranno muoversi per decidere se, come e dove tagliare.
 E i conti sono presto fatti, conoscendo la popolazione. Come dire che l’Abruzzo deve avere in totale 4.965 posti letto (pubblici e privati) così divisi: Chieti 1468, Pescara 1195, Teramo 1154, L’Aquila 1143.
Dove tagliare, se necessario, il governo lo demanda ai poteri locali. E allora i conti da fare sono solo questi: quanti posti letto oggi ci sono?
Prendiamo ad esempio la Asl di Chieti, con i dati certi e pubblicati sul bilancio. Il totale dei posti letto pubblici è di 1195, così divisi per ospedale: Chieti 469, Ortona 101, Guardiagrele 63, Atessa 85, Lanciano 248, Vasto 229. Restano 273 posti letto delle cliniche private. Pochi, tanti? Chissà.
Il problema infatti non è solo di posti letto ospedalieri, quanto di qualità dell’assistenza e dei servizi. Sono anni che si parla di filtro del territorio, dei distretti che dovrebbero decongestionare gli ospedali, del lavoro dei medici di famiglia che dovrebbero assicurare un’assistenza oraria e qualitativa migliore, di preparazione professionale della classe medica che le due facoltà mediche abruzzesi dovrebbero assicurare in modo più specialistico. Ma si è fatto poco e così la politica cede il passo ai tecnici che usano solo la calcolatrice. Con l’aggravante per l’Abruzzo – regione montana – di un risultato che non tiene conto della difficoltà di accesso ai servizi.

Sembra ormai chiaro il destino delle piccole strutture che si muovono attorno ai 100 posti letto e ieri circolavano stime di chiusura per gli ospedali con meno di 80 o 120 posti. Ma nella foga di anticipare la notizia, anche grossi quotidiani nazionali hanno fatto a gara ad indicare gli ospedali da chiudere, comprendendo anche Lanciano che di posti letto ne ha 248 e aggiungendo Casoli e Gissi che sono stati chiusi da tempo, o Pescina, Tagliacozzo e San Valentino in Abruzzo citeriore già tagliati dagli interventi del Commissario alla sanità, gestione Baraldi.
Ma i conti non tornano, come ha fatto notare ieri il presidente Chiodi che ricorda come «nella maggior parte dei casi sono centri già ridimensionati in base al piano di rientro sul deficit sanitario della Regione Abruzzo concordato con il governo nazionale. La razionalizzazione ha previsto la chiusura delle sale operatorie con riconversione della struttura in presidi territoriali dove non si curano patologie gravi. In tal senso, é sospesa la trasformazione dell’ospedale di Guardiagrele in attesa del pronunciamento dei giudici amministrativi».
 Smentita secca invece sul taglio dell’ospedale di Lanciano: «Si tratta di allarmismo ingiustificato» ha detto Chiodi che però ha rilanciato la costruzione del nuovo ospedale frentano: «semmai il problema è individuare, una volta per tutte, il sito dove dovrà sorgere il nuovo ospedale. In altre città della regione hanno già individuato le aree. A Lanciano non ancora. Per l’autunno, quando firmeremo l’Accordo di programma - ha concluso il presidente - un sito dovrà essere individuato, ma sarebbe bene che fosse la comunità locale a decidere».

 In attesa del nuovo ospedale – visti i chiari di luna in sanità questa realizzazione sembra improbabile, anche se ha ottenuto il consenso dell’Anaao di Chieti – le bozze circolate in questi giorni sulle intenzioni del governo sembrano attendibili non tanto sul numero e sulla grandezza degli ospedali da chiudere, quanto sulla riduzione dei posti letto per abitante. Quello che non è chiaro - e qui la politica dovrebbe riprendere in mano il discorso sulla sanità – è sapere se con il 3,7 per mille di posti letto l’assistenza funziona.
Gli sprechi sono forse altrove: appalti, forniture di beni e servizi, acquisti fuori mercato e su questi aspetti il decreto governativo taglia fino alla revoca delle forniture. A quando qualche risposta per il malato in barella o in fila al pronto soccorso o in lista di attesa lunga un anno?

Sebastiano Calella