LEGGI

La Corte Costituzionale boccia la legge regionale sugli ex Ipab

No alle assunzioni in deroga ed alle indennità per presidente e CdA

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3544

La Corte Costituzionale boccia la legge regionale sugli ex Ipab
ABRUZZO. Ma quale indennità e quale assunzione in deroga di personale dipendente, da trasferire ai Comuni: la legge regionale 17/2011 - che le prevedeva – viola alcuni articoli della Costituzione e va riformata.

In particolare risultano violati gli articoli 117 e 97 della Costituzione che rispettivamente affidano allo Stato la potestà di organizzare i pubblici uffici e vietano l’assunzione di personale senza concorso.
E così la Corte costituzionale ha bocciato quattro articoli di questa legge sugli ex Ipab, gli istituti pubblici di assistenza e beneficenza, (trasformati in Asp, aziende per il servizio alla persona) che prevedevano assunzioni libere senza concorso e prebende per il presidente e per i componenti del CdA. Insomma una legge-scorciatoia che in tempi di tagli e di ristrettezze consentiva di aggirare i rigidi paletti posti dalle leggi sulla finanza pubblica. La sentenza, depositata nei giorni scorsi, accoglie in toto l’impugnazione del Governo contro la legge e blocca così il tentativo della Regione di bypassare i limiti imposti dalla Costituzione nel coordinamento della spesa pubblica. Gli articoli della legge 17 che sono stati bocciati in alcuni commi sono il 5, 6, 7 e 11, mentre “passano” l’esame altri commi degli articoli 5 , 6 e 15. In particolare era previsto che le neonate Asp potessero assumere in deroga il personale per effettive esigenze di servizio, il che si traduceva in un incremento della spesa per il personale.
Una manovra che è in contrasto con la normativa statale e con la Costituzione, visto che non c’è il raccordo obbligatorio con le politiche dello Stato e manca un coordinamento con la finanza pubblica, come prevede l’articolo 117. Quanto al trasferimento del personale in posizione soprannumeraria al Comune e dei beni al sindaco in qualità di liquidatore degli Ipab trasformati in Asp, la norma violata è quella dell’accesso al pubblico impiego senza concorso e della provenienza e dell’amministrazione dei beni da parte del sindaco.

Infine, sempre sullo stesso tema dei risparmi, la Corte ha bacchettato la Regione Abruzzo perché non può far finta di ignorare le diposizioni restrittive del costo degli enti, soprattutto in questo periodo di riduzione della spesa e di tagli. Infatti c’è stata la bocciatura piena dell’art. 11 che prevede l’indennità al Presidente (in rapporto al compenso del manager Asl) e al CdA in misura del 60% di quella del presidente. «Queste presidenze sono onorifiche, salvo rimborso spese, altro che gettoni di presenza», dice la Corte costituzionale. In realtà la Regione si era opposta perché i divieti invocati si applicherebbero solo agli Enti locali ed alle Camere di commercio e non all’Ipab che è un ente molto particolare.
«“E’ vero - dice la bocciatura – questo è un ente molto specifico, con la presenza a volte anche dei privati. Ma questo non impedisce che sia riconducibile alle regole degli enti locali, visto che beneficia di soldi pubblici».
 Detto in altre parole: il riordino degli ex Ipab e la loro trasformazione in Asp non può diventare l’occasione per far lievitare senza controllo la spesa per il personale e per creare una nuova casta, svincolata dalle regole della finanza pubblica.

Sebastiano Calella