AMBIENTE E ENERGIA

Valutazione Impiatto ambientale: «tre province sotto assedio»

La preoccupazione degli ambientalisti in vista del 3 luglio

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Valutazione Impiatto ambientale: «tre province sotto assedio»
ABRUZZO. Il prossimo comitato di Valutazione di Impatto Ambientale- del 3 luglio 2012 esaminerà tre progetti di idrocarburi, che interesseranno tre province: Chieti, Pescara, Teramo.

Colle Santo della Forest a Bomba, cui il comitato V.I.A., aveva già dato parere non favorevole, ritorna. La speranza delle associazioni, dei 18 comuni, della Conferenza Episcopale Abruzzo e Molise- Confcommercio ed altri che in maniera inequivocabile avevano espresso serie preoccupazioni per il progetto della Forest, «è che sia semplicemente un'azione di autotutela», spiega Massimo Colonna.
Le probabilità che l'impianto della Forest passi ci sono « nonostante le gravi carenze evidenziate dalle
associazioni e dalla provincia di Chieti», continua Colonna, «anche se abbiamo un assessore regionale, Mauro Febbo, che continua a ribadire pubblicamente la validità della legge Chiodi sul Centro Oli, impianto omonimo per gli idrocarburi liquidi di quello della Forest, che è invece per i gassosi.
Come ribadisce infatti il giurista Enzo Di Salvatore, la Lr.48/ 2010 non si esprime affatto sugli impianti, quindi non ha nessuna competenza o forza per fermare alcun che, né il centro oli, né l'impianto della Forest.
Anche il Comitato di Cittadini “Gestione Partecipata Territorio” si dice preoccupato e si chiede da cosa derivi l’esigenza di rimettere nuovamente l’istanza Forest all’ordine del giorno della convocazione del comitato.
«Ci auguriamo che questa iniziativa sia finalizzata a mettere in atto un’azione in autotutela per difendere la Regione Abruzzo dall’annunciato ricorso al Tar e dalla minaccia di una milionaria richiesta di risarcimento danni da parte della società statunitense».


Gli altri due progetti sono S.Venere e Cipressi, progetti che non erano stati valutati nella passata seduta per mancanza di tempo, e quindi tornano il 3 luglio per valutare se essere assoggettati alla Via o meno. L'Adriatica Idrocarburi, società interamente Eni S.p.A., titolare delle istanze, ha presentato un progetto preliminare «molto carente e non conforme alle indicazioni dell'art.5 del Codice Ambientale», denunciano gli ambientalisti. «Questo comporterebbe», spiega Maria Rita D’Orsogna, «se la multinazionale fosse esentata dalla Via di acquisire attraverso la più semplice Valutazione di Assoggettabilità un importante endoprocedimento, senza muovere un “dito”. Pertanto Cipressi e S.Venere da semplici istanze di permesso, diverrebbero titoli minerari belli e buoni come lo è il permesso di ricerca».
Anche qui la speranza delle associazioni è che il comitato V.I.A., basandosi anche sulle indicazioni della legge Chiodi inerente gli idrocarburi liquidi, richieda l'assoggettabilità, anche perché tali progetti in questa fase e senza nessun elemento scientifico parlano di idrocarburi gassosi, e non liquidi e gassosi
per eludere le indicazioni della Lr.48 del 2010.
Maria Rita D'Orsogna, invita la Confindustria a non guardare al 1930, gli anni delle prime trivellazioni in Abruzzo, come la stessa ama ricordare, «ma di guardare al 2030, investendo sul ripristino ambientale, comparto lucroso già solo con Bussi – Sito di Interesse Nazionale-, e alla innovazione
tecnologica, per uscire dal fossile in ogni senso».