LA VIDEOINTERVISTA

Omicidio Melania Rea e la pista della massoneria

Parla il magistrato Ferraro:«droga, sesso, ipnosi nell’Esercito»

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Omicidio Melania Rea e la pista della massoneria
ASCOLI PICENO. «Dietro l’omicidio di Melania Rea si nasconde la pista della massoneria».

Ad ipotizzarlo è il magistrato Paolo Ferraro che ha denunciato una fitta rete di relazioni di sesso e massoneria che gravitano attorno alle caserme militari.
Ma non solo… Questi appuntamenti rientrano, secondo Ferraro, in un programma militare ben preciso l’Mk Ultra oggi Programma Monarch utilizzato negli anni 50 dalla Cia con lo scopo di influenzare e controllare il comportamento di determinate persone ipnotizzandole, drogandole o torturandole per indurle a compiti ingrati (consegna di droga o altro). Anche Melania Rea potrebbe essere caduta in questa rete e ne sarebbe uscita, da morta. Un’ipotesi da molti ritenuta fantasiosa ma che ha trovato sostegno nel gip Giovanni Cirillo.
Il magistrato Ferraro non è mai stato creduto, anzi silurato e rimasto vittima di ritorsioni. Oggi in un’intervista rilasciata alla web tv di Antonio Del Furbo, Zone d’Ombra, l’uomo parla della sua esperienza come di una saggia, lucida follia.
Sembra di trovarsi sul set di Eyes Wide Shut. Il film di Stanley Kubrick in cui l’alta borghesia americana si dà appuntamento in una villa sontuosa per orge a base di sesso, droga e mistero.
E invece il contesto è la cittadella militare dove Ferraro ha risieduto per qualche tempo a partire dal maggio del 2008. Dopo essersi accorto di strani movimenti ha deciso di registrare tutto piazzando microcamere e cimici. La stanza degli incontri è semibuia, le immagini sfuocate, l’atmosfera sovrastata da voci indistinte e confuse. Un leggero fruscio separa gli attori che non vengono mai inquadrati e i loro movimenti. Si intonano canti medievali, dice Ferraro, tipici di questo tipo di pratiche militari.
«Ah, lascia stare, shh, Sado bello rimani, capo», si sente nelle intercettazioni, poi sussurri, gemiti, comandi incomprensibili e cifrati, porte che cigolano, panche che sbattono.

Quando Ferraro ha fornito le prove di tutto ciò non è stato creduto. Sguardo basso, fronte grondante sudore l’uomo ha spiegato a Zone d’Ombra il calvario personale affrontato. Lo hanno dato per pazzo, è stato sospeso dal Csm per quattro mesi per gravi problemi di salute. Poi la proposta di Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). L’incendio appiccato sul terrazzo di casa. Chiare intimidazioni, le definisce l’ufficiale. In quelle farneticazioni c’era qualcosa di fascinosamente inquietante.
E Melania Rea che c’entra? Il gip Giovanni Cirillo pensa che la donna abbia scoperto questi esperimenti nella caserma dove lavorava il marito e ne sia stata vittima prima della gravidanza e dopo la nascita della figlia ne stesse elaborando il ricordo.
A suffragare l’ipotesi sono le dichiarazioni della migliore amica di Melania, Imma Rosa, che ha confessato che la donna dopo aver scoperto i tradimenti di Parolisi ha manifestato intenzioni suicide. E ancora un magistrato di Teramo ed un ufficiale dell’Arma di Teramo sono stati vittime di episodi incendiari ai danni delle loro automobili.
Nel meccanismo perverso rientrano anche i politici. Per Ferraro la casta è stata irretita così si spiegano certi ricatti estremi: «i politici non hanno capacità decisionale, appartengono ad un mondo congiunto, non decidono più, le caste sono accordi tra apparati segreti e massonerie. Anche Falcone nelle sue indagini pensava ad un quadro interpretativo di questo genere e per questo gliel’hanno fatta pagare».
E in Abruzzo? C’è la massoneria ed a che livelli?
Ferraro risponde: «quello che so è che c’è ad Ascoli Piceno, quello che so è che ci sono infiltrazione di poteri massonici, quello che so è che i magistrati di Teramo si sono comportati bene ed ho visto piazzare tre bombe ad un magistrato, ad un ufficiale dell’Arma e al titolare di un giornale multimediale. Penso che l’Abruzzo abbia grandi risorse democratiche. Penso che ci siano poteri deviati ma non escono in modo così eclatante».