POLITICA

Di Stefano: «Da Sechi non accetto lezioni. Preferisco Grillo»

Il senatore: «alla brutta copia dell’antipolitica preferisco l’originale»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3522

Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

ABRUZZO. Di polemiche non vuole farne il senatore Fabrizio Di Stefano, protagonista qualche giorno fa dello scontro con il direttore del Tempo Mario Sechi.

I due hanno discusso (nel corso di un dibattito pubblico organizzato dalla Regione) a proposito della libertà di informazione: «a voi dà fastidio la gente libera, vi dovete abituare», aveva tuonato il giornalista. Di Stefano aveva criticato il comportamento dei quotidiani ‘amici’: «ad esempio Libero che dovrebbe essere un giornale nostro amico è proprio quello che ci critica di più, anche il Tempo ha un editore…». E Sechi: «…che non sento mai», aveva subito replicato. «Voi governavate e avete tradito il vostro elettorato, perché avete fallito, non siete riusciti a stare insieme»
E se non vuole fare polemica l’esponente del Pdl vuole però fare alcune precisazioni: «Sechi» racconta Di Stefano sulla propria pagina Facebook, «non appena nominato il suo editore, è scattato su tutte le furie...Vedete, io non contesto le polemiche che oggi si fanno sulla politica, che per molti aspetti sono anche giuste. Ma quando tale polemica assurge ai livelli della cosiddetta "antipolitica", preferisco l'originale alla brutta copia: cioè preferisco Grillo ad un Sechi che lo scimmiotta».
Ciò che lo ha fatto imbufalire, sostiene il senatore azzurro, è stato l'aver nominato il suo attuale editore, Domenico Bonifaci , «colui cioè che oggi gli elargisce un lauto stipendio».

«Bonifaci però poi», insiste Di Stefano, «è la stessa persona che nel 1997 ha dato un contributo all'allora Pds di 2 miliardi delle vecchie lire e Sechi viene a farci le lezioni sui finanziamenti ai partiti.... Ed è poi lo stesso Bonifaci che nel 2002 fu coinvolto nell'affare della maxi tangente Enimont ed alla fine gli convenne patteggiare, riconoscendo il reato. Come diceva la saggezza latina: "Paecunia non olet" e per Sechi il denaro di Bonifaci ancora di meno. Ragion per cui mi perdonerete se da lui, e da qualcuno che su qualche blog o sito inneggia alla polemica, non accetto lezioni».
Il senatore spiega inoltre che non voleva intervenire «ma sono stato invitato a farlo dal presidente Chiodi che forse poteva anche lui intervenire contro l'attacco che Sechi mi rivolgeva. Non ho alzato i toni, benché potevo farlo, perché non volevo accendere ulteriormente polemica in quella sede».
La pensa diversamente Antonio Tavani (Pdl), vice presidente della Provincia di Chieti, che sempre su Facebook scrive: «Sechi ha detto le cose che la stragrande maggioranza del centrodestra pensa, e vorrebbe dire in ogni dibattito. Non credo che abbia attaccato nessuno, tranne la auto-disintegrazione dei partiti (di tutti) che favoriscono il qualunquo-grillismo di turno».
a.l.