SANITA'

L’Anaao denuncia: «la Regione non eroga i fondi previsti per tagliare le liste d’attesa»

E l’Intersindacale sanitaria chiede “l’interpretazione autentica” sui progetti obiettivo

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L’Anaao denuncia: «la Regione non eroga i fondi previsti per tagliare le liste d’attesa»
ABRUZZO. Le liste di attesa per le prestazioni ospedaliere si allungano “anche” per le interpretazioni non sempre condivisibili di due donne che sono ai vertici della sanità regionale.

Almeno la pensa così Luciano Marchionno, responsabile aziendale Anaao della Asl di Chieti. Esistono infatti fondi finalizzati per abbattere queste liste, ma non vengono utilizzati: infatti non vengono erogati ai medici per le prestazioni aggiuntive che potrebbero azzerare o quasi le attese perché la Regione (direttore assessorato regionale sanità Maria Crocco) e la Asl di Chieti (direttore amministrativo Silvia Cavalli) hanno autonomamente “interpretato” il Piano di rientro in modo da non pagare i medici.
Dunque delusione al femminile per Luciano Marchionno, che in una lettera giocata sull’ironia si dice costretto a rivolgersi a due “maschietti” – Chiodi ed il nuovo sub commissario Giuseppe Zuccatelli – per ottenere lo sblocco di questi fondi e di conseguenza la diminuzione o la fine delle liste di attesa. Scrive Marchionno: «Maria Crocco sostiene che non è possibile incrementare la produttività dei nostri servizi ambulatoriali pubblici se questo comporta incremento di reddito/costo del personale impegnato. In questa interpretazione “personale” degli obblighi di legge derivanti dal Piano di Rientro, che sono in netto contrasto con le opposte indicazioni della Conferenza Stato-Regioni, il direttore Crocco si appoggerebbe anche al parere “illuminato” dell’Advisor Kpmg che dovrebbe offrire consulenze solo sull’andamento tendenziale del Bilancio della Sanità e non opinioni sulla sospensione della contrattazione aziendale o regionale».

«L’Advisor Kpmg – aggiunge Marchionno - supporta l’interpretazione di “genere” della Crocco, che ha determinato il riversamento di questi fondi destinati alle liste di attesa verso investimenti di nuove apparecchiature e di nuovi contratti con le strutture private accreditate come “magistralmente” spiegato da Giustino Varrassi, dg di Teramo».
Ma questa interpretazione non è così indolore come si vuol far credere, spostando il problema al tavolo romano di monitoraggio. Infatti altrettanto monitorato - come quello della spesa per il personale – è il capitolo “beni e servizi” che in questo modo cresce. Perciò, conclude l’Anaao, la spiegazione «appare come un “falso ideologico” o della Kpmg o della Crocco o di entrambi. Del resto qui stiamo parlando del perché una “nonnina” da Roccaspinalveti debba recarsi a Chieti, a 102 km di distanza dalla sua residenza, per l’esecuzione di una semplice prestazione ambulatoriale, che avrebbe potuto ottenere vicino casa, senza difficoltà. Il tutto pur di non contrattare con i Sindacati medici e non, prestazioni aggiuntive».

Secondo il responsabile Anaao, anche Silvia Cavalli per la Asl di Chieti si è appiattita su questa interpretazione che sta producendo disagi inutili per molti pazienti, soprattutto anziani.
«Purtroppo l’intelligenza di genere non ha saputo analizzare i provvedimenti, valutando gli atti amministrativi con un’ottica al femminile più concreta, come regolarmente avviene in tutti i paesi europei più avanzati. Peccato doversi appellare alle responsabilità di supervisione dei due “maschi” Chiodi e Zuccatelli – conclude Marchionno - ma non abbiamo alternative».
Sullo stesso argomento, cioè sulla reale disponibilità dei fondi per i Progetti obiettivo – non solo quello sulle liste di attesa – si registra anche una sollecitazione dell’Intersindacale sanitaria che ha chiesto al Ministro Balduzzi l’interpretazione autentica delle norme che regolano il pagamento delle prestazioni per i medici che lavorano a questi progetti.
«La decisione di non pagare – scrive Walter Palumbo, coordinatore dell’Intersindacale - potrebbe mettere a rischio l’attuazione dei progetti. Eppure queste iniziative sono indispensabili a supportare le criticità assistenziali determinatesi nella nostra Regione per la razionalizzazione della spesa sanitaria prevista dal Piano di rientro che tuttora penalizza i cittadini abruzzesi».
Sebastiano Calella