SANITA'

Pronto soccorso in crisi: per l’Agenzia sanitaria molti accessi non sono urgenti

Più della metà dei pazienti (codici bianchi e verdi) potrebbero essere curati fuori

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Pronto soccorso in crisi: per l’Agenzia sanitaria molti accessi non sono urgenti
ABRUZZO. E se fossero i medici di famiglia che fanno poco filtro a mettere in crisi il Pronto soccorso degli ospedali?

Le lunghe attese, le prestazioni difficili, il personale sotto dimensionato rispetto agli accessi potrebbe infatti dipendere dal fatto che questo reparto non fa solo il Pronto soccorso, ma allarga la sua attività all’assistenza che potrebbero fornire i medici di famiglia o altre strutture territoriali. Così scrive un recente studio dell’Agenzia sanitaria regionale che ha raccolto i dati degli accessi al Pronto soccorso nell’anno 2010. Queste le percentuali nei quattro ospedali dei capoluoghi abruzzesi, dividendo i malati per codice d’accesso: tra codici verdi (paziente poco critico, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili) e codici bianchi (malato non critico, pazienti non urgenti) Teramo registra il 79% delle prestazioni, seguono Chieti con il 68, Pescara con il 59 e L’Aquila con il 57,3 %.
L’assistenza per il codice rosso (paziente molto critico, pericolo di vita, priorità massima, accesso immediato alle cure) e per il codice giallo (malato mediamente critico, presenza di rischio evolutivo, possibile pericolo di vita) è invece rispettivamente del 21% a Teramo, del 31,3 a Chieti, del 40,9 a Pescara e del 42,7% all’Aquila.
Cioè in nessuno dei quattro ospedali si supera la soglia del 50% delle prestazioni urgenti, quindi questi reparti di fatto lavorano più per un’altra assistenza che per quella di urgenza. Come se un reparto di cardiologia fosse impegnato a rimettere a posto le fratture e i traumi dell’ortopedia. C’è qualcosa che non va in questa utile fotografia dell’Asr che nella presentazione dello studio spiega come «nella cura della salute, come in altri ambiti, ciò che non può essere misurato difficilmente può essere migliorato».

E le misure, frutto di una rilevazione con questionari riempiti direttamente dalle Unità operative di Pronto soccorso, raccontano che gli accessi totali del 2010 al Pronto soccorso sono stati 94 mila a Pescara, 67 mila a Chieti, 48 mila a Teramo e 44 mila all’Aquila, il che significa che ogni medico ha effettuato 5.880 interventi a Pescara, 5.128 a Chieti, 3.690 a Teramo e 3.362 all’Aquila. Dati peraltro confermati dal primario del Pronto soccorso di Chieti: «Si, abbiamo trasmesso i dati richiesti all’Asr e il quadro che ne esce spiega bene l’affanno in cui siamo costretti a lavorare – chiarisce la dottoressa Di Felice – da quello che mi sembra, manca un dato molto importante e cioè l’accesso nel Pronto soccorso secondo la Asl di appartenenza. Faccio un esempio: a Chieti abbiamo rilevato un 38% di pazienti provenienti soprattutto dalla vicina Asl di Pescara. Un cardiopatico di Serramonacesca giustamente si ferma a Chieti e non va a Pescara. E questo crea molti problemi di sovraffollamento e di attesa, visto che l’organico è calibrato in modo diverso. Confermo i dati sui codici verdi e bianchi che in alcuni casi potrebbero essere curati altrove. Aggiungo che a Chieti abbiamo deciso, come ci impone la legge 38, di dare la precedenza anche a chi ha molto dolore, al di la del codice di appartenenza. Esempio: un mal di denti non è un codice rosso, né giallo e forse nemmeno verde, visto che non c’è pericolo grave. Ma il dolore è un dato che non deve essere trascurato, come sa chi ha avuto mal di denti o altro».
Sul ruolo dei medici di famiglia, che in media appaiono carenti in questo tipo di assistenza, sicuramente si leveranno voci a difesa della professione. Ma come tutti sanno, ci sono medici esemplari ed altri meno e comunque il Pronto soccorso è “normalmente” affollato di pazienti curabili altrove. Come aveva capito Claudio D’Amario, manager della Asl di Pescara, che aveva cercato di coinvolgere i medici di famiglia in un progetto di assistenza ai codici bianchi: «Ci siamo riusciti per circa un anno, poi ci hanno tagliato i fondi – spiega D’Amario – adesso sto lavorando per coinvolgere pediatri e medici convenzionati nell’assistenza da erogare nei Distretti fino alle ore 20. Così invece di intasare il Pronto soccorso ed anche per avere maggiore attenzione alla propria malattia, il paziente si rivolge al Distretto. A Pescara intanto ci saranno nuovi spazi per il Pronto soccorso e sono sicuro che l’assistenza migliorerà».


C’è comunque da dire che gli stessi medici stanno sperimentando forme di associazione per assicurare l’assistenza in modo più continuativo rispetto al normale orario di studio. In attesa di tempi migliori, lo studio dell’Asr rivela che nel 2010 «gli accessi con codice rosso, che descrivono pazienti molto critici, sono stati circa l’1%. Sono stati assegnati ad un codice giallo il 26,5% degli accessi in PS, con un’accentuata variabilità tra i singoli ospedali (es: 4,5% a Sant’Omero ed il 41,8% a L’Aquila). I codici bianchi, quelli teoricamente che descrivono pazienti non critici, rappresentano invece quasi il 10% del totale regionale. Questo codice va riservato ai pazienti che richiedono prestazioni sanitarie che non rivestono alcun carattere di urgenza e che dovrebbero essere risolte dal medico di medicina generale, dal medico di continuità assistenziale e/o presso poliambulatori sul territorio: il loro trattamento in Pronto Soccorso, pertanto, risulta essere inappropriato».
Sebastiano Calella