SANITA'

Fecondazione assistita ad Ortona , dopo nove mesi si decolla

Ma l’operazione non è ancora finita

Redazione Pdn

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Fecondazione assistita ad Ortona , dopo nove mesi si decolla
ORTONA. Nove mesi. Come quelli di una gravidanza, come quelli che sono serviti per far decollare il centro di procreazione medicalmente assistita (Fivet) di Ortona, diretta dal professor Gian Mario Tiboni.

Il professor Tiboni, investito mesi fa dalle proteste di pazienti che lamentavano  la mancata funzionalità del centro, oggi tira un sospiro di sollievo.
E’ tutto ok, dice, «l’attività clinica nel nostri centro procede a gonfie vele. Siamo attrezzati». Ma l’ultimo ingranaggio di questa macchina arriverà a settembre quando sarà consegnata l’apparecchiatura per la crioconservazione. 


«AI LIVELLI DEL SAN RAFFAELE»
E’ fiducioso e speranzoso il professor Tiboni tanto da “azzardare” un confronto tra il suo centro e quello del San Raffaele di Milano.
Perché da gennaio (da quando l’attività è cominciata) sono state eseguite più di 480 tecniche di fertilizzazioni in vitro e ci sono già molte gravidanze. Sono stati completamente attivati il laboratorio, la sala operatoria dedicata alla procreazione. Circa il 20 % di pazienti fuori regione si rivolge al centro che è l’unico in Abruzzo ad usare tecniche così all’avanguardia.
Altro dato importante, ha ricordato Tiboni, è la riduzione delle liste d’attesa. Anche l’organizzazione procede senza intoppi. A disposizione delle future gestanti ci sono 3 ambulatori 3 ginecologhe, un’ostetrica ed un’ infermiera. Anche l’attività di formazione va avanti.
«Qui al centro facciamo anche ricerca», dice Tiboni, «ed abbiamo due borsiste al lavoro».


ULTIMO PEZZO A SETTEMBRE
C’è solo un ultimo dettaglio che rende imperfetta l’operazione. Le tecnica di crioconservazione è ancora incompleta. «L’apparecchiatura per le emergenze è attiva ma manca quella per conservare gli ovociti prodotti in eccesso dalle pazienti. In sostanza mancano gli strumenti per conservare gli ovociti in più per evitare, qualora ce ne fosse bisogno, che le donne vengano sottoposte a nuova stimolazione.


QUALCHE PASSO INDIETRO
Il centro doveva decollare il primo settembre 2011. Così almeno è stato previsto dalla Asl di Chieti con tanto di annuncio ed inaugurazione. Diversi problemi tecnici (il controllo e la filtrazione dell’aria, le temperature di crioconservazione) hanno allungato i tempi. Ne è seguita una forte protesta delle pazienti ridotte al limite della sopportazione.