CASA E SFRATTI

Abruzzo, è record di sfratti dagli alloggi popolari: 624 provvedimenti emessi

Rapattoni: «serve una sospensione immediata»

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Abruzzo, è record di sfratti dagli alloggi popolari: 624 provvedimenti emessi
ABRUZZO. Nel 2011 sono stati 625 i nuovi sfratti emessi in Abruzzo, di cui 241 per morosità, e sono state 1672 le richieste di esecuzione forzata.

Il dato lo fornisce Walter Rapattoni, membro della segreteria nazionale dell'Unione inquilini e segretario dell’Unione inquilini Pescara, che chiede «una sospensione immediata dell'esecuzione di tutti gli sfratti», compresa la morosità incolpevole e uno stanziamento straordinario per ripristinare un fondo sociale per gli affitti adeguato alle esigenze delle famiglie in difficoltà.
Perché, sottolinea Rapattoni, «dallo scoppio della crisi, l’andamento degli sfratti segnala con evidenza l’acuirsi di una irrisolta questione sociale legata al diritto alla casa negato».
Non deve trarre in inganno il meno 2,8% sul totale degli sfratti emessi nel 2010. I dati, infatti, sono ancora incompleti.
L’esponente dell’Unione Inquilini sottolinea «il dato allarmante» della città di Pescara, in cui il totale degli sfratti emessi è salito dell’1,31% rispetto al 2010.
Nella provincia pescarese sono stati 310 i provvedimenti di sfratto emessi (la metà di tutta la regione), 9 per necessità del locatore, 18 per finita locazione e 283 per morosità.
In controtendenza è il dato della provincia dell’Aquila in cui si registra un meno 10,67% dei provvedimenti di sfratto emessi rispetto al 2010 con 134 richieste in tutta la provincia (24 per finita locazione e 110 per morosità. A Chieti si registra un -4,84% rispetto all’anno precedente per un totale di 59 sfratti. Chiude la classifica la provincia di Teramo: -2,40% rispetto all’anno precedente per un totale di 122 sfratti (di cui 108 per morosità).
Rapattoni chiede un piano straordinario per gli alloggi popolari, utilizzando con priorità il patrimonio pubblico e le aree pubbliche. «Questa sarebbe una “valorizzazione sociale” dei beni pubblici e non la dismissione speculativa che il governo prepara. Sarebbe una grande opera pubblica, un investimento per il lavoro e la giustizia sociale».