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Napolitano a L’Aquila contro i giornalisti: sulla mafia «ricostruzioni manipolate»

Sonia Alfano: «il presidente ha tentato di interferire in indagini e giustizia»

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Napolitano a L’Aquila contro i giornalisti: sulla mafia «ricostruzioni manipolate»
L’AQUILA. «Una campagna di insinuazione e sospetto sul Presidente della Repubblica e i suoi collaboratori costruita sul nulla».

Così questa mattina il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha replicato alle polemiche e agli articoli di giornale degli ultimi giorni. Il presidente ha partecipato a L’Aquila, presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppito, alla cerimonia per il 238esimo Anniversario della fondazione del Corpo insieme ad altre autorità (c’era anche il premier Mario Monti) e il discorso è scivolato su quello di cui si scrive e si legge da giorni.
Napolitano ha parlato anche di «interpretazioni arbitrarie e tendenziose», quelle dei giornalisti, «talvolta persino versioni manipolate» riferendosi agli stralci di atti di indagini giudiziarie sulle «più sanguinose stragi di mafia degli anni Novanta» dalle quali sarebbe emerso un suo intervento in difesa dell'ex ministro dell'Interno Mancino, indagato per falsa testimonianza dalla procura di Palermo per quel che riguarda la trattativa tra Stato e mafia. 


L’INCHIESTA SU MANCINO
Agli atti dell'inchiesta condotta dai pm Ingroia e Di Matteo ci sono numerose conversazioni intercettate tra lo stesso Mancino e il consigliere del Quirinale per gli Affari giuridici Loris D'Ambrosio.
La posizione di Mancino, hanno scritto nei giorni scorsi alcuni quotidiani (La Stampa e Il Giornale di Sicilia), sarebbe cambiata nelle ultime settimane, dopo la sua deposizione al processo al generale Mario Mori il 24 febbraio scorso. In tribunale quel giorno i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo avevano detto che «qualche uomo delle istituzioni mente». I pm ritengono che Mancino insediatosi al Viminale il primo luglio 1992 sapesse della trattativa che prevedeva di cedere al ricatto dei boss in cambio della rinuncia all'aggressione terroristica e ai progetti di uccisione di altri uomini politici. E che ora l'ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm neghi l'evidenza per coprire «responsabilità proprie e di altri».


NAPOLITANO: «IO TRASPARENTE»
«Io ho reagito con serenità e con massima trasparenza», ha detto oggi il presidente Napolitano, «disponendo anche che fosse reso noto il testo di una lettera riservata al Procuratore Generale della Corte di Cassazione. E continuerò - perché è mio dovere ed è mia prerogativa - ad operare affinché vada avanti nel modo più corretto e più efficace, anche attraverso i necessari coordinamenti, l'azione della magistratura. I cittadini possono essere tranquilli che io terrò fede ai miei doveri costituzionali».
Al presidente è stato chiesto anche se ritiene necessaria una legge che regoli la materia delle intercettazioni. «Questa - ha risposto il Capo dello Stato - è una scelta che spetta al Parlamento, ed è per la verità una scelta da molto tempo all'attenzione del Parlamento. Se da tanto tempo è all'attenzione del Parlamento vuol dire che si tratta di una questione che meritava già da tempo di essere affrontata e risolta sulla base di una intesa la più larga possibile».


ALTRI DUBBI
Ma sul Fatto Quotidiano di ieri Napolitano viene tirato nuovamente in ballo quando si racconta la vicenda che ha visto il presidente della Repubblica protagonista di un episodio legato alla storia giudiziaria di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb.
In un articolo il giornale di Padellaro e Travaglio ha raccontato che Napolitano, sollecitato dalla moglie di Scaglia, che chiedeva un intervento in favore del marito indagato per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, avrebbe risposto assicurandole che avrebbe chiesto copia degli atti.
Un gesto che secondo Sonia Alfano, presidente della Commissione antimafia Europea «dimostra come il presidente della Repubblica preferisca intrattenere rapporti con chi cerca di sottrarsi e di sfuggire alla giustizia». Il riferimento a Nicola Mancino è chiaro. Poi, la Alfano, ricorda alcuni episodi, tra i quali un invito a partecipare ad una manifestazione per chiedere verità e giustizia sulla strage di Via D’Amelio e uno scambio di lettere sul decennale di Craxi: «Ebbi pure l’accortezza di scrivergli - racconta - per chiedergli la ragione per cui non aveva mai ricordato mio padre, ammazzato a colpi di pistola perché i latitanti li braccava. Mi fece rispondere dal suo portavoce, che definì le mie “accuse” subdole e sconcertanti e con il quale procedemmo a uno snervante botta e risposta a mezzo stampa. Il giorno dopo - aggiunge - pubblicai la lettera del Quirinale e la mia replica, perché personalmente non avevo nulla da nascondere».
«Oggi abbiamo le prove», chiude Alfano, «di come la presidenza della Repubblica abbia più volte tentato di interferire, senza averne alcun titolo, in indagini e processi».