IL FATTO

Luigi Lusi, dopo il voto entra a Rebibbia

Rutelli non ha votato

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Luigi Lusi, dopo il voto entra a Rebibbia
ROMA. Dopo la votazione di ieri pomeriggio Luigi Lusi ha lasciato Palazzo Madama accompagnato dai suoi legali da una uscita secondaria, nei pressi di Piazza San Luigi dei Francesi.

Prima però si è sfogato con i giornalisti: «sto vivendo un incubo e voglio rispetto». Ha avvertito: «non ho detto tutto, c'è una marea di approfondimenti da fare. Ho notato che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale, così come ho visto che Enzo Bianco ha votato. Almeno Rutelli ha avuto l'intelligenza di non votare. Io voglio combattere». Poi ha salutato i giornalisti: «ora lasciatemi andare dove devo andare».
Ad attenderlo, un'auto privata, con la quale il senatore si è recato al carcere di Rebibbia per costituirsi.
Un passo obbligato dopo il voto palese: 155 i "sì", 13 i "no" e un astenuto.
E potrebbe svolgersi già nella giornata di oggi l'interrogatorio di garanzia in carcere per il senatore abruzzese. L'ex tesoriere, accusato di appropriazione indebita, comparirà davanti al gup Simonetta D'Alessandro, che il 3 maggio firmò il provvedimento con cui chiedeva l'arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita.


CHIEDO SCUSA AGLI ITALIANI
«Chiedo mi venga riconosciuto il diritto dei comuni cittadini ad un giusto processo», aveva chiesto in aula il senatore nell'ambito dell'esame della richiesta di autorizzazione al suo arresto. L'ex tesoriere della Margherita ha detto no, con forza, a «un approccio volto solo a trovare un capro espiatorio e a soddisfare chi evoca, strumentalmente, i 'forconi' della piazza e trovare un colpevole per tutte le stagioni». No a «inutili e fuorvianti misure afflittive dal sapore inevitabilmente punitivo e persecutorio; senza inutili e devastanti forzature che possano momentaneamente appagare la crescente ondata della antipolitica».
Poi le scuse agli italiani per quella montagna di soldi, non lo ha mai negato, sottratti alle casse della Margherita: «in un momento difficilissimo di crisi finanziaria sento il dovere di pronunciare parole di scuse personali, consapevole della necessità di un gesto di riparazione. Resta singolare la minaccia all'indagato di essere accusato sia di reticenza, se non parla, sia di calunnia, nel caso in cui parlasse. Non è credibile che il tesoriere da solo abbia preso ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l'altro per 90 volte il bonifico che è il più tracciabile dei pagamenti, questo non solo non è credibile ma non è materialmente possibile».


RUTELLI NON HA VOTATO
E ieri pomeriggio il leader di Api, Francesco Rutelli, come parte offesa nel procedimento penale contro Lusi, non ha partecipato alla votazione per il suo arresto. «Dopo mesi in cui ho difeso il mio onore e quello della Margherita con le unghie e con i denti, oggi ho ritenuto opportuno non parlare come accusatore politico, né votare, poiché rappresento la parte offesa, cioé le numerose vittime, nel procedimento contro Lusi. E' toccato al Senato, nella sua libertà, decidere», ha detto.
Il Pdl, invece, è uscito dall'Aula al momento del voto. «Non dobbiamo dare alcuna sponda alla sinistra, non ci devono essere strumentalizzazioni su questo voto», ha spiegato Angelo Cicolani.


I 13 SENATORI CHE HANNO VOTATO NO
I 13 senatori che hanno votato contro l'arresto di Luigi Lusi appartengono in maggioranza al centrodestra e due al gruppo misto. I senatori del Pdl contrari sono: Diana De Feo; Sergio De Gregorio; Marcello Dell'Utri; Piero Longo; Marcello Pera; Guido Possa.
I senatori di Coesione Nazionale sono Valerio Carrara; Mario Ferrara; Salvo Fleres; Elio Palmizio e Riccardo Villari. Hanno votato contro, dopo averlo annunciato in Aula, anche il repubblicano Antonio Del Pennino ed Alberto Tedesco, entrambi del gruppo misto. Il senatore che si è astenuto è l'ex leghista Piergiorgio Stiffoni, ora passato al misto.