IL FATTO

La Regione non riscuote 115mln dalle cliniche dal 2006

La travagliata vicenda di un recupero difficile e osteggiato tra interessi economici e politici

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Franco Caramanico

Franco Caramanico

ABRUZZO. Riuscirà la Regione a recuperare dalle Cliniche private 115 mln di euro di sanzioni mai pagate? Si tratta degli effetti della legge 20/2006 sull’appropriatezza dei ricoveri e soprattutto della conseguente delibera 354/2008 (Giunta regionale di centrosinistra) che imponeva sanzioni in caso di mancata ottemperanza all’obbligo di tagliare i ricoveri.

La delibera in effetti ha avuto una vita molto contrastata e piena di polemiche: prima perché, pur adottata nella primavera del 2008, è stata pubblicata solo a gennaio 2009, poi perché fu accolto dal Tar Abruzzo il ricorso immediato delle Cliniche private. La delibera – sentenziò il Tar - era fatta male e quindi andava annullata, ma la legge 20 era fatta bene e doveva essere applicata dalla Regione. Così infatti scriveva il Tar nella sentenza 209 del 2010: «l’amministrazione in corretta applicazione della Legge regionale 20/2006 dovrà assumere nuove determinazioni sui tagli ai ricoveri da imporre alle singole strutture, previa idonea e motivata istruttoria all’interno delle fasi negoziali volute dal legislatore…»
 Cioè restavano le sanzioni, ma la loro applicazione doveva essere più corretta. La storia di questo (finora) mancato recupero è tornata d’attualità per iniziativa di Franco Caramanico, consigliere regionale di Sel, che ha chiesto spiegazioni di questa “dimenticanza” al presidente Gianni Chiodi. Poi - non soddisfatto della risposta – ha presentato due esposti alla Corte dei conti (nell’ottobre scorso ed a marzo) per cercare di sollecitare la “pigrizia” con cui Chiodi si starebbe muovendo su questo argomento.
Poi è giunto l’impegno della Giunta regionale che ora pare interessata al recupero di questi 115 mln di euro, cioè la sommatoria delle tariffe maggiorate che la Regione pagherebbe ai privati, della mancanza dei tetti di spesa e del piano delle prestazioni e di qualche decina di milioni di euro di sanzioni mai riscosse. 


ITER TRAVAGLIATO

Vengono convocati così  una prima riunione il 22 maggio scorso presso l’Agenzia sanitaria regionale, delegata ad affrontare il problema, ed un secondo incontro giovedì scorso, ma entrambi registrano un nulla di fatto e soprattutto una netta opposizione degli operatori privati della sanità ad accettare le richieste della Regione. Nel primo incontro, Angelo Muraglia, commissario Asr, e le cliniche hanno esposto le loro ragioni. In particolare Muraglia ha spiegato che si tratta della “riedizione della procedura di cui alla deliberazione della Giunta regionale n.354/2008, a seguito dell’annullamento della stessa da parte del Tar Abruzzo.” La delibera, come detto, prevedeva alcuni parametri da rispettare, a seguito della legge 20 sull’appropriatezza dei ricoveri. In particolare chiedeva un abbattimento dei ricoveri per una percentuale del 13%: il mancato rispetto di questo taglio dava luogo ad una sanzione e ad un’eventuale restituzione dei soldi riscossi in più.
Durante il primo incontro, a nome delle Case di cura private, Luigi Pierangeli ha sostenuto che «gli aspetti sanzionatori della legge 20 non sono più applicabili», Lucia Di Lorenzo ha definito «intempestivo qualunque intervento di natura sanzionatoria, essendo stato comunque raggiunto l’obiettivo della riduzione del tasso di ospedalizzazione» e Concetta Petruzzi  «ha contestato la legge 20 in particolare per l’eccessiva penalizzazione conseguente anche ad un solo ricovero potenzialmente inappropriato» ed ha espresso «perplessità sugli allegati di questa legge». Muraglia ha spiegato che il tavolo tecnico aveva lo scopo «di condividere senza finalità preconcette le problematiche sottese alla riedizione del procedimento di cui è stato incaricato», ma questo non ha evitato che la riunione si scaldasse allora a maggio ed anche giovedì scorso. 


Infatti, dopo varie schermaglie sui dati da confrontare a partire dal 2005 e sull’ampiezza di questa ricognizione e delle sanzioni che secondo alcuni interessano anche gli anni 2007-2008-2009, Muraglia ha proposto una simulazione degli effetti dei tagli previsti dalla legge 20 utilizzando i dati del 2005. E Luigi Pierangeli, a nome degli altri operatori della sanità privata, mentre ha dichiarato «l’indisponibilità ad accettare un’ipotesi di lavoro finalizzata ad applicare sanzioni tardive» ha dato ampia «la disponibilità a procedere ad una simulazione per valutare se gli obiettivi della legge 20 sono stati raggiunti».
 Non tutti erano e sono stati d’accordo a limitare la simulazione solo al 2006 rispetto ai dati 2005 e soprattutto ad effettuarla complessivamente e non Clinica per Clinica. Se infatti - per ipotesi - nel 2006 i tagli maggiori e le contestazioni delle Commissioni ispettive avessero preso di mira a caso solo Villa Pini, sarebbe stato possibile che da sola questa clinica avesse fatto raggiungere la riduzione del 13% dei ricoveri, come voluto dalla legge. Quindi addio sanzioni, addio contenzioso, addio richieste alla Corte dei Conti. 


Il problema, come detto, si è ripresentato giovedì nel secondo incontro, con un’aggiunta. E cioè il riferimento all’articolo 1, comma 3 della legge che così recita: “I ricoveri riguardanti i quarantatre Drg ad alto rischio di inappropriatezza sono valorizzati: a) per l’80% a tariffa day hospital (Dh) o day surgery (Ds) e per il 20% a tariffa di ricovero ordinario per i ricoveri effettuati nel secondo semestre del 2006. b) per il 90% a tariffa Dh o Ds e per il 10% a tariffa di ricovero ordinario per gli anni 2007, 2008, 2009.”
Come dire: no a simulazioni parziali di un anno soltanto, ma conti precisi di chi deve dare e di chi deve avere fino al 2009.
«Io aspetto qualche decisione tecnica – ha commentato Franco Caramanico – e qualche posizione politica. Si tratta di far rispettare le regole e di applicare le leggi, altro che propagandare un risanamento della sanità che c’è stato solo per iniziativa del centrosinistra e non per la vaghezza del centrodestra».
 Dunque c’è un’altra emergenza che tiene sulle spine la Giunta regionale abruzzese: se applica la legge 20 e la delibera 354, promuove l’operato di Bernardo Mazzocca, l’assessore alla sanità dell’epoca, e i suoi provvedimenti sull’appropriatezza dei ricoveri. Se non le applica, la Corte dei conti potrebbe bussare a quattrini. Ma la vicenda è complessa perché si intreccia anche con il processo Sanitopoli, come prova del nuovo corso inaugurato dall’assessore alla sanità dell’epoca rispetto agli sprechi del centrodestra. Senza dire poi dei riflessi politici dell’esito della trattativa: secondo l’opposizione è la cartina al tornasole della mancata volontà del presidente Gianni Chiodi di richiedere alla sanità privata una cifra così ingente per vecchi debiti. 


Sebastiano Calella