INCHIESTE & RIFIUTI

Il pasticcio Selex e quegli abruzzesi che «non avevano voglia di lavorare»

La Eldim pagava Selex per i lavoratori di Abruzzo Engineering

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Il pasticcio Selex e quegli abruzzesi che «non avevano voglia di lavorare»
ABRUZZO. Nuovi dettagli si aggiungono all’affaire Sistri, il progetto per il tracciamento informatizzato dei rifiuti finito nell’occhio del ciclone della magistratura con decine di indagati.

 

La Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo di rifiuti ha ascoltato Francesco Paolo Di Martino titolare della ditta Eldim Security che ha partecipato alla commessa milionaria.
Nell’audizione fiume, Di Martino ha ricostruito i passaggi che lo hanno avvicinato al mondo Sistri attraverso l’incontro con la Selex, controllata di Finmeccanica, la «fortunata» collaborazione con la società guidata da Sabatino Stornelli ed il periodo di collaborazione con i 26 lavoratori abruzzesi mandati nella sua azienda di Castellamare di Stabia da Abruzzo Engineering.

NON SOLO SISTRI

La Eldim non si è occupata solo del progetto Sistri per conto della Selex ma anche di un servizio che riveste da circa un anno e funziona così: gli operatori di Eldim offrono supporto tecnico agli utenti che telefonano ad un centro, presso la sede della Selex, per avere informazioni tecniche sui prodotti. Fino a poco tempo fa la Eldim si è divisa il compito con un’altra azienda. Ora è sola.
«Mi perdonerà, presidente», ha detto Di Martino nel corso dell’audizione, «ma non mi sembra il caso di fare il nome dell'altra azienda». Poi il rimprovero del presidente: «non spetta a lei stabilire quello che vuole dire o meno. Lei è qui in veste di puro e semplice testimone, visto che non ha avuto un'informazione di garanzia, quindi non può scegliere ciò che vuole o non vuole dire». Infine la rivelazione dell’interrogato: l’innominabile ditta è la “Tieto”. Nessuno degli onorevoli presenti si è interrogato sul perchè di tanta reticenza. La Tieto ha lasciato il campo libero alla Eldim, in casa Selex, dopo che i lavoratori hanno appreso che gli stipendi pagati dalla Eldim ai suoi dipendenti erano più alti (1.250 euro al mese). I lavoratori Tieto hanno dato vita ad una guerra interna e l’azienda ha deciso di mollare l’osso. Questo, secondo il racconto di Di Martino.

«QUEGLI ABRUZZESI CHE NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE»

Nel resoconto del numero uno di Eldim entra in scena l'Abruzzo. Nel novembre del 2009 la “carovana” di 26 lavoratori dell’Abruzzo Engineering ha fatto scalo a Castellamare di Stabia per lavorare al progetto Sistri per conto della Eldim. Il contratto di servizi era previsto dal novembre 2009 al marzo 2010. Di Martino ha pagato 300.000 euro per quei lavoratori, alcuni dei quali hanno dichiarato in seguito di aver speso trascorso parte del tempo, in trasferta, a bighellonare.
«Non credete a Report e qualche giovane abruzzese che non aveva molta voglia di continuare a fare il suo lavoro ed ha detto queste cose», ha dichiarato di Martino, «perché magari non voleva stare a Castellamare di Stabia. Questa è la motivazione secondo me. Volevano fare questo lavoro nella loro città o altrove, ma non volevano venire a Castellammare di Stabia. Tra l'altro, non posso capirli da nessun punto di vista perché la mia è una bellissima città... E dico un'altra cosa. Delle 26 persone di Abruzzo Engineering solo tre o quattro si lamentavano. Tutti gli altri erano contenti. Chi mi portava il vino; chi il pezzo di pane locale». Di Martino ha spiegato di aver assoldato gli abruzzesi su indicazioni di Selex. «Mi è stato chiesto da Selex di poter usufruire del personale che si trovava in stato di cassa integrazione. Peraltro, erano reduci dal terremoto e vi erano tante altre problematiche sociali. Da parte mia, non ho avuto difficoltà perché dovevo assumere 150 persone. A me non cambiava nulla. Ho assunto 124 operatori miei e 26 di Abruzzo Engineering». Ha creduto che la sua potesse essere «un’azione umanitaria». E così ha provveduto a consegnare ai 26 operatori abruzzesi cartellini identificativi con il logo dell'Abruzzo Engineering e con il loro nome. Abruzzo Engineering gli ha trasmesso un elenco del personale, con la richiesta di preferenza delle camere e degli abbinamenti. Questo è stato l’unico contatto con Abruzzo Engineering. Niente di più, niente di meno.
Lui si è accollato spese di trasporto, alloggio dei lavoratori. Ha preso in affitto il teatro del campus universitario per sistemarli. Tutto questo perché lui «da titolare del contratto con Selex, poteva eseguire le attività dove meglio riteneva, a Castellammare, ad Avezzano, a L'Aquila, a Milano o a Roma».

IL GIRO DI PAGAMENTI
Il giro di pagamenti dei 26 lavoratori abruzzesi era questo: la Eldim aveva un contratto di fornitura con la Selex per i 26 lavoratori. La Eldim dunque pagava Selex. E Selex a questo punto avrebbe dovuto girare il pagamento ad Abruzzo Engineering visto che i dipendenti in trasferta erano di Abruzzo Engeneering. E’ andata così? Di Martino, «tecnicamente non è tenuto a saperlo».
Qualche onorevole in commissione ha sollevato dubbi. «Perché questo giro? Come faceva Selex a fatturare un servizio con personale che non era il suo, ma di un'altra azienda?».
«Dovrei risponderle di chiederlo a Selex», ha risposto Di Martino.
L’onorevole Daniela Mazzucconi ha calcato la mano. «Lei, però, ha pagato Selex», ha detto, «allora, a Selex chiederemo anche come è riuscita a girare questi soldi ad Abruzzo Engineering. C'è qualcosa che non funziona: o questi lavoratori li ha pagati Selex, facendo a sua volta un'opera umanitaria, oppure Selex deve spiegare qual è la natura del contratto che aveva con Abruzzo Engineering e come ha pagato questi lavoratori, cioè a seguito di quale prestazione. Altrimenti, lei avrebbe dovuto pagare direttamente Abruzzo Engineering». Poi sempre più dubbi. «Del resto, Selex non era un'azienda di lavoro interinale», ha pensato ad alta voce Mazzucconi, «quindi non poteva fornire lavoratori che provenivano da altre imprese».
Non ci ha visto chiaro neppure l’onorevole Candido De Angelis. «Chi si mette in casa 24 dipendenti di un'altra azienda, pagando la casa madre, deve sapere quali sono i rapporti che intercorrono tra chi le manda gli operai e la Selex che li raccomanda», ha detto, «altrimenti ci convince ancora di più che stiamo entrando in un cono d'ombra. Se fra voi non sapete nemmeno perché i lavoratori vanno da una parte all'altra, continuiamo a pensare che tutta questa situazione sia sempre più grigia, con contorni sempre più sfumati man mano che andiamo avanti».
E Di Martino: «non ero tenuto a saperlo».

Marirosa Barbieri