LAVORO

Demolizione art.18, ecco i senatori abruzzesi che hanno detto sì

Legnini (Pd) smentisce, lavoratori tutelati

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Marco Fars

Marco Fars

ABRUZZO. Il Senato ha approvato, con i voti favorevoli di 244 senatori (Pd, Pdl, Udc e Fli), la controriforma del "mercato del lavoro" del Ministro Fornero.

I senatori abruzzesi che hanno votato sì sono stati Franco Marini e Giovanni Legnini del pd e Fabrizio Di Stefano, Filippo Piccone e Paolo Tancredi del Pdl.
«Dove non era riuscito il Governo Berlusconi, è arrivato il Governo Monti con i voti decisivi del Pd», denuncia Marco Fars di Rifondazione Comunista che chiede ai lavoratori di inviare messaggi ai deputati abruzzesi affinchè il provvedimento venga bloccato alla Camera.
Se passa la controriforma l’obbligo della reintegra del lavoratore ingiustamente licenziato non ci sarà più. La reintegra diventerà un caso «estremo e improbabile» secondo le stesse parole di Monti.
Nella stragrande maggioranza dei casi, dunque chi ha subito un licenziamento giudicato illegittimo, non potranno riottenere il proprio posto di lavoro, nonostante il giudizio di illegittimità.
«La cancellazione del diritto alla reintegra apre le porte ad arbitri senza precedenti nel rapporto di lavoro», protesta Fars, «facendo venire meno il valore deterrente dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e rendendo tutti i lavoratori precari.
Invece di estendere l’articolo 18 a chi ne è privo, lo si toglie a 134.257lavoratori abruzzesi che rappresentano il 48,6% del totale dei lavoratori dipendenti, in un paese che ha già oggi un livello di protezione dai licenziamenti inferiore alla media europea». Contemporaneamente il ddl lavoro non solo non cancella nessuna delle tipologie di lavoro precario, ma equipara di fatto i contratti a termine e il lavoro in somministrazione al contratto a tempo indeterminato, con l’abolizione delle causali giustificative. Cioè aumenta la precarietà “in entrata”.


A questo si aggiunge la riduzione drastica della copertura degli ammortizzatori sociali, i cui effetti si combinano con la controriforma delle pensioni approvata sempre dal governo Monti.
«La precarietà diventerà condizione generale», protesta ancora Rifondazione.
«In nessun paese del mondo, l'introduzione del precariato e la riduzione di tutele equiparabili all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori italiano ha prodotto aumento dei posti di lavoro o dell'accesso al lavoro. Al contrario ha reso i lavoratori maggiormente ricattabili, costringendoli ad accettare condizioni di lavoro e salari peggiorative».

LEGNINI: «IL PD HA DIFESO L’ARTICOLO 18»
«Grazie all’impegno del PD la riforma del mercato del lavoro approvata in Senato difende l’articolo 18, estende le tutele ai precari, mette un freno ai contratti flessibili e trova persino l’opposizione dell’ex ministro Sacconi e di molti esponenti confindustriali: la polemica di Rifondazione Comunista, con dei suggestivi accostamenti PD-PDL, è dunque semplicemente contraria alla verità dei fatti».
 Lo afferma il senatore abruzzese del PD Giovanni Legnini. «Il PD, ed in prima persona il segretario Bersani, si è battuto con determinazione per salvaguardare l’articolo 18, ottenendo la correzione il testo originario del Governo proprio sul reintegro in conseguenza dei licenziamenti illegittimi per motivi economici, affidando la valutazione al giudice. Gli italiani conoscono la verità – sottolinea Legnini –  e la nuova formulazione del testo che abbiamo votato al Senato avvicina il sistema di tutela italiano al modello tedesco, evitando in tal modo l’ingiustificato tentativo di svuotare le tutele dell’articolo 18. Proprio per questo la maggior parte dei commentatori politici che negli anni si sono esercitati nell’attacco all’articolo 18 si sono detti insoddisfatti, e l’ex ministro Sacconi non ha neppure partecipato al voto dichiarando la sua contrarietà: ma forse Rifondazione Comunista non se n’è accorta».
La riforma, spiega il senatore PD, «non è esattamente quella che avremmo varato se al governo ci fosse stato il PD, ma è una riforma equilibrata, si avvicina molto alle nostre proposte soprattutto per quel che riguarda le tutele per i giovani: gli ammortizzatori vengono estesi ai precari e vengono ridotte drasticamente le tipologie di lavoro flessibile introdotte dal governo Berlusconi, vere cause del dilagare del precariato stesso. Il gruppo del PD al Senato ha fatto un lavoro serio, approfondito e meticoloso, con l’obiettivo di modernizzare le regole tutelando al massimo possibile i diritti dei lavoratori. Personalmente ho votato la riforma e lo rifarei in piena scienza e coscienza».