AMBIENTE

Tutela dell’orso bruno. Rifondazione Comunista chiede conto alla Regione

Nell’agenda di Rifondazione Comunista, Lipu e Altura soluzioni per la caccia, sicurezza e tutela della specie

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Tutela dell’orso bruno. Rifondazione Comunista chiede conto alla Regione
ABRUZZO. Che cosa ha fatto la Regione per la tutela dell’orso bruno marsicano? Soprattutto che cosa intende fare?

Attorno a queste domande ruotano le preoccupazioni di Rifondazione Comunista, Lipu ed Altura. In particolare il partito e le associazioni intendo sapere dalla Regione quali iniziative sono state messe in atto per relativamente alla caccia, agli orsi confidenti, alla situazione sanitaria ed alle cause di mortalità legate ad attività umane.
Non è la prima volta che Rc si fa portavoce di queste istanze. Risale al 14 marzo scorso l’interpellanza regionale dei consiglieri Maurizio Acerbo ed Antonio Saia sulla grave situazione in cui versa l’orso marsicano. Ad oggi nessuna risposta è pervenuta da parte della Giunta Regionale.
Acerbo e Saia prendevano spunto dai dati che certificano l’esistenza di soli 40 esemplari di orso bruno, un numero critico di femmine riproduttive, alta mortalità spesso per cause imputabili all’uomo, bassa natalità e grande rischio di estinzione. Solo l’anno scorso nel maggio 2011 un’orsa è stata investita mortalmente sulla statale che collega Gioia dei Marsi a Pescasseroli, così come nel 2010 due orse vennero ritrovate morte in un vascone.

I consiglieri e le associazioni chiedono quindi che attraverso il tavolo tecnico già costituito a livello istituzionale, si arrivi entro breve a diversi accordi. In primis con il mondo venatorio; la caccia alla braccata (non solo al cinghiale) è rischiosa per la specie e va regolamentata come previsto dal Patom (progetto per la salvaguardia dell’orso). E’ inoltre di fondamentale importanza per l’orso che ci sia una maggiore tutela del territorio nelle aree di connessione (Corridoi ecologici) tra Aree Protette. In particolare, hanno sottolineato i consiglieri, è importante controllare la caccia alla fine dell’estate periodo in cui l’orso marsicano comincia a frequentare le aree esterne al Pnalm (Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise) e inizia la cosiddetta attività “iperfagica”, per assicurarsi una buona dose di riserve di grasso prima del letargo invernale. L’attività venatoria in braccata può essere pericolosa per l’orso sia per il disturbo diretto in un periodo cosi delicato, sia per la possibilità affatto remota di un incidente di caccia. Sarebbe importante che le singole squadre di cacciatori vengano vincolate al territorio, cioè che ogni squadra eserciti la caccia in un’area specifica preventivamente assegnata.
Per il problema degli orsi definiti “confidenti” (animali che si alimentano su cumuli di carote con il rischio che le femmine con piccoli trasmettano questo comportamento alla prole e mettano a rischio la loro sopravvivenza), dopo l’ordinanza che vieta l’abbandono di carote e scarti alimentari i Comuni non hanno ancora deliberato in questo senso nè nelle aree comunali interne al Pnalm, nè sulle aree esterne. I consiglieri e le associazioni chiedono anche che le squadre di intervento rapido appositamente addestrate diventino operative nel più breve tempo possibile attraverso l’approvazione del Ministero dell’Ambiente.
 
Per ciò che riguarda i problemi sanitari il progetto Life Arctos prevede due azioni: una riguarda  le pratiche di gestione del bestiame domestico in modo compatibile con la presenza dell’orso, la seconda azione riguarda la gestione sanitaria del bestiame
domestico: per quest’azione è stato creato un tavolo tecnico al Ministero della Salute responsabile per le azioni che dovrebbero coinvolgere le Asl abruzzesi è la Regione Abruzzo.
Riguardo  alle cause di morte legate all’attività umana Rifondazione Comunista, Lipu e Altura chiedono al Parco Nazionale che sia stato portato a termine un censimento dei vasconi pericolosi (in modo da metterli in sicurezza) e che in tempi rapidissimi almeno vengano messe in pratica misure idonee per rendere sicure le strade.