SANITA' E RESPONSABILITA'

Sanità, scontro Mascitelli-Mazzarelli e le domande senza risposta

La politica preferisce urlare e interpretare fatti e documenti a discapito della realtà “vera”

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Enrico Mazzarelli

Enrico Mazzarelli

ABRUZZO. Sulla sanità? Meglio le polemiche che confondono ai fatti che chiariscono.


Così ieri per l’ennesima volta l’opposizione di centrosinistra (senatore Alfonso Mascitelli IDv) ha tuonato: «tutto va male», gli ha risposto Enrico Mazzarelli, portavoce di Chiodi che ha risposto: «macchè, tutto va bene».
Il primo ha ricordato che il giudizio positivo della Corte dei Conti sul bilancio della sanità abruzzese non significa automaticamente che l’assistenza sanitaria funziona. Il secondo ha dato voce all’indignazione di chi non apprezza il risultato storico raggiunto da Chiodi in sanità.
Potrebbe essere l’avvio di una campagna mediatica: con manifesti e convegni di Chiodi che vuole dimostrare che dopo i sacrifici per risanare i conti attraverso addizionali, ticket e tagli del personale e dei servizi, ora le tasse diminuiranno, però intanto la sanità è migliorata e le polemiche sono solo strumentali.
Come spesso accade però la verità non è mai così netta e chi governa ancora non vede i gravissimi problemi che ancora esistono nel mondo della sanità.
Da una parte, dunque, le numerose proteste che arrivano da tutta la regione e dall’altra il commissario Chiodi che è riuscito a rimettere a posto i conti dopo anni di deficit. E ancora i conti a posto di qua e gli enormi sacrifici e tagli di là.
E per il 28 giugno prossimo l’Intersindacale sanitaria ha deciso il “Sanità day”, una giornata nazionale di mobilitazione a favore del sistema sanitario pubblico sempre più povero, con «i carichi di lavoro apparentemente diminuiti solo perché le aziende sanitarie tagliano i servizi e le proposte sul precariato rimaste senza esito nonostante le discussioni al ministero della Salute».
«Cresce il ticket a carico dei cittadini, sale il carico fiscale, mentre calano quantità e qualità dei servizi sanitari erogati. Le dotazioni organiche continuano a ridursi sino a pregiudicare i servizi di assistenza, mentre le proposte su precariato, cure primarie e responsabilità professionale discusse presso il ministero della Salute sono rimaste senza esito – scrive l’Intersindacale - le Regioni, dal canto loro, giocano con spregiudicatezza la carta della riduzione numerica delle strutture complesse e semplici, ospedaliere e territoriali, con il forte rischio di tagli di servizi per i cittadini».
Il vero volto della sanità (per chi lo vuol vedere) è quello che si può scorgere all’interno delle corsie, sulle barelle nei corridoi o nelle file per i cup o nello sconforto per le lunghissime liste d’attesa.
Il fatto è che il bilancio è solo un aspetto dell’assistenza sanitaria, importantissimo, ma non più dell’assistenza stessa. Inoltre in questo debito risanato c’è una storia - tra l’altro confermata nelle aule giudiziarie - che è diversa, completamente diversa da quello che Chiodi ed i suoi vogliono scrivere.
A Pescara, sede della Regione, quando fu annunciato il pareggio del bilancio in sanità, il presidente addossò le colpe dei debiti a chi lo aveva preceduto alla Regione. Nell’occasione però Chiodi dimenticò che su 11 anni, cioè dal 2000, il centrodestra aveva governato per almeno 8 anni e che al suo fianco in quel momento c’era Alfredo Castiglione che era stato assessore con la Giunta che aveva approvato le delibere di Vito Domenici che hanno prodotto il disastro per i conti sanitari. Per non ripetere quel falso storico, è bene ricordare che quasi tutto il debito in sanità era stato creato dal centrodestra e che il centrosinistra, con l’assessore Bernardo Mazzocca, aveva firmato un Piano di rientro dai debiti che poi Chiodi ha attuato nella sua veste di commissario. Sulla storia incombe comunque un processo per tangenti che è ancora incorso e che pure sta disvelando anche fatti ormai confermati da più parti.
DOMANDE SENZA RISPOSTA
Ma se la sanità «funziona» allora come mai il nuovo Piano sanitario che doveva essere pronto a settembre scorso, è stato depositato al Tavolo di monitoraggio del ministero solo a marzo? Sarebbe poi interessante sapere se qualche parlamentare abruzzese ha visionato questo Psr, visto che c’è il rischio - trattandosi di un decreto commissariale – che poi non sarà emendabile. E perché mentre la mobilità passiva cresce, si impongono tetti alle cliniche private favorendo i viaggi fuori regione? Questo comporta meno lavoro per gli abruzzesi: più lavora la sanità di altre regioni, meno lavoro c’è per infermieri, medici e amministrativi abruzzesi. E inoltre: come mai i Distretti sanitari di base non fanno filtro rispetto ai ricoveri? Perché si insiste nella chiusura dei piccoli ospedali, se poi il Tar ed ora anche il ministro della sanità hanno spiegato che non si può chiudere se prima il territorio non viene attrezzato adeguatamente? E si potrebbe continuare. Al di là delle polemiche, la sanità funziona o no? Chiodi va promosso o bocciato? Un giudizio scolastico direbbe che «il presidente-commissario ha dimostrato buone capacità in ragioneria (conti a posto), scarsa attitudine al confronto ed al colloquio (si infastidisce con chi lo critica), qualche carenza in diritto (bocciature in vari Tar). Non si può negare però che complessivamente il centrodestra ha saputo svolgere il tema assegnato e cioè l’applicazione del Piano di rientro dai debiti nella sanità elaborato dal centrosinistra».
Sebastiano Calella