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Inchiesta Caligola, il giudice dice no all'interdizione di Castiglione

Giudice Billi boccia la richiesta del pm

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Inchiesta Caligola, il giudice dice no all'interdizione di Castiglione
ABRUZZO. Un sospiro di sollievo per il vicepresidente della Regione Alfredo Castiglione della Regione che ha tirato il fiato per una settimana. Il rischio era quello di doversi dimettere e ritornare alla vita normale abbandonando la politica attiva.

Invece il giudice Marco Billi ha deciso che non ci sono sufficienti prove concrete che portino un coinvolgimento diretto, attivo dell'assessore nell'inchiesta Caligola.
La richiesta dell’interdizione dei pubblici uffici era stata avanzata, e reiterata, dal pm Antonietta Picardi. Il 17 gennaio scorso furono arrestate sette persone. La decisione del gip rileva che al momento non vi sono le condizioni per l'applicazione della misura cautelare tra le più lievi.
Le indagini della polizia di Pescara hanno messo in luce un complesso intreccio maturato tra la dirigente della Regione, Giovanna Andreola, il consulente Lamberto Quarta e i titolari di due aziende ovvero i coniugi Gruttadauria (per il gruppo Ecosfera) e Corrado Troiano (per l'azienda Cyborg). L'accusa per gli arrestati e' di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione mentre per alcune figure politiche, come Castiglione, i magistrati si erano fermati all'avviso di garanzia per corruzione.
Tutto parte dal fax inviato su carta intestata della Regione al viceministro albanese dell'educazione per caldeggiare una collaborazione tra l'Accademia della danza di Tirana e l'associazione Rassjanka guidata dalla ex compagna di Castiglione, Marina Kozina. Sempre secondo l'accusa, lo stesso pezzo di carta viene portato da Michele Galdi, marito della Andreola, durante la missione in Albania per seguire il progetto Netacademy per conto di Troiano, il titolare di Cyborg.
L'associazione però non avrà mai i finanziamenti.