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UdA, UniTe e la “guerra” silenziosa degli atenei abruzzesi

L’appello di Alessiani (Pd): «salvate l’Università di Teramo»

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UdA, UniTe e la “guerra” silenziosa degli atenei abruzzesi
TERAMO. «Salvate l’Università di Teramo». Ha il suono di un sinistro presagio l’appello del dirigente Provinciale Pd Teramo Stefano Alessiani.

Al centro delle sue preoccupazioni ci sono l’università di Teramo e le sue sorti. Esiste un piano, secondo il politico che si consuma dietro le quinte e finirà con il tagliare fuori l’ateneo teramano. Quel piano passa attraverso sodalizi e fusioni, logiche di potere, tornaconti campanilismi e silenzi che si agitano sotto cenere.
E poi secondo Alessiani c’è la politica locale che da una parte afferma di alzare barricate a tutela dell’autonomia dell’Università, dall’altra, compie scelte che vanno nel senso opposto.


L’OCCASIONE MANCATA
C’era un tempo secondo Alessiani in cui l’Ateneo teramano poteva “ farcela”. Era il settembre 2010 quando il Rettore dell’Università de L’Aquila, ha chiamato a raccolta le altre due Università abruzzesi (Teramo e Chieti) proponendo una federazione a tre, in un’ottica di razionalizzazione dei costi.
La proposta non deve essere piaciuta al Rettore dell’UniTe, Rita Tranquilli Reali che, secondo il politico, l’ha messa da parte salvo riconsiderarla il 18 novembre 2011. A quel punto quando il gioco sembrava fatto «il sindaco Brucchi», dice Alessiani, «ha tirato un freno avvertendo che l’indipendenza dell’Università di Teramo non potesse essere messa in discussione e mettendo in guardia sulla proposta del Rettore de L’Aquila vista come un tentativo di fagocitare Teramo. Finchè nel giugno di quest’anno, ha tolto il sostegno finanziario alla Fondazione universitaria dell’UniTe, sul presupposto che il Comune non ne facesse più parte, chiedendo la restituzione dell’edificio concesso in comodato d’uso all’UniTe (l’ex Scuola Media Molinari, istituto adeguato e ristrutturato secondo le esigenze della Facoltà di Veterinaria, investimento effettuato dalla stessa Università di Teramo)».
Nel frattempo si è affacciato un nuovo competitor. Il 27 Novembre 2010 è entrata in scena l’UniAdriatica, università telematica partner de “La Sapienza” di Roma, il cui presidente, l’avvocato Aladino De Paulis, «pare sia vicino alla corrente tancrediana del Pdl e fino a pochi giorni fa vice-presidente della Banca di Credito Cooperativo di Teramo».
L’offerta formativa dell’ateneo telematico spazia da Giurisprudenza ed Economia, ponendosi di fatto in concorrenza con l’Università teramana. 


IL DISEGNO ED IL SILENZIO
Le cose per l’Uni Te vanno incrinandosi quando il 28 febbraio 2011 l’Ud’A e l’università telematica Leonardo Da Vinci hanno siglato un accordo che prevede fusione tra le due. Una mossa che comporterebbe l’immissione, nell’offerta formativa del polo universitario chietino e pescarese, della Facoltà di Giurisprudenza e di alcuni corsi di Economia, ponendo la D’Annunzio in diretta concorrenza con l’UniTe.
La Crua ( Conferenza dei Rettori Abruzzesi) ha respinto la proposta di fusione passando la palla al Ministero dell’Università e della Ricerca che si esprimerà definitivamente.
In tutto questo, sottolinea Alessiani,« è importante notare come hanno votato a favore della fusione Carmine Di Ilio dell’Università di Chieti/Pescara e la professoressa Maria Grazia Cifone (Università de L’Aquila); mentre si sono detti contrari la professoressa Rita Tranquilli Reali (Rettore dell’Università di Teramo) ed il rappresentante degli studenti. Il Governatore della Regione Abruzzo, nonché teramano si è astenuto».
Sempre in questa operazione, poi, sono entrati in gioco anche altri interessi. L’Aquila ha perorato la causa della fusione, secondo Alessiani, «perché ha inaugurato un corso di studi presso la propria sede tenuto proprio dall’Università telematica Leonardo Da Vinci».
E Teramo è rimasta in fondo a tutte le classifiche secondo i dati del conto consuntivo del 2010, pubblicato a gennaio 2012; ha perso tra il 2009 e il 2010 1 milione e mezzo di euro di FFO (fondo di finanziamento ordinario); nel triennio 2008/2010 ha registrato una riduzione del 10% circa delle proprie entrate, così come un calo del co-finanziamento per gli assegni di ricerca (passato dai 41 mila euro del 2008 ai 2 mila euro del 2010). Senza contare che i dati pubblicati dal Miur sulle immatricolazioni dicono che le iscrizioni «sono crollate».
Fa male pensare, dice Alessiani, «che tutti gli Enti territoriali favoriscono la formazione dei propri dirigenti e dei propri consiglieri presso corsi organizzati dalla Luiss di Roma e dalla Bocconi di Milano, precludendo all’UniTe, la possibilità di offrire un servizio del genere».
m.b.