IMPIEGO PUBBLICO

Riorganizzazione della Regione, Governo impugna legge regionale

Sindacato soddisfatto chiede incontro con l’assessore

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1511

Riorganizzazione della Regione, Governo impugna legge regionale
ABRUZZO. Impugnativa da parte del Governo della legge regionale n.16 del 5 aprile 2012.

La legge in questione aveva modificato il comma 5 dell'articolo 22 della legge regionale n. 77/1999 per consentire l’affidamento di incarichi dirigenziali con contratto a tempo determinato a dipendenti regionali di categoria "D" entro il limite del 10% delle posizioni dirigenziali.
La norma, pur inserita nel disegno di legge di riorganizzazione regionale attualmente in discussione con la parti sociali, era stata stralciata ed approvata in anticipo dal Consiglio Regionale nel mese di aprile stante l’urgenza di conferire nuovi incarichi dirigenziali.
Il sindacato aveva segnalato la norma alla attenzione del Governo perché da sempre si è opposto al proliferare degli incarichi dirigenziali esterni definendoli «un vulnus al principio costituzionale dell’accesso alla pubblica amministrazione con pubblico concorso».
«La riforma dell’organizzazione regionale così come presentata dall’assessore Carpineta, fa salire a dismisura il numero dei dirigenti esterni», spiega Silvana De Paolis, segretario regionale del Direr: «tutti i direttori ed i dirigenti delle Strutture di Supporto sono considerati dirigenti esterni, in aggiunta il 10% dei posti può essere affidato all’esterno ed infine un altro 10% dei posti può essere affidato a dipendenti di categoria D ( questa parte è quella che è già diventata legge ed è stata osservata dal Governo)».
Ora si impone un cambio di passo.
«Prima di tutto vanno ristabiliti rapporti corretti dialogo fra i tutti i soggetti istituzionali, senza inutili contrapposizioni fra il ruolo dei politici e dei tecnici, perché così perde di credibilità l’intero sistema», chiede il sindacato; «senza ulteriori denigrazioni della categoria dirigenziale che svolge un ruolo tecnico e non antagonista rispetto al politico».
De Paolis chiede inoltre di ridefinire con chiarezza il rapporto fra dirigenza e politica sia in termini di competenze che di autonomia, «senza invasioni di campo, concretizzando il principio di separazione fra indirizzo politico ed attività di gestione, senza ulteriori compromissioni».