IL RAPIMENTO

Abruzzese rapito in Nigeria: «no a blitz armati»

Il ministro degli Esteri dice no ad azioni di forza

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Abruzzese rapito in Nigeria: «no a blitz armati»
ROMA. «Stiamo collaborando con le autorità locali, abbiamo massima fiducia nell'ambasciata italiana di Abuja». Lorenzo Prono, figlio del titolare della ditta Borini&Prono di Torino per la quale lavora l'abruzzese rapito in Nigeria non vuole dire di più.

C’è tanta paura da quando Modesto Di Girolamo, questo il nome del rapito che ieri, in un primo momento, la Farnesina aveva chiesto di non divulgare, si trova nelle mani dei suoi rapitori.
Il tecnico aquilano è un dipendente della società edile Borini&Prono di Torino, si trovava a Ilorin, capitale dello Stato del Kwara nell'ovest del Paese africano, per seguire la costruzione di una strada quando, quattro giorni fa, è stato sequestrato.
La notizia è stata diffusa solo ieri e confermata dalla Farnesina che ha attivato l'Unità di crisi e si è messa in contatto con le autorità di Abujia. In una telefonata con il ministro degli Esteri nigeriano Olugbensa Ashiru, il ministro Giulio Terzi ha affermato che l'incolumità dell'ingegnere rapito è «priorità assoluta» e ha chiesto di astenersi da qualsiasi azione di forza che metta a rischio Di Girolamo.
Il titolare della Farnesina ha parlato ieri anche con i familiari del connazionale rapito per testimoniare, a nome del governo, la «solidarietà e vicinanza» in questi momenti di ansia e per assicurare il massimo impegno da parte di tutte le strutture coinvolte per favorire un esito positivo della vicenda.
E il pensiero non può non tornare a Franco Lamolinara, l'altro ingegnere, piemontese, rapito un anno fa sempre in Nigeria da una costola del gruppo terroristico di Boko Haram. 


Lamolinara è stato ucciso l'8 marzo, dopo lunghi mesi di prigionia, dai suoi sequestratori insieme al suo collega britannico Chris McManus, durante il tentativo anglo-nigeriano di liberarli. Ancora ieri, in circostanze simili, è morto un altro ostaggio, il tedesco Edgar Fritz Raupach - anche lui ingegnere - rapito lo scorso gennaio nei pressi di Kano, nel nord della Nigeria, il cui sequestro era stato rivendicato da Aqmi, il braccio nordafricano di Al Qaida: fonti della sicurezza nigeriane hanno fatto sapere che Raupach è stato ucciso dai suoi rapitori durante un blitz delle forze di sicurezza che volevano liberarlo.
Con i rapitori di Di Girolamo invece non ci sarebbe ancora nessun contatto, scrive il quotidiano nigeriano The Guardian, secondo cui l'ingegnere è stato rapito lunedì pomeriggio alle 17.30 su Bishop Raod a Ilorin. A Rocca di Cambio, in provincia dell'Aquila, intanto c'é un'altra famiglia piombata nell'ansia. «Non sappiamo nulla - ha detto emozionato il figlio all'Ansa -. Sappiamo solo che lunedì é stato rapito, ma la Farnesina non ci ha detto altro. Siamo in attesa di notizie».
La stessa apprensione è stata espressa dalla Borini&Prono, l'azienda per cui lavora Di Girolamo, invitando al riserbo: «Maggiore sarà la riservatezza maggiori saranno le possibilità che questa storia si risolva al meglio», rispondono da Torino, mentre si apprende che uno dei titolari è già partito per la Nigeria. Con Di Girolamo salgono a tre gli italiani nelle mani di sequestratori nel mondo: gli altri due sono Rossella Urru, la cooperante sarda rapita lo scorso ottobre da Aqmi nel sud dell'Algeria, e Giovanni Lo Porto, anche lui operatore umanitario sequestrato in Pakistan lo scorso 19 gennaio con un collega tedesco.