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La classifica degli ospedali abruzzesi : ecco dove è meglio curarsi

I dati del progetto dell’agenzia nazionale Sanità

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  La classifica degli ospedali abruzzesi : ecco dove è meglio curarsi
ABRUZZO. Ospedali in cui si guarisce presto e bene, altri dai quali è meglio stare alla larga per il rischio mortalità molto alto o per i ritardi nelle terapie.

Il quadro completo dello stato dell’arte dell’assistenza ospedaliera in Italia e di quella abruzzese in particolare, emerge dai dai dati del progetto “Esiti” dell’Agenzia nazionale sanità e del Ministero della salute, di cui Primadanoi.it ha già scritto sulla scorta di anticipazioni. Gli indicatori più importanti dell’efficienza degli ospedali sono la mortalità e i tempi di intervento registrati nella cura delle malattie più diffuse: si va dall’infarto alla frattura del collo del femore, dall’ictus alla colecistectomia e così via. La prima a parlare del Progetto Esiti era stata il sub commissario Giovanna Baraldi, che però ne aveva fatto un uso strumentale per giustificare la chiusura di alcuni piccoli ospedali o la soppressione di alcuni reparti, spiegate entrambe con il pretesto della casistica ridotta che non sembra proprio un criterio che premia l’eccellenza: quando Cristian Barnard iniziò i trapianti aveva al suo attivo solo un caso…
Ma il risultato di questo Progetto va forse utilizzato per quello che è, cioè come un indicatore di carattere generale senza forzature, con la consapevolezza dei rischi di ogni rilevazione statistica, ma anche con la possibilità di indicare una classifica attendibile proprio per i grandi numeri che tratta. Infatti i dati provengono dalle Sdo, le schede di dimissione ospedaliera, che pur non sempre del tutto uniformi e rappresentativi della realtà clinica, fotografano comunque una dinamica reale per i numeri, ma non per la qualità dell’assistenza. E’ un altro infatti il sistema più avanzato e forse il più corretto di rilevazione: si tratta del “disease staging”, che valuta le malattie secondo la loro importanza nel quadro complessivo del paziente e non facendo riferimento solo ad una patologia (la mortalità per un’operazione al femore di un malato di cuore è diversa dalla mortalità di un paziente normale). Infatti questo metodo punta la sua attenzione sulla qualità dei ricoveri, più che sul loro esito finale. Resta però il fatto che a grandi linee, dalla rilevazione dell’Agenzia sanitaria nazionale elaborata sulle Sdo, esce un quadro sicuramente attendibile delle eccellenze e delle criticità dell’assistenza ospedaliera in Abruzzo, senza nessuna interferenza interpretativa politica. 

CLASSIFICA ASL RISPETTO ALLE MEDIE NAZIONALI
Infarto miocardico acuto (mortalità):
nella media nazionale: Asl l’Aquila e Chieti;
peggio della media nazionale: Pescara e Teramo
Frattura del collo del femore, operazione entro 48 ore:
nella media nazionale: Asl Pescara e Teramo;
peggio della media nazionale: Asl l’Aquila e Chieti
Bpco, broncopneumopatia cronica, mortalità a 30 giorni:
nella media nazionale: Asl L’Aquila, Teramo e Chieti;
dati migliori della media nazionale: Asl Pescara

DOVE E’ MEGLIO?
Così mentre per il bypass aorto-coronarico la Cardiochirurgia di Chieti è sicuramente tra le migliori d’Italia, seguita a ruota dall’Ospedale Mazzini di Teramo, quando si passa al trattamento degli infarti i tassi di mortalità schizzano in alto sia per L’Aquila che per Teramo.
Troppi parti cesarei invece nei reparti di ostetricia (siamo in media attorno al 50%), buone possibilità di cura per lo scompenso cardiaco nella Clinica Spatocco di Chieti, a Villa Speranza di Città Sant’Angelo e all’ospedale di Gissi.
Proprio quest’ultimo dato, riferito ad un piccolo ospedale chiuso, chiarisce forse l’errore commesso dalla struttura commissariale abruzzese, i cui tagli lineari hanno lasciato tante polemiche sul campo. Di fatto alcuni ospedali meritavano di essere chiusi perché erano e/o sono un pericolo per la salute. Quindi una loro trasformazione dalla cura degli acuti all’assistenza territoriale era nelle cose ed andava assecondata più che imposta: nessuno si ricovera infatti dove rischia di morire più che di essere curato per la carenza degli organici o dei macchinari. Altro errore di valutazione della politica sanitaria commissariale è l’aver posposto la qualità di alcuni reparti all’appartenenza ad una squadra o alla presenza di uno sponsor: sempre per restare alla Cardiochirurgia non si spiegherebbe infatti perché invece di incentivare a Chieti questo reparto di eccellenza, si è fatto di tutto per depotenziarlo.
Per tornare ai dati sul cuore, che sono di più facile interpretazione, la mortalità per infarto acuto all’Aquila, Teramo e Lanciano è doppia in misura percentuale rispetto alla media italiana. Un pò meglio va a Chieti e Pescara. Per il numero dei pazienti trattati entro 48 ore con angioplastica primaria per infarto acuto, gli ospedali migliori sono Teramo, Chieti e L’Aquila, mentre Vasto, Lanciano, Avezzano e Sulmona registrano criticità nell’assistenza di questo tipo. Per la frattura del collo del femore, i migliori ospedali, cioè quelli che entro 48 ore portano il paziente all’intervento in sala operatoria, sono l’Ospedale di Penne e quello di Popoli. Più lenti risultano gli ospedali di Avezzano, Chieti e Sulmona, dove solo una percentuale inferiore al 10% ce la fa ad essere operata subito. Ombre e luci in Abruzzo anche per la Bpco, la bronco pneumopatia cronica, con Teramo e Chieti che si attestano su una percentuale migliore di mortalità rispetto alla media nazionale, mentre Pescara arranca.
Infine gli ospedali di Pescara e Chieti sono i migliori per la colecistectomia laparoscopica, mentre la mortalità per ictus a 30 giorni dal ricovero presenta dati positivi per Villa Speranza di Città Sant’Angelo e Casa di cura Pierangeli a Pescara e qualche problema invece a Giulianova.

Sebastiano Calella