AMBIENTE

Luciano Di Tizio nuovo presidente regionale del WWF

«Sarà una gestione collegiale nel segno della continuità»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2300

Luciano Di Tizio

Luciano Di Tizio

ABRUZZO. Il giornalista Luciano Di Tizio è il nuovo presidente del WWF Abruzzo.
E' stato designato all’unanimità dall’appena rieletto consiglio regionale dell’associazione ambientalista che gli ha affiancato, sempre con voto unanime, due vice presidenti : Camilla Crisante, presidente uscente, e Herbert Simone, giovane avvocato di Avezzano. Chiudono la compagine altre due consigliere: Fabrizia Arduini di Ortona e Moira Luciani di Teramo.

«La mia – ha dichiarato il nuovo presidente - sarà una gestione collegiale nel segno della continuità. Da molti anni il WWF svolge in Abruzzo una importante funzione in difesa dell’ambiente e quindi degli interessi generali della collettività contro le speculazioni e il malaffare, ed è questa la linea che continueremo a perseguire, con l’appoggio dei nostri sempre più numerosi soci. Il Consiglio regionale, affiancato dal consigliere nazionale Dante Caserta e dai presidenti delle strutture territoriali locali, sarà in prima linea anche nella fase propositiva. Nel momento dell’insediamento ci tengo a ringraziare chi mi ha preceduto e in particolare Camilla Crisante, che ha purtroppo scelto di lasciare la presidenza per i suoi personali impegni ma ha accettato di restare con un ruolo di vertice nel consiglio: la sua presenza sarà preziosa per dare forza alla squadra che gestirà per il prossimo triennio il WWF in Abruzzo».
«Per quanto riguarda la situazione dal punto di vista della tutela ambientale – ha proseguito il neo presidente – in Abruzzo le emergenze sono tantissime, e via via le affronteremo tutte».
Dieci quelle più urgenti:
1) Rifiuti. La nostra Regione è lontanissima dall’obiettivo del 65% di raccolta differenziata che, a questo punto, dovrebbe già essere raggiunto, e sono poche le realtà territoriali che promuovono efficacemente la riduzione dei rifiuti, il riuso e il recupero. Le discariche e gli inceneritori sono “soluzioni” del passato e non del futuro.
2) Macro inquinamento. I SIN di Bussi e quello del Saline-Alento rappresentano una emergenza di livello nazionale, che dovrebbe essere ogni giorno il primo pensiero di chi amministra per le enormi conseguenze negative a danno delle popolazioni di quei territori.
3) Micro inquinamento. In Abruzzo sono censiti circa mille siti inquinati, tra grandi e piccoli. Le istituzioni si devono fare carico di un problema così diffuso; è necessaria un' approfondita opera di sensibilizzazione ambientale, a partire dalle scuole.
4) Consumo del suolo. In Abruzzo continua a prevalere la vecchia politica del cemento: favorire le costruzioni per rilanciare l’economia; l'effetto è che le case aumentano mentre la popolazione dimunuisce.
5) Aree protette. Possono rappresentare un formidabile volano per lo sviluppo anche economico e invece in troppi continuano a ostacolarle in nome di assurde, superate e miopi logiche da cementificatori, penso ad esempio al Parco Regionale Velino-Sirente e alla Riserva del Borsacchio.
6) Parco Nazionale della Costa Teatina. È una opportunità irripetibile per un territorio in profonda crisi, ma ci vorrebbero politici capaci di guardare davvero al futuro e non soltanto a piccoli interessi immediati.
7) Qualità dell’aria. Il caso più clamoroso è quello dell’area metropolitana Chieti-Pescara che da anni è esposta a tassi di inquinamento record ma nessuna azione efficace viene posta in campo per tutelare la salute dei cittadini.
8) Traffico. L’Abruzzo è la regione con la più alta quota di emissioni pro-capite. Occorrerebbe una politica di rilancio del trasporto pubblico, attraverso mezzi non o poco inquinanti, corsie preferenziali, ecc. Invece si pensa solo ai parcheggi, peraltro sempre più costosi, per le auto private.
9) Rete idrica colabrodo. In Abruzzo, nonostante qualche lodevole tentativo di riparare le falle da parte di pochi Comuni virtuosi, , una cospicua parte dell’acqua captata dalla sorgenti si disperde, mentre la gestione del servizio idrico continua a essere affidata a inefficaci e vergognosi carrozzoni clientelari.
10) Fiumi. L’Europa ci ha chiesto politiche di risanamento, con un graduale miglioramento della qualità delle acque dei nostri fiumi. Finora siamo riusciti, nel migliore dei casi, a non peggiorare mentre spesso il livello di inquinamento è aumentato.