LEGGI

Ingegneri ed architetti: ecco le loro proposte sul decreto sviluppo

Saranno ascoltati in commissione consiliare questa settimana

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2117

Marcello Borrone

Marcello Borrone

ABRUZZO. I rappresentanti degli Ordini professionali di circa 8.000 tecnici abruzzesi, tra architetti e ingegneri, sono stati convocati domani nella seconda commissione regionale per discutere il testo del Decreto sviluppo sull’Edilizia.

La convocazione è datata venerdì 25, dopo che PrimaDaNoi.it ha riportato la protesta degli architetti per la loro esclusione dall’audizione.
In realtà manca ancora qualcuno (i Geometri, ad esempio, forse ritenuti estranei alle progettazioni…), ma non è escluso che il presidente Luca Ricciuti possa chiamare anche loro. Si tratta infatti di approvare un testo chiaro ed immediatamente applicabile, senza spazi interpretativi lasciati ai singoli Comuni. Ciò anche per ridare slancio al settore edilizio che uno dei volani più importanti dell’economia abruzzese. L’architetto Marcello Borrone, responsabile della Commissione territorio dell’Ordine degli architetti di Chieti, chiarisce alcune parti del testo che la Federazione degli Ordini degli architetti abruzzesi ha già depositato in Commissione regionale.
«Noi chiediamo innanzitutto il rispetto delle legislazioni concorrenti», dice, «una Regione non può derogare da una legge dello Stato: è quindi necessario distillare definizioni e procedure, che se restano vaghe sono molto pericolose. L’interesse dei professionisti è quello di affrontare i progetti con regole certe e quindi scritte con chiarezza. Troppe volte la fumosità, delegata all’interpretazione dei Comuni ha determinato l’interessamento della magistratura».
 «Non si è pensato che in taluni casi la volumetria o le superfici degli edifici produttivi potranno anche diminuire, perciò bisogna prevedere  l’introduzione di forme intermedie di valutazione degli standard pubblici. Si tratta poi», aggiunge, «di circostanziare anche l’ambito d’azione del Consiglio Comunale e i tempi correlati delle procedure, al fine di evitare liturgie quaresimali politiche e burocratiche. Così come è importante precisare senza ombra di dubbio il rapporto con i piani attuativi mai approvati, come a Pescara per la zona del porto».


«Così come è impostato il Decreto Sviluppo, le due soluzioni possibili sembrano essere quelle di comprimere i volumi e svilupparli in altezza oppure - in tutto o in parte – trasferirli in altre zone. In quest’ultimo caso», spiega Borrone, «chiunque può comprendere che parliamo di progetti che non sono solo di edilizia, ma di urbanistica. Per l’altezza, il confronto è aperto. L’altezza rappresenta per le città del mediterraneo il nuovo terreno di confronto, ma fino a quando il mercato immobiliare renderà necessario il premio di cubatura per avviare le riqualificazione, non ci saranno alternative. O sopra o di lato».
Cosa vi aspettate?
«Che si metta mano al fallimento della politica urbanistica ultradecennale, capace di provvedimenti mordi e fuggi, come il recupero abitativo dei sottotetti estrapolato dal testo unico organico dell’edilizia. Questo Decreto sviluppo può rappresentare una prima risposta in termini concreti alle necessità del comparto edilizio, ma non deve essere lasciato isolato. Perché i temi che affronta del demolire, ricostruire, spazi pubblici, delocalizzare, sono gli stessi utilizzati dalle città del nord Europa. Basti pensare che la legge quadro urbanistica è del 1983. Il testo era scritto con la macchina da scrivere, non c’erano i computer, internet, i telefonini, il ministero dell’ambiente non era stato istituito, la vas era impensabile, il paesaggio era solo estetica, le aree agricole era dedicate solo alla coltivazione dei prodotti, il porto di Pescara non si insabbiava, sulla costa teatina passavano ancora i treni e i trabocchi erano nell’oblio. Come possiamo pensare di governare il territorio di una Regione con uno strumento antico. Il Decreto sviluppo, da solo, è come mettere un arto nuovo, cioè una pezza, ad un corpo centenario».

Sebastiano Calella